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I Trofei di Mario a Piazza Vittorio (e in Campidoglio)

luoghi di roma, storia di roma

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Nel nostro ultimo articolo vi abbiamo tentato con una esplorazione del quartiere Esquilino all’insegna di arte, cibo e artigianato, e qualche articolo fa vi abbiamo parlato di uno dei segreti e delle curiosità romane meglio custodite proprio all’Esquilino, la Porta Magica di Piazza Vittorio. Nella storica piazza romana dell’Esquilino, non lontano dalla stazione Termini e della Basilica di Santa Maria Maggiore, è possibile ammirare un curioso assemblaggio di statue e simboli esoterici, meglio noto come la Porta Magica o Porta Alchemica, uno dei resti più significativi della sontuosa Villa Palombara, appartenuta al Marchese Massimiliano Savelli Palombara e che sorgeva sul Colle Esquilino prima che la zona venisse urbanizzata. Vi invitiamo a leggere l’articolo sulla Porta Magica di Piazza Vittorio per saperne di più sulla storia e la leggenda che avvolge quest’angolo dei giardini di Piazza Vittorio.

Nello stesso angolo dei giardini di Piazza Vittorio, proprio di fronte la Porta Magica e quasi come a nasconderla per mantenere il suo segreto, troviamo l’imponente struttura romana dei Trofei di Mario, un complesso noto anche come Ninfeo di Alessandro. Si tratta di una fontana di Roma antica che originariamente doveva trovarsi nella confluenza di tre importanti strade romane, la Via Tiburtina, la Via Collatina e la Via Labicana. L’edificio è una fontana monumentale (ninfeo) con la duplice funzione sia di mostra terminale (munus) che di castello di distribuzione dell’acqua (castellum aquae).

Il ninfeo dei Trofei di Mario fu realizzato nel tratto finale d’una diramazione d’acquedotto che proveniva dalla Porta Tiburtina (Porta San Lorenzo) per dirigersi verso l’Esquilino servendo il suo abitato. Tra le arcate di questa diramazione, alcune di queste sono tuttora oggi visibili e identificabili con l’Acquedotto Claudio o con l’Anio Novus, due dei più importanti acquedotti che servivano l’urbe con un quantitativo di acqua alla fonte superiore alle 4.500 quinarie, circa 190.000 metri cubi, e una portata più di 2.000 litri al secondo. Portata che però era depotenziata a causa di vari fattori come ad esempio erogazioni intermedie e intercettazioni abusive, quindi delle originarie 4.500 quinarie poco più di 3.000 alla fine giungevano alla “piscina”, e solo 2.800 quinarie al “castello terminale” (castellum), dove le acque dei due acquedotti confluivano e si univano.

Il “castello” che raccoglieva le acque dei diversi acquedotti e si trovava poco oltre Porta Maggiore era costituito da 5 grandi cisterne rettangolari da cui le acque si dirigevano verso altri 92 “castelli” secondari che provvedevano allo smistamento nell’area urbana. Tra le varie testimonianze di storici dell’epoca possiamo citare quella di Frontino che ci informa anche su come venivano distribuite le quinarie nella città. Quindi su 3.000 quinarie che giungevano in città, circa 800 erano per la residenza imperiale, 1.000 per uso pubblico, 1.000 per i privati (allacci a pagamento) e 200 per l’incremento di altri acquedotto che avevano una portata più ridotta come il Tepula e Iulia.

Da questa fontana provengono le due sculture di trofei che oggi è possibile ammirare sulla balaustra in cima alla Cordonata che sale al Campidoglio (li collocate dal 1590). Il nome tradizionale di “Trofei di Mario” (già in uso a partire dal Medioevo) è da considerarsi un’errore di attribuzione, infatti tali sculture furono attribuite per lungo tempo a Gaio Mario per le vittorie sui Cimbri ed i Teutoni, ma sono invece da attribuire ad un’epoca successiva e quindi databili intorno all’89 d.c., durante il regno di Domiziano e quindi dopo le vittorie nelle campagne militari contro Catti e Daci nell’89.

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I Trofei di Mario sono una monumentale struttura larga 25 metri è costruita in opera laterizia originariamente rivestita in marmo, ipotesi avvalorata dai numerosi fori e segni lasciati dalle grappe che erano distribuite sull’intero alzato, e che avevano lo scopo di sorreggere l’antica decorazione. Il monumento si articolava su tre livelli, con diversi ambienti e canalizzazioni ancora oggi visibili. L’acqua arrivava al terzo livello ad un’altezza da terra di quasi 10 metri; dopo aver aggirato un massiccio centrale semicircolare, il flusso d’acqua si divideva in due parti ed era quindi convogliata da cinque canali rivestiti di cocciopesto in una vasca (oggi non più esistente) posta sul lato anteriore della fontana.

Infine, attraverso tubi sistemati all’interno delle pareti, l’acqua si raccoglieva in una seconda vasca rivestita di cocciopesto e articolata in nicchie alternativamente rettangolari e arcuate. L’ultima vasca (la terza) era utilizzata per attingimento e per l’approvvigionamento delle zone altimetricamente più basse della città. Forma e decorazione della fontana sono ricostruibili dalle monete che ne attestano l’inaugurazione e ci consentono di integrare l’aspetto originario del monumento, che si presentava decorato con diverse statue e decorazioni.

Anche se il ninfeo dei dei Trofei di Mario o meglio, il Ninfeo di Alessandro, porta il nome dell’imperatore Alessandro Severo ed è quindi databile al primo ventennio del III secolo d.c., la fontana deve essere stata costruita sopra una precedente opera di epoca Augustea, identificabile da resti in opera reticolata.

La fontana dei Trofei di Mario è l’unica sopravvissuta delle quindici fontane-mostra dell’antica Roma. Il Ninfeo di Alessandro, per la mole e gli effetti scenografici di grandiosa spazialità, si può considerare l’antesignano e il modello ispiratore delle grandi mostre d’acqua del tardo Rinascimento e del Barocco, come la Fontana di Trevi e la Fontana dell’Acqua Paola al Gianicolo. Una fontana che attirerà su di se una grande attenzione (già nel 500) e per questo motivo sarà oggetto di studio di numerosi studiosi come Étienne Dupérac, Giovanni Sallustio Peruzzi, Pirro Ligorio e il Piranesi, che gli dedicò una monografia con numerose incisioni.

Oggi è possibile visitare i Trofei di Mario su appuntamento e l’intero complesso è recintato, non solo per proteggere la struttura da vandalismi, ma anche per proteggere una colonia felina protetta dal Comune di Roma, e gestita dai volontari dell’EPA, Ente Protezione Animali, con il supporto di molti residenti di Piazza Vittorio e dell’Esquilino.

Se volete scoprire in dettaglio la storia e tutti gli aneddoti legati ai Trofei di Mario, alla Porta Magica di Piazza Vittorio e agli stessi Giardini di Piazza Vittorio e del quartiere Esquilino che li ospita, contattatemi per una visita guidata ad hoc, che potreste coniugare con una vera e propria esperienza tipica locale di arte, cibo e artigianato nel quartiere Esquilino, la cui multietnicità si riflette anche e soprattutto nell’impressionante varietà di cibo da tutto il mondo che è possibile acquistare e gustare nel quartiere. Date un’occhiata anche ai miei popolari tour classici e visite guidate a Roma e provincia, disponibili anche per gruppi e scolaresche.

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