Roma è famosa in tutto il mondo per tantissime cose, tra le quali anche le strabilianti opere ingegneristiche realizzate con la costruzione degli acquedotti, vere e proprie “autostrade dell’acqua” che da 2.000 anni portano in città circa 1,4 milioni di metri cubi (1.400.000 metri cubi = 1.400.000 tonnellate) di acqua al giorno. Tanta acqua per tanti usi, da quelli di approvvigionamento idrico alla città, a quelli di libera distribuzione alla popolazione attraverso le fontane-mostra della Roma antica, e oggi a mezzo delle centinaia di fontanelle “nasoni” distribuite per tutta la città. E poi ancora fin dalla Roma antica per le emergenze incendi, così come per l’irrigazione degli innumerevoli parchi e spazi verdi della città. E per le fontane di Roma. Tante, belle, famose, monumentali, iconiche, disseminate per tutta la città.
Questo articolo è dedicato proprio alle fontane di Roma. Volevamo stilare una lista delle 10 più belle e più famose fontane di Roma, almeno a nostro giudizio. Ma non ci siamo riusciti, perché ci sono troppe belle fontane a Roma, e abbiamo dovuto allungare la lista per arrivare a presentarvi la nostra selezione delle 15 fontane più belle e famose di Roma. Anche qui la scelta è stata dura; abbiamo dovuto lasciar fuori dalla lista tante delle nostre fontane preferite. Il che vuol dire che presto pubblicheremo un nuovo articolo da dedicare nuovamente alle fontane più belle di Roma.
Non solo più belle fontane di Roma, e non solo “a nostro giudizio“. Oltre al nostro gusto personale e alla nostra solida formazione da storici dell’arte, abbiamo stilato la lista delle fontane più belle di Roma anche tenendo in conto il valore artistico e l’impatto scenografico delle fontane, oltre che la loro popolarità, sia dal punto di vista storico che turistico. E abbiamo creato un itinerario, che in qualche modo ricalca anche quello del nostro classico tour delle fontane di Roma.
Ma ecco subito la nostra lista ed itinerario delle più belle fontane di Roma. Andiamoci per gradi, a partire da quella che era la nostra iniziale lista “top 10“:
Fontana delle Naiadi (Piazza della Repubblica): punto ideale di partenza dell’itinerario, vicino alla stazione Termini;
Fontana del Tritone (Piazza Barberini): a soli 10 minuti a piedi dal Piazza della Repubblica;
Fontana di Trevi (Rione Trevi): facilmente raggiungibile da Piazza Barberini, scendendo verso il centro città;
Fontana della Barcaccia (Piazza di Spagna): non distante da Piazza Barberini, ai piedi della Scalinata di Piazza di Spagna;
Fontana dei Quattro Fiumi (Piazza Navona): a seguire, il capolavoro del Bernini al centro di Piazza Navona;
Fontana del Moro (Piazza Navona): sempre a Piazza Navona, nel lato sud della piazza;
Fontana delle Tartarughe (Piazza Mattei): gioiello barocco nascosto tra i vicoli del Ghetto Ebraico;
Fontana di S. Maria in Trastevere attraversiamo il Tevere per entrare nel cuore di Trastevere;
Fontana dell’Acqua Paola (il Fontanone): da Trastevere su per il Gianicolo, con spettacolare vista panoramica di Roma;
Fontana delle Rane (Piazza Mincio): raggiungibile con mezzi pubblici, gioiello del Quartiere Coppedè.
Per vedere tutte le 10 fontane ottimizzando tempi e percorsi di itinerario, suggeriamo di organizzare il percorso in modo da vedere le prime sette fontane dell’itinerario al mattino, dato che sono molto vicine tra loro, partendo da Piazza della Repubblica (stazione Termini), fino ad arrivare al Ghetto Ebraico. A metà giornata, suggeriamo di spostarvi per fare una pausa pranzo tipica nella vicina Trastevere e per vedere le fontane di Trastevere e del Gianicolo; dal Gianicolo occorrerà prendere un mezzo pubblico o taxi per chiudere l’itinerario al Quartiere Coppedè, ma ne vale davvero la pena per la bellezza delle fontana, e per scoprire l’intero quartiere che la circonda.
Fontana delle Naiadi (Piazza della Repubblica)
La Fontana delle Naiadi è una fontana monumentale fontana di epoca recente (fine ‘800), raffigurante quattro ninfe acquatiche. Situata al centro di Piazza della Repubblica, la Fontana delle Naiadi è considerata il più bel monumento moderno di Roma, che da il meglio di se la sera, quando la fontana e la piazza sono illuminate, e senza traffico è possibile apprezzare meglio la fontana.
Per la sua vicinanza alla Stazione Termini, Piazza della Repubblica è il punto di partenza perfetto, sia per visitare Roma, che per seguire il nostro itinerario alla scoperta delle più belle fontane monumentali di Roma.
La Fontana delle Naiadi fu inaugurata nel 1901, e la sua realizzazione segnò l’apertura di Roma allo Stile Liberty e alla modernità internazionale. La fontana fu realizzata dallo scultore palermitano Mario Rutelli (bisnonno del politico ed ex-sindaco di Roma Francesco Rutelli).
La Fontana delle Naiadi è alimentata dall’Acquedotto Marcio, “responsabile” dell’acqua più fredda e pura che arriva nella capitale. Alla sua inaugurazione, la Fontana delle Naiadi suscitò scalpore e creò scandalo, in quanto le quattro ninfe (le Naiadi) erano raffigurate nude, in posizioni sensuali. Il Vaticano chiese la rimozione delle statue, ma il popolo romano innamorato della nuova opera, fece pressione per non far censurare la fontana.
Ognuna delle ninfe Naiadi è rappresentata nell’atto di cavalcare diversi animali acquatici, che simboleggiano diversi tipi di acque. La Fontana delle Naiadi introduce infatti alle figure della Ninfa dei Laghi, riconoscibile dal cigno che tiene tra le braccia; la Ninfa dei Fiumi, distesa su un mostro marino dalla forma di serpente; la Ninfa degli Oceani, che cavalca un possente cavallo marino, e la Ninfa delle Acque Sotterranee, raffigurata appoggiata su un drago marino. Al centro della fontana troviamo la figura maschile di Glauco, che simboleggia la dominazione dell’uomo sulle forze della natura, ed è raffigurato nell’atto di stringere un delfino, da cui esce il getto d’acqua principale della fontana. Una curiosità: inizialmente, al centro della Fontana delle Naiadi c’erano tre tritoni, un delfino e un polipo, e per questo i romani ribattezzarono ironicamente la fontana “il fritto misto“. Rutelli sostituì le sculture nel 1912 con la figura attuale di Glauco.
La Fontana delle Naiadi è stata la prima fontana di Roma a essere progettata con un sistema di illuminazione elettrica moderno, disegnato per esaltare di notte i riflessi dell’acqua sui corpi bronzei delle statue. La forma circolare della fontana riprende la curva dell’esedra delle adiacenti Terme di Diocleziano, i cui resti si trovano alle spalle di Piazza della Repubblica.
Non abbiamo un articolo di approfondimento sulla Fontana delle Naiadi, ma dato che vi trovate in prossimità della stazione Termini, se vi va di fare una deviazione sull’itinerario che vi proponiamo, vi suggeriamo di dare un’occhiata al nostro articolo Itinerari Romani: Cosa visitare nelle vicinanze della Stazione Termini.
Fontana del Tritone (Piazza Barberini)
La Fontana del Tritone è un altro capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, e raffigura un tritone (figura mitologica marina) in un momento di trionfo, mentre soffia in una conchiglia, circondato da delfini.
Realizzata tra il 1642 e il 1643, la Fontana del Tritone costituisce un momento di svolta nell’arte barocca in quanto, per la prima volta, la struttura architettonica scompare per lasciare spazio a una scultura “viva“. La fontana è interamente scolpita nel travertino e mette in scena un imponente dio marino, metà uomo e metà pesce, seduto su una conchiglia sorretta da quattro delfini.
Il tritone ha in mano una grande conchiglia e, soffiandoci dentro, fa zampillare l’acqua verso l’alto. Il gesto di soffiare nella conchiglia in realtà è un omaggio a Papa Urbano VIII Barberini, committente dell’opera, e simboleggia la diffusione della fama del pontefice in tutto il mondo.
Bernini inserì nella fontana diversi dettagli con simboli della famiglia Barberini. Ad esempio, tra le code intrecciate dei quattro delfini alla base della fontana, si nota chiaramente lo stemma papale dei Barberini con tre api, e sopra lo stemma figurano la tiara papale e le Chiavi di San Pietro incrociate, a confermare l’autorità e superiorità del Pontefice.
Una curiosità: originariamente, la Fontana del Tritone non aveva la protezione che vediamo oggi; l’acqua cadeva direttamente in un bacino a livello stradale, integrando maggiormente la presenza della fontana in Piazza Barberini.
Fontana di Trevi (Rione Trevi)
La Fontana di Trevi, il capolavoro barocco più famoso al mondo e fiore all’occhiello del Rione Trevi, è anche la fontana monumentale più grande di Roma, un gioiello barocco che fonde architettura, scultura e natura in un’unica facciata monumentale.
La Fontana di Trevi fu progettata dall’architetto Nicola Salvi nel 1732, e completata da Giuseppe Pannini nel 1762. La Fontana di Trevi, oltre ad essere un capolavoro di architettura, d’arte e di giochi d’acqua, è la “mostra” terminale dell’Acquedotto dell’Acqua Vergine, l’unico degli antichi acquedotti romani rimasto costantemente in funzione per circa 2.000 anni, dal tempo dell’imperatore Augusto ad oggi.
Lo stile della fontana è quello tardo barocco, caratterizzato da un dinamismo delle forme scultoree, e dal contrasto tra le rocce grezze e le statue perfettamente rifinite.
Al centro della fontana troviamo la statua del dio Oceano (e non Nettuno, come erroneamente si pensa), che guida un carro a forma di conchiglia trainato da due cavalli marini, che sono delle metafore. Il cavallo agitato rappresenta il mare in tempesta, mentre il cavallo tranquillo rappresenta il mare calmo. I due cavalli marini sono guidati da due tritoni, mentre nelle nicchie laterali della fontana si nascondono altri gruppi statuari: quello di destra rappresenta la Salubrità, e quello di sinistra l’Abbondanza.
Tra le varie curiosità legate alla Fontana di Trevi ricordiamo l’immortale scena de “La Dolce Vita” di Federico Fellini, in cui la Fontana di Trevi è assoluta protagonista insieme a Marcello Mastroianni e Anita Ekberg. Tra le curiosità meno note legate alla celebre fontana c’è invece quella dell’Asso di Coppe. Sul lato destro della Fontana di Trevi troviamo un grande vaso di travertino, a forma di asso di coppe. La leggenda vuole dice che Salvi lo costruì per coprire la nascondere la fontana dalla vista di un barbiere locale, che non smetteva di criticare il lavoro dell’architetto durante la costruzione della fontana.
La leggenda più nota legata alla Fontana di Trevi è però certamente quella che vi abbiamo raccontato in un precedente articolo, la tradizione del lancio della moneta nella fontana. Secondo la tradizione romana, lanciando una moneta di spalle, con la mano destra sopra la spalla sinistra, ci si assicura di ritornare a Roma. Sempre secondo la tradizione (o leggenda), lanciando due monete si troverà presto l’amore, mentre lanciando tre monete alcuni pensano che possa avverarsi il desiderio di matrimonio, mentre altri pensano possa essere di buon auspicio per separarsi dal proprio partner e trovarne uno nuovo.. Leggete il nostro articolo dedicato proprio al lancio della moneta nella Fontana di Trevi.
Sempre a proposito del Rione Trevi, vi suggeriamo la lettura dei nostri articoli Quartieri e Rioni di Roma: Rione Trevi e Passeggiata per il Centro di Roma: Le Strade del Rione Trevi.
Fontana della Barcaccia (Piazza di Spagna)
La Fontana della Barcaccia occupa un posto d’onore in Piazza di Spagna, ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti, e con la sua forma a barca semi-affondata è unica nel suo genere. In realtà a Monti, di fronte l’ingresso di Villa Celimontana, troviamo anche la Fontana della Navicella (una di quelle che abbiamo fatto fatica a eliminare dalla lista finale) che ha anche la forma di barca, benché più modesta e rialzata rispetto a quella di Piazza di Spagna.
La Fontana della Barcaccia fu realizzata tra il 1626 e il 1629 da Pietro Bernini con l’aiuto del figlio, il famoso Gian Lorenzo Bernini. I Bernini dovettero affrontare un importante problema tecnico per la realizzazione della fontana. In quel punto della città la pressione dell’acqua dell’Acquedotto dell’Acqua Vergine era molto bassa, quindi invece di realizzare una fontana alta con potenti getti d’acqua, crearono la forma di barca semi-affondata, che scende sotto il livello del suolo in modo da far uscire l’acqua dolcemente dai bordi della barca.
L’idea di realizzare la fontana a forma di barca sembra provenire da un fatto reale; nel 1598 il Tevere esondò, e una barca fu trascinata dalle acque fino a Piazza di Spagna. Quando le acque si ritirarono, la barca rimase in secca in quel punto, semi-affondata, e i Bernini decisero di immortalare il momento realizzando la fontana in travertino.
L’acqua che sgorga dalla Fontana della Barcaccia è potabile e freschissima, come quella che sgorga dai nasoni. A volte c’è da fare la fila per potersi dissetare direttamente dalle “cannule” della fontana. La Fontana della Barcaccia è stata oggetto di un recente restauro nel 2014 dopo aver subito atti vandalici, ed oggi è tornata a splendere nel suo travertino bianco originario. Sono tanti i dettagli scultorei dalla Fontana della Barcaccia che riportano alla famiglia committente, i Barberini, la facoltosa famiglia di Papa Urbano VIII. Ad esempio, le estremità interne ed esterne della barca, riportano scolpiti il sole e le api, simboli araldici dei Barberini.
Come la Fontana di Trevi, anche la Fontana della Barcaccia si è guadagnata un posto di riguardo nella storia del cinema, ed è diventata uno dei luoghi più fotografati della capitale. La fontana appare infatti in diversi film “cult” e pluripremiati, a partire dal grande classico Vacanze Romane con Audrey Hepburn, fino a film più moderni. Come per la Fontana dei 4 Fiumi, anche la Fontana della Barcaccia “gioca” con la prospettiva; guardando la fontana mentre si scende la Scalinata di Trinità dei Monti, si avrà l’illusione di vedere galleggiare l’imbarcazione in un bacino d’acqua trasparente.
Per approfondimenti sulla Fontana della Barcaccia e la zona di Piazza di Spagna, vi invitiamo a leggere i nostri articoli Itinerario Interattivo alla Scoperta delle Principali Piazze di Roma e Itinerari Romani: Piazze, Fontane e Palazzi di Roma.
Fontana dei Quattro Fiumi (Piazza Navona)
Opera maestra di Gian Lorenzo Bernini, la Fontana dei Quattro Fiumi è l’elemento architettonico centrale che impreziosisce la celebre Piazza Navona.
La Fontana dei Quattro Fiumi fu commissione da Papa Innocenzo X Pamphilj, ed inaugurata nel 1651 per celebrare il potere della Chiesa nei quattro continenti allora conosciuti, identificati dai principali fiumi di ogni continente, che sono a loro volta rappresentati da figure in marmo bianco sedute su una roccia di travertino.
I quattro fiumi rappresentati nel capolavoro del Bernini sono: il Nilo (Africa), con il volto velato perché all’epoca le sue sorgenti non erano note; il Gange (Asia), regge un remo che simboleggia la navigabilità del fiume; il Danubio (Europa) indica lo stemma papale dei Pamphilj, perché è il fiume più vicino a Roma; il Rio de La Plata (Americhe, all’epoca di recente scoperta) alza un braccio per proteggersi dalla luce, ed ha accanto delle monete, che simboleggiano le ricchezze del Nuovo Mondo.
Una leggenda suggerisce che la statua del Rio de La Plata alzi il braccio per non vedere la Chiesa di Sant’Agnese in Agone che si trova fronte, opera di Brunelleschi, acerrimo nemico del Bernini. In realtà questa è solo una leggenda infondata, perché la Fontana dei Quattro Fiumi fu terminata dal Bernini molti anni prima che Borromini iniziasse a lavorare sulla facciata della Chiesa di Sant’Agnese in Agone.
Oltre alle principali composizioni scultoree, osservando con attenzione tra le rocce, si rivelano anche diversi elementi di flora e fauna scolpiti, che aggiungono realismo alla metafora della natura: un leone che si abbevera, un coccodrillo vicino al Rio de La Plata, un serpente di terra, un cavallo, e varie piante esotiche arricchiscono il gruppo scultoreo.
La Fontana dei Quattro Fiumi è sormontata al centro dall’Obelisco Agonale, uno degli 11 obelischi egizi presenti a Roma, alto circa 16 metri. L’inserimento dell’obelisco nel gruppo scultoreo da parte del Bernini fu un’incredibile opera ingegneristica per l’epoca, in quanto l’obelisco sembra poggiare sul “vuoto“, dato che la roccia alla base è scavata al centro per permettere il passaggio di acqua e luce. L’obelisco riporta in cima una colomba con un ramoscello d’ulivo, simbolo della famiglia Pamphilj e della pace divina.
Ultima curiosità sulla Fontana dei Quattro Fiumi è quella relativa al girare intorno alla fontana; una curiosità che trova fonte a due livelli: uno di prospettiva architettonica, e uno di pura superstizione. In pratica, bisogna girare intorno alla fontana lentamente, perché Bernini l’ha progettata in modo che la prospettiva cambi costantemente. Non solo, il momento migliore per osservare i giochi di luce e prospettiva è al tramonto, quando la luce colpisce l’obelisco e il travertino bianco si illumina. Dal punto di vista della superstizione invece c’è una leggenda tramandata nei secoli, per la quale gli innamorati che compiono un giro intorno alla fontana in senso antiorario sono destinate a lasciarsi entro 6 giorni.
La leggenda narra di una strega che, per invidia o per vendetta, lanciò una maledizione contro gli innamorati, scegliendo la Fontana dei Quattro Fiumi come fulcro del suo incantesimo. Noi non siamo superstiziosi, ma c’è da dire che la fontana si trova al centro di Piazza Navona, costruita sulle rovine dello Stadio di Domiziano che conteneva molte opere pagane, e che per secoli è stato considerato un luogo di energie contrastanti, dove sacro e profano si intrecciano. In questo contesto magico ed esoterico, una semplice passeggiata intorno alla Fontana dei Quattro Fiumi è diventato, per chi è superstizioso, un rituale carico di significato, e ancora oggi molti innamorati decidono di passeggiare a Piazza Navona girando intorno alla fontana in senso orario, per non sfidare il destino.
Vi raccontavamo questa leggenda, insieme ad altri aneddoti e curiosità, in un recente articolo pubblicato per San Valentino, dal titolo Roma / Amor, Roma Antica RomAntica. Per saperne di più invece sulla storia di Piazza Navona e sullo Stadio di Domiziano, vi rimandiamo invece all’articolo Il Fallimento dello Stadio di Domiziano e la Nascita di Piazza Navona.
Fontana del Moro (Piazza Navona)
Restiamo a Piazza Navona per scoprire la Fontana del Moro, situata all’estremità sud della piazza. La fontana deve il suo nome alla figura centrale di un uomo africano che lotta con un delfino, realizzata su disegno originale del Bernini. La fontana è alimentata dall’Acquedotto dell’Acqua Vergine, lo stesso acquedotto che alimenta la Fontana di Trevi e la Fontana della Barcaccia.
Sebbene meno famosa della Fontana dei Quattro Fiumi, la Fontana del Moro custodisce dettagli artistici di alto livello legati ai più grandi scultori del periodo barocco. La fontana fu progettata da Giacomo della Porta, collaboratore di Michelangelo e autore tra l’altro anche della Fontana delle Tartarughe. Originariamente la fontana era molto più semplice, composta da una vasca con 4 tritoni e maschere di draghi. Nel 1653, 80 anni dopo la sua realizzazione, Papa Innocenzo X volle renderla più monumentale per armonizzarla con la piazza, e incaricò il Bernini, che arricchì la fontana con la figura centrale del “Moro“.
La fontana è chiamata “del Moro” a causa dei tratti somatici della statua centrale, che ricordano quelli di un uomo africano. In realtà però la figura centrale della fontana non è “umana“, ma rappresenta un tritone di corporatura atletica che tiene un delfino per la coda, mentre calpesta una conchiglia con i piedi. Attorno al tritone centrale del Bernini, nelle nicchie della vasca, sono ancora presenti i tritoni originali del ‘500 nell’atto, come la figura centrale, di soffiare dentro delle conchiglie.
Dal punto di vista artistico, il Bernini è riuscito ad imprimere un senso di massimo sforzo fisico nei muscoli del Moro, creando un contrasto perfetto con la staticità della vasca rinascimentale. La statua del Moro visibile oggi a Piazza Navona non è l’originale, ma una copia perfetta dell’originale del Bernini che è conservato dal 1874, nei giardini di Villa Borghese.
La Fontana del Moro è in qualche modo simile alla Fontana del Nettuno, situata all’estremità nord di Piazza Navona, di cui vi parleremo più avanti in questo articolo. Sebbene le due fontane sembrino simili, la Fontana del Moro è molto più antica, e porta la firma inconfondibile del Bernini.
Per approfondire sul personaggio di Gian Domenico Bernini, vi rimandiamo alla lettura di questo nostro vecchio articolo blog Bernini, Pasquino e le Travi del Pantheon. Per saperne di più su Giacomo della Porta e della sua ingente produzione artistica, con e senza Michelangelo, vi suggeriamo la lettura di due recenti articoli: Tutte le Opere di Michelangelo a Roma e La Tosca di Puccini a Roma: Tre Atti, Tre Luoghi Iconici.
Fontana delle Tartarughe (Piazza Mattei)
La Fontana delle Tartarughe, nascosta nel cuore del Ghetto Ebraico di Roma, è una delle più raffinate fontane rinascimentali presenti a Roma. A differenza delle maestose mostre barocche presenti a Roma, la Fontana delle Tartarughe affascina per le sue proporzioni perfette e i minuziosi dettagli.
La Fontana delle Tartarughe fu disegnata nel 1581 dall’appena citato primo assistente di Michelangelo, Giacomo della Porta, ma realizzata dallo scultore Taddeo Landini. La fontana è stata costruita utilizzando marmi africani e pavonazzetto, ed è popolata da varie figure in bronzo di tartarughe, oltre a quelle dei Quattro Efebi: quattro giovani efebi (giovani adolescenti), realizzati in bronzo, nella posa di poggiare un piede sulla testa di un delfino mentre con un braccio ognuno degli efebi spinge una tartaruga sul bacino superiore, come per aiutarla a bere.
Il disegno originale della fontana però non prevedeva le tartarughe, che furono aggiunte quasi un secolo dopo, nel 1658, da Gian Lorenzo Bernini, durante un restauro commissionato da Papa Alessandro VII. Le tartarughe servivano soltanto a riempire lo spazio vuoto tra le mani dei giovani efebi e il bordo della vasca superiore.
Molti leggono nel contrasto tra la velocità dei delfini e la lentezza delle tartarughe la rappresentazione del motto latino “Festina Lente” (Affrettati con Calma), motto molto in uso tra i nobili dell’epoca. Una curiosità: la bellezza della Fontana delle Tartarughe è tale che ne esistono varie esatte repliche in giro per il mondo, soprattutto negli Stati Uniti. In California, a San Francisco, si trova la copia più famosa della Fontana delle Tartarughe, in scala 1:1, mentre altre copie in scala ridotta di trovano a Bloomfield Hills (Michigan), Sarasota (Florida) e Newport Beach (Rhode Island). Le stesse tartarughe oggi visibili a Piazza Mattei sono a loro volta copie, mentre le tartarughe originali del Bernini sono conservate ai Musei Capitolini.
Per approfondimenti sull’area del Getto Ebraico di Roma vi invitiamo a leggere i nostri articoli La Storia del Ghetto Ebraico di Roma, Percorsi Turistici a Roma: Ghetto Ebraico ed Isola Tiberina, Visita Guidata al Portico d’Ottavia [VIDEO] e Visita Guidata al Teatro di Marcello [VIDEO].
Fontana di Piazza Santa Maria in Trastevere
La Fontana di Piazza Santa Maria in Trastevere è considerata la più antica fontana monumentale di Roma ancora funzionante, come documentato già a partire dal XV secolo. La fontana non è un’opera barocca “esplosiva” come quelle del Bernini, ma è il cuore storico del rione Trastevere.
La Fontana di Piazza Santa Maria in Trastevere ha una storia lunghissima e origini antiche: si ritiene infatti che una fontana esistesse in questo punto già all’epoca dell’imperatore Augusto.
C’è anche un’antica leggenda cristiana secondo cui, nell’anno 38 a.C., sgorgò miracolosamente dal terreno un fiotto d’olio (o di petrolio), la cosiddetta Fons Olei, proprio nel punto in cui oggi sorge la fontana (o la vicina Basilica di Santa Maria in Trastevere). Il fiotto d’olio miracoloso durò per un’intera giornata, e l’evento fu interpretato come l’annuncio dell’arrivo di Cristo.
La struttura attuale della fontana poggia su fondamenta documentate nel 1450, ma ha subito continui rifacimenti nel corso dei secoli a mano di diversi architetti famosi: da Donato Bramante, che la spostò al centro della piazza, a Gian Lorenzo Bernini, fino a Carlo Fontana che le diede l’aspetto definitivo nel 1692.
La fontana è un esempio di eleganza classica e funzionale; è composta da un bacino ottagonale rialzato su gradini, con una vasca centrale sorretta da un fusto. L’elemento più caratteristiche della Fontana di Piazza Santa Maria in Trastevere sono le quattro grandi conchiglie rivolte verso l’esterno, aggiunte dal Bernini e poi rimpiazzate da Carlo Fontana con conchiglie più grandi in marmo “pavonazzetto“. Sulle pareti del bacino ottagonale sono visibili gli stemmi araldici dei papi che ne finanziarono i restauri, Papa Innocenzo XII e Papa Clemente XI.
Curiosi di saperne di più su Trastevere? Leggete i nostri articoli Trastevere, il Gioiello al di là del Fiume Tevere, Percorsi Romani: Vaticano, Trastevere e Gianicolo e Un’Esperienza Tipica Locale Romana: Arte, Cibo e Artigianato a Trastevere.
Fontana dell’Acqua Paola (Gianicolo)
La Fontana dell’Acqua Paola, nota anche come “Il Fontanone del Gianicolo“, domina la città offrendo una delle viste panoramiche più spettacolari sulla Città Eterna. Il Fontanone fu costruito tra il 1610 e il 1614 per celebrare la riattivazione dell’antico Acquedotto Traiano, ed è una delle mostre d’acqua più spettacolari e panoramiche della capitale.
La fontana fu commissionata da Papa Paolo V Borghese (da cui il nome “Paola“) per rifornire d’acqua i rioni di Trastevere e Borgo Pio, e i lavori di progettazione vennero affidati a Giovanni Fontana (fratello di Domenico Fontana) e Flaminio Ponzio. Come molte opere dell’epoca, la Fontana dell’Acqua Paola fu costruita usando materiali recuperati da monumenti dell’antica Roma in stato di abbandono. Le colonne di granito rosso e grigio provengono infatti dalla vecchia Basilica di San Pietro, mentre i marmi bianchi furono recuperati spogliando il Foro di Nerva.
Come molte opere commissionate da pontefici e famiglie facoltose romane, anche il Fontanone riporta lo stemma del committente papale, sorretto da due angeli e affiancato da un’aquila e un drago, simboli araldici della famiglia Borghese.
La struttura del Fontanone ricorda un arco di trionfo romano, con tre archi centrali grandi e due laterali più piccoli. Originariamente la fontana era composta da cinque vasche separate, ma nel 1690 Carlo Fontana aggiunse il bacino semicircolare visibile oggi, che crea un effetto “a cascata” unico. In qualche modo, la Fontana dell’Acqua Paola è considerata il “precursore” della Fontana di Trevi, che in effetti ne riprese l’idea della facciata monumentale. A differenza della Fontana di Trevi però, che è ricca di statue e sculture, i punti di forza del Fontanone del Gianicolo sono l’architettura e il volume d’acqua gestito.
Anche il Fontanone del Gianicolo, come la Fontana di Trevi e la Fontana della Barcaccia, si è ritagliata la sua fama cinematografica; la Fontana dell’Acqua Paola al Gianicolo è infatti il set della scena di apertura del film di Paolo Sorrentino La Grande Bellezza, premiato con un premio Oscar. La scena iniziale del film di Sorrentino consacra la fontana come icona della bellezza eterna e della malinconica di Roma, che già era stata cantata dal cantautore Antonello Venditti nella popolare canzone “Roma Capoccia“, dove la Fontana dell’Acqua Paola viene citata nella frase: “Quanto sei bella Roma quand’è sera, quando la luna si specchia dentro al fontanone…“.
Una cosa che non tutti sanno è che proprio dietro la fontana c’è uno degli ingressi all’Orto Botanico di Roma, un luogo magico e un’oasi di pace che suggeriamo di esplorare. Per saperne di più, leggete i nostri articoli Il Fontanone del Gianicolo e il suo Giardino Segreto e La Natura in Città: L’Orto Botanico di Roma.
Fontana delle Rane (Quartiere Coppedè)
Questa è l’unica fontana del nostro itinerario ad essere “fuori mano“, ma sempre in città. Un po’ distante dalle altre fontane che abbiamo visitato, sarà necessario prendere mezzi pubblici o un taxi dal Gianicolo per raggiungerla. Ma, come dicevamo prima, vi assicuriamo che ne vale la pena, per chiudere in bellezza il nostro itinerario.
La Fontana delle Rane è situata al centro di Piazza Mincio, nel cuore del Quartiere Coppedè. Realizzata nel 1924 dall’architetto Gino Coppedè, la Fontana delle Rane è una delle fontane più originali, eclettiche e bizzarre di tutta Roma, con un’architettura in linea con lo stile eclettico e fiabesco del Quartiere Coppedè che la circonda.
La fontana è un gioiello unico in quanto concentra un mix di stili architettonici in un’esplosione di Stile Liberty, Art Déco e influenze medievali, che si ritrovano anche negli edifici che circondano la fontana, realizzati dallo stesso Coppedè, come il Palazzo del Ragno o il Villino delle Fate, che sembrano usciti da un libro di fiabe.
La struttura della Fontana delle Rane è composta da un bacino centrale basso, circondato da quattro gruppi di figure maschili, atlanti con una muscolatura potente (che ricorda le opere del Bernini, ma rivisitate in chiave moderna) che sorreggono conchiglie da cui esce l’acqua della fontana. Gli elementi scultorei caratterizzanti della fontana, che danno anche il nome alla Fontana delle Rane, sono appunto 8 rane in bronzo che ornano il bordo della vasca superiore, ognuna delle quali lancia uno zampillo d’acqua verso il centro della fontana.
Molti critici vedono nella Fontana delle Rane un omaggio esplicito alla Fontana delle Tartarughe, sostenendo che Coppedè abbia sostituito le eleganti tartarughe rinascimentali con le sue rane ironiche e grottesche. Tra rane e tartarughe c’è spazio anche per le api nel design della fontana. Lungo i bordi della fontana è infatti possibile notare alcune piccole api scolpite, che potrebbero essere un richiamo al simbolismo araldico della famiglia Barberini, o forse semplicemente un dettaglio di natura tipico dello Stile Liberty, introdotto da Coppedè.
Una curiosità: la leggenda più famosa legata Fontana delle Rane risale al 1965 quando, dopo il loro storico concerto al vicino Piper Club, i quattro Beatles (John, Paul, George e Ringo) si tuffarono completamente vestiti dentro la Fontana delle Rane che, da quel momento per molti romani fans del quartetto di Liverpool, è diventata “la fontana dei Beatles“.
Per saperne di più sulla Fontana delle Rane e sul Quartiere Coppedè, vi invitiamo a leggere il nostro articolo dedicato Quartiere Coppedè, Architettura Esoterica del 900 a Roma.
Concludiamo qui il nostro itinerario virtuale alla scoperta delle 10 più belle e più prestigiose fontane di Roma.
Ma non si era detto 15 fontane? Si… ma siamo andati lunghi anche con questo articolo e con la top 10. Questo non esclude comunque almeno la menzione d’onore per altre 5 bellissime fontane di Roma, che potete facilmente visitare includendole nell’itinerario che vi abbiamo presentato.
Le 5 fontane che ci sentiamo di segnalare e di aggiungere alla nostra top 10 sono:
Fontana del Nettuno (Piazza Navona)
Fontana di Mosè (Piazza di San Bernardo)
Fontana del Pantheon (Piazza della Rotonda)
Fontana dei Dioscuri (Piazza del Quirinale)
Fontane di Piazza San Pietro (Vaticano)
Fontana del Nettuno (Piazza Navona)
La Fontana del Nettuno è situata sul lato nord di Piazza Navona, in posizione simmetricamente opposta alla “quasi gemella” Fontana del Moro, di cui vi abbiamo parlato prima. Potete facilmente integrarla al percorso proposto, visitandola quando sarete a Piazza Navona per la Fontana dei Quattro Fiumi e la Fontana del Moro.
La fontana è un capolavoro che unisce l’architettura rinascimentale alla scultura dell’Ottocento. Il progetto originale per la Fontana del Nettuno è del 1574 e dell’architetto Giacomo della Porta, commissionato da Papa Gregorio XIII. Inizialmente la fontana era una semplice vasca di marmo senza decorazioni scultoree, ed era conosciuta come Fontana dei Calderai per la sua vicinanza alle botteghe dei fabbri. La fontana rimase spoglia per circa 300 anni, e fu completata solo nel 1878, dopo l’Unità d’Italia, per bilanciare esteticamente Piazza Navona con la Fontana del Moro.
Al centro della Fontana del Nettuno si trova Nettuno, dio del mare, che lotta con una piovra, opera di Antonio della Bitta. Le sculture che circondano Nettuno includono figure di cavalli marini, putti, sirene e mostri marini, tutte realizzate da Gregorio Zappalà. Di recente, tra il 2024 e il 2025, la Fontana del Nettuno è stata restaurata integralmente, con una pulizia completa dei marmi che ha ripristinato i colori originali della fontana.
Fontana di Mosè (Piazza di San Bernardo)
La Fontana di Mosè a Piazza di San Bernardo è una monumentale mostra dell’Acquedotto dell’Acqua Felice, ispirata nell’architettura agli archi di trionfo romani.
Nota come Fontana dell’Acqua Felice, la Fontana di Mosè fu progettata e costruita tra il 1585 e il 1588 dall’architetto Domenico Fontana su commissione e di Papa Sisto V, ed è la prima mostra d’acqua monumentale a Roma dell’era moderna.
La Fontana di Mosè è famosa per il corpo scultoreo principale, scolpito da Leonardo Sormani e Prospero Antichi, che mette al centro dell’opera un’imponente figura di Mosè, rappresentato nel momento dell’episodio del Vecchio Testamento in cui l’acqua scaturisce dalla roccia.
Il disegno della struttura della fontana riprende lo schema classico degli archi trionfali a 3 fornici, con 4 colonne di marmo colorato che inquadrano le nicchie.
Nella parte alta della fontana è visibile un’iscrizione dedicata a Papa Sisto V, accompagnata dallo stemma papale sorretto da angeli e piccoli obelischi. Gli obelischi sono probabilmente una referenza al mondo e alla cultura egizia, che è parte integrante della fontana. Alla base della Fontana di Mosè si trovano infatti 4 leoni in marmo, copie dei leoni originali, che erano statue originali egizie di epoca faraonica, conservate oggi ai Musei Vaticani.
La Fontana di Mosè fu pesantemente criticata fin dalla sua inaugurazione da parte dei romani, che la soprannominarono il “Mosè ridicolo“, in quanto la figura del profeta appariva tozza e sproporzionata, soprattutto se paragonata al Mosè di Michelangelo a San Pietro in Vincoli. Inoltre, la scultura riporta un evidente errore di “iconografia biblica“; il Mosè della Fontana dell’Acqua Felice tiene in mano le Tavole della Legge mentre sta seduto sulla roccia dalla quale sgorga l’acqua, ma in realtà l’episodio dell’acqua che scaturiva dalla roccia, nella “timeline biblica“, avviene prima della consegna sul Monte Sinai delle Tavole della Legge con i 10 Comandamenti.
La fontana è facile da raggiungere con una piccola deviazione dal nostro itinerario, grazie alla sua vicinanza con la Fontana delle Naiadi in Piazza della Repubblica, e anche con la Fontana dei Dioscuri al Quirinale.
Fontana del Pantheon (Piazza della Rotonda)
Come la Fontana di Mosè, la Fontana del Pantheon unisce l’eleganza del Rinascimento al rigore e all’imponenza dell’arte egizia. Il bacino rinascimentale della fontana è infatti sormontato dall’Obelisco Macuteo, un obelisco egizio originale risalente all’epoca del faraone Ramses II. L’obelisco proveniva dall’antico Iseo Campense (il tempio dedicato alla dea Iside vicino Colle Oppio), ma originariamente era parte del Tempio del Sole a Eliopoli, in Grecia.
La Fontana del Pantheon fu commissionata nel 1575 da Papa Gregorio XIII all’architetto Giacomo della Porta, e realizzata dallo scultore Leonardo Sormani; venne in seguito radicalmente modificata nel 1711 da Papa Clemente XI, che affidò il progetto a Filippo Barigioni.
Fu Barigioni che integrò l’obelisco alla fontana, aggiungendo al centro della vasca una finta scogliera, necessaria per la stabilità dell’obelisco, alto circa 6 metri.
Le decorazioni della vasca in marmo della fontana di Piazza della Rotonda includono 4 gruppi scultorei raffiguranti delfini e mascheroni antropomorfici dai quali fuoriescono i getti d’acqua. La Fontana del Pantheon è stata restaurata di recente (2024-2025), che ha fatto tornare allo splendore originale sia i marmi che la finta scogliera centrale. Le sculture visibili oggi nella Fontana del Pantheon sono comunque copie dell’800; le sculture originali di Luigi Amici del 1886 sono conservate al Museo di Roma a Palazzo Braschi.
Potete visitare la Fontana del Pantheon facilmente, data la prossimità del Pantheon con Piazza Navona.
Fontana dei Dioscuri (Piazza del Quirinale)
La Fontana dei Dioscuri è conosciuta anche come Fontana di Monte Cavallo o Fontana del Quirinale, perché è situata al centro di Piazza del Quirinale, di fronte al Palazzo del Quirinale. La fontana è uno dei complessi monumentali più iconici di Roma, composto da elementi di epoche diverse; la forma definitiva che possiamo ammirare oggi è quella che riporta le ultime modifiche e integrazioni apportate nel 1818 dall’architetto Raffaele Stern.
I Dioscuri sono colossali gruppi scultorei che raffigurano i gemelli Castore e Polluce, i figli del mitologico dio Zeus, mentre domano cavalli. Le sculture sono copie romane del II-III secolo d.C. di originali greci del V secolo a.C..
Tra le statue dei Dioscuri, al centro della fontana, troviamo l’Obelisco del Quirinale, un obelisco romano in granito rosso, gemello di quello della Basilica di Santa Maria Maggiore e proveniente dal Mausoleo di Augusto, alto circa 14,6 metri (quasi 30 con la base).
Le statue dei Dioscuri erano provenienti dalle vicine Terme di Costantino o dal Tempio di Ercole e Dioniso al Quirinale. Non essendo mai state sepolte, erano visibili anche nel Medioevo, che è la ragione per la quale il Colle Quirinale veniva popolarmente chiamato Monte Cavallo, per via della presenza delle giganti statue equestri.
I primi lavori di restauro della Fontana dei Dioscuri furono quelli commissionati da Papa Sisto V, che alla fine del ‘500 fece posizionare da Domenico Fontana le statue su alti basamenti ai lati di una prima fontana, oggi perduta. Quando le statue dei Dioscuri furono spostate, la popolazione romana ne criticò la scelta, dicendo che Fontana era “un asino non poteva spostare un cavallo“. Successivamente, fu Papa Pio VI che decise d’inserire l’obelisco tra i Dioscuri, ma i lavori furono interrotti dall’occupazione napoleonica di Roma, e terminati solo dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo. Tra gli ultimi interventi papali di restauro della fontana c’è quello voluto da Papa Pio VII, che fece integrare alla base della fontana la vasca circolare in granito grigio, che era originariamente situata nel Campo Vaccino al Foro Romano, dove era stata utilizzata per secoli come abbeveratoio.
Se stavate seguendo il nostro itinerario delle 10 più belle fontane di Roma, potete scoprire anche questo capolavoro che si trova non lontano dalla Fontana di Trevi o dalla Fontana del Mosè.
Fontane di Piazza San Pietro (Vaticano)
Le “fontane gemelle” di Piazza San Pietro sono due maestose strutture situate lungo l’asse trasversale di Piazza San Pietro in Vaticano, in posizione simmetrica rispetto all’obelisco centrale della piazza. Sebbene sembrino identiche, sono state realizzate in periodi diversi da due grandi maestri dell’architettura barocca.
La fontana più antica è quella posizionata a destro rispetto alla basilica. Fu progettata da Carlo Maderno nel 1614, che riutilizzò elementi di una fontana del ‘400 preesistente. Maderno integro alla fontana pre-esistente il catino superiore rovesciato decorato a rilievo, che ha la funzione di frammentare il getto d’acqua per creare un “effetto nebbia“.
La fontana “gemella“ posizionata a sinistra della basilica fu invece realizzata da Gian Lorenzo Bernini tra il 1667 e il 1677. Bernini progettò la fontana come copia quasi identica alla fontana del Maderno per mantenere la simmetria della piazza.
In realtà tra le due fontane ci sono differenze, benché minime, a partire dai dettagli dello stelo centrale, oltre che per la presenza di diversi stemmi papali dei committenti. La fontana di Maderno è decorata con i simboli araldici di Papa Paolo V Borghese, l’aquila e il drago, mentre quella del Bernini riporta le stelle araldiche di Papa Clemente X, appartenete alla famiglia degli Altieri.
Due curiosità tecniche sulle fontane di Piazza San Pietro, la prima relativa ai giochi d’acqua. Le due fontane sono alimentate per caduta naturale dell’acqua, sfruttando la pressione dell’acqua che scende dai Colli Vaticani senza necessità di pompe meccaniche. In passato gli zampilli delle due fontane raggiungevano gli 8 metri di altezza, ma nel XX secolo Papa Paolo VI fece ridurre la pressione per risparmiare acqua, aggiungendo un sistema di riciclaggio delle acque.
La seconda curiosità è invece riferita a un’illusione ottica; sul pavimento di Piazza San Pietro, a metà distanza tra l’obelisco e ogni fontana, ci sono due dischi di granito. Posizionandosi sui dischi e guardando il colonnato del Bernini, le quattro file di colonne sembrano allinearsi perfettamente, dando l’illusione ottica di vedere solo una fila di colonne.
Non è difficile raggiungere Piazza San Pietro in Vaticano, ma se stavate seguendo il nostro itinerario, suggeriamo di fare una breve deviazione per raggiungere San Pietro quando vi trovate a Piazza Navona, a Trastevere o al Gianicolo.
Speriamo che questo articolo abbia suscitato la vostra curiosità e interesse, ma come già detto non lo riteniamo completo, quindi aspettatevi un nuovo futuro articolo con più suggerimenti per scoprire le più belle fontane di Roma.
Nel frattempo, vi abbiamo anche preparato una mappa d’itinerario “a percorso libero“, giusto per farvi individuare in che zone della città trovare le nostre 10+5 fontane più belle di Roma. Nella mappa abbiamo marcato con icone blu le fontane della top 10, in arancione le 5 fontane della menzione speciale, mentre quella marcata in rosso è la Fontana delle Naiadi in Piazza della Repubblica, che suggeriamo come punto di partenza dell’itinerario proposto. Buona passeggiata!
Vi ricordiamo anche che noi offriamo un tour dedicato alle fontane, molto popolare e appprezzato, il tour dei palazzi e delle fontane di Roma, e tanti altri tour e visite guidate a Roma e provincia. Contattateci per informazioni e prenotazioni tour, e continuate a seguire il nostro blog e le nostre reti sociali per altre “storie di Roma“.

