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Storie di Roma

Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

Viaggio nel tempo alla scoperta del vero volto di Augusto

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Ho già parlato in precedenza del fine didattico del fumetto (leggi Edilizia a Roma – Le Insulae) e come questo possa insegnare la storia, anzi, la storia tout- court, allontanandola dal consueto pregiudizio che la classifica come materia inerte, ‘polverosa’ e prettamente mnemonica. Il fumetto infatti, favorisce generalmente l’avvicinamento dei giovani (e non solo) a questa materia che spesso da loro stessi bistrattata e schedata come noiosa.

Immaginiamo quindi di fare un “viaggio nel tempo” e di scoprire alcuni eroi del passato e le loro gesta, quello che di solito ritroviamo scritto nel marmo e nei libri di storia, ma anche ciò che essi non riportano. Oggi scopriremo un personaggio molto importante nella storia romana, sto parlando di Augusto, il primo imperatore di Roma. Vi racconterò di un personaggio al di fuori di ogni idealizzazione che di solito la storia porta con sé, analizzerò il suo carattere, le debolezze, emozioni e, soprattutto, le sue contraddizioni, insomma, tutto ciò che lo ha reso umano e che vi permetterà di tracciare, alla fine di questo “viaggio” (aiutati anche da alcune vignette), un parallelismo con la nostra epoca, in modo da scoprire, come una civiltà che ci sembra così lontana per gli usi, costumi, assetto sociale, politico, religioso sia invece così vicina a noi, tanto da identificare il personaggio in questione, che hanno fatto la storia di Roma con uno dei tanti a noi contemporanei.

Aspetto fisico e origini familiari

Svetonio, nell’opera “Vite dei dodici Cesari” ci ha lasciato una descrizione del ritratto del primo imperatore, anche se ci sono alcuni elementi che non sembrano combaciare con il suo giudizio complessivo di uomo “bello e distinto”. Si parla infatti di un uomo non molto alto la sua statura era però ben mascherata dalla perfezione delle sue membra, aveva pochi denti e scabri, capelli mossi biondi, sopracciglia unite, naso aquilino e appuntito e un colorito bruno chiaro.

Augusto godette mai di ottima salute, infatti era spesso afflitto da gravi malattie e disturbi di ogni genere, soffriva il caldo e non sopportava il sole ne il freddo (usciva con quattro tuniche sotto la toga) e spesso zoppicava. La sua longevità è dovuta principalmente ad una vita senza eccessi. Augusto era di Velletri una provincia di Roma, il suo essere provinciale e la storia della sua famiglia furono sempre oggetto di scherno da parte di Marca Antonio che invece vantava un nome molto più illustre (figura 1).

La doppia morale di Augusto

Sappiamo che fu un uomo lussurioso e amante del gioco d’azzardo ma passo tutta la sua vita a condannare questi vizi e le molte altre immoralità che però lui stesso commetteva (figura 2).

Ottaviano, fu un uomo riflessivo, astuto e opportunista, non fu un grande capitano né un politico di genio, la sua fortuna si deve principalmente agli errori commessi dai suoi antagonisti, oltre che dalla decadenza della repubblica. Seppe nascondere la sua ambizione e con il suo tenore di vita modesto, mettendosi al servizio della repubblica in nome della tradizione e per la gloria della nazione, fece coincidere i suoi interessi con quelli di Roma, si sostituì alla repubblica gradualmente lasciando intatti i suoi poteri anche se oramai svuotati di ogni valore.

Darà l’illusione di essere un semplice servitore e difensore della repubblica ma accentrerà sempre di più il potere nelle sue mani in maniera scaltra, ma senza violenza ne privazioni.

Conserva la repubblica come demanio di casta e riscrive la storia secondo il suo punto di vista, addossa le sue colpe sugli altri per non sfigurare agli occhi del popolo, utilizza la donazione di Cesare per i romani al fine di finanziare le sue campagne, militari e paga le sue legioni con soldi pubblici addossando poi la colpa ad Antonio una delle tante vittime della sua demagogia.

Demagogia e le guerre di pace

Augusto sarà appoggiato dal senato che asseconderà le sue mezze verità, mentre Antonio apparirà come un ostacolo al legato testamentario e sottovaluterà Ottaviano che ne uscirà pulito nonostante i suoi sotterfugi.

Non fu un buon comandante a livello strategico perché era sempre spaventato all’idea di dare ordini: si fingeva malato e faceva decidere altri al posto suo (figura 3), fece numerose promesse ai suoi legionari, promettendo terreni ricchi per i soldati a fine carriera, espropriando terreni di città che si erano schierate contro di lui (figura 4). Si accorderà con Antonio per estromettere il senato e tutti i loro oppositori siglando il secondo triumvirato e dividendo i territori.

Alla fine del secondo triumvirato lo scontro con Antonio fu inevitabile ma cercò sempre di far apparire la cosa come una risposta armata ad un pericolo imminente che incombeva sulla repubblica e su Roma, manipola le informazioni e la verità rendendo la sua posizione legittima, combatte la guerra per ottenere la pace e otterrà per questo grandi introiti (figura 5). Alla fine riuscirà ad ottenere il comando assoluto sia dell’esercito sia degli organi del governo, anche se avrà un rispetto fanatico per il conservatorismo, smusserà il cambiamento mantenendo le vecchie cariche che però non conteranno più niente, né avranno più alcuna efficacia di fronte alla sua tribuncia podestas che gli permetterà di modificare tutte le decisioni a suo piacimento (figura 6).

Continuare discendenza mitica

Ottaviano sapeva bene che il senato non aveva più la forza per governare ma parla mai del suo come di un regno, per non creare dissapori con il popolo. Ottaviano non ebbe altrettanta fortuna nella sua vita privata e a ottenere un erede maschio. Si sposò per 3 volte e si invaghì di numerose dame anche se più volte si schierò contro i libertini e in particolar modo Marco Antonio, e appoggerà la famiglia condannando il celibato e il vedovato.

Cercherà in tutti i modi di avere un erede di sangue reale e di continuare la discendenza mitica di Enea di cui si sentiva erede, cercò anche di legare la figlia Giulia, una libertina più incallita del padre, con vari parenti per dare continuità alla linea dinastica. Ma tutto naufragò e alla fine Ottaviano adotterà Tiberio che diventerà puoi suo erede (figura 7).

Ottaviano appare come un essere sovrumano, divino e questo sarà una caratteristica peculiare anche degli altri imperatori. Questa divinizzazione condizionerà l’arte e la letteratura che saranno utilizzati da Ottaviano come mezzo di propaganda della sua politica imperiale. Alla sua morte nessuno penserà di ripristinare la repubblica ma tutti pensano al successore di Ottaviano, che sarà Tiberio.

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