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Storie di Roma

Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

Roma / Amor, Roma Antica RomAntica

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Si avvicina San Valentino, quindi oggi vi parleremo di amore nella città eterna, raccontandovi alcune delle storie d’amore più iconiche della città eterna, alcune anche legate a celebri monumenti romani. Roma, la città eterna, è ed è sempre stata una città che alimenta i sentimenti romantici, dove un idillio iniziale o un capriccio mette alla prova il vero amore. Roma è una città che mette alla prova e ti impegna, e come vedete dal titolo di questo articolo l’amore alberga simbolicamente e si rispecchia già nel suo nome: ROMA / AMOR. A noi piace anche pensare che Roma Antica è RomAntica.

La stessa fondazione di Roma, secondo il mito, si intreccia con una delle più struggenti storie d’amore della leggenda della capitale, la fuga di Enea da Troia e il successivo incontro con Didone, regina cartaginese, come narrato da Virgilio nell’Eneide. Didone sarà però destinata ad essere abbandonata da tutti, incluso da Enea, e la sua città di Cartagine sarà elevata a nemico esistenziale della gloria di Roma.

Questa però è solo una delle tante storie d’amore legate al mito di Roma. Ce ne sono moltissime spesso caratterizzate da amori turbolenti e poco pacifici, come quello tra Romolo ed Ersilia, inserito nel tragico e mitico quadro del ratto delle Sabine, che è difficile segnalare come momento di alto romanticismo. O come la celebre storia d’amore tra Cesare e Cleopatra, ultima regina d’Egitto, o quella ancora più celebre tra la stessa Cleopatra e il generale romano Marco Antonio.

Cleopatra era alleata, ma anche amante, di Giulio Cesare; ebbero un figlio, e grazie alla relazione con Cesare, Cleopatra di assicurò il trono d’Egitto e l’indipendenza del suo regno. Cleopatra visse a Roma per circa tre anni fino all’assassinio di Cesare, causando scandalo in quanto ospite dell’imperatore, ma consolidando così il suo potere. Alla morte di Cesare, Cleopatra fu costretta a fuggire da Roma e tornare in Egitto, ma incontrò Marco Antonio, un generale romano con cui strinse un’unione politica e amorosa, finalizzata a ristabilire la potenza egizia e creare un impero orientale. Cleopatra e Marco Antonio ebbero tre figli, ma la loro storia d’amore e di potere finì in tragedia, quando si suicidarono entrambi ad Alessandria, marcando così la fine della dinastia tolemaica e aprendo le porte dell’annessione dell’Egitto all’Impero Romano. La tumultuosa e tragica storia d’amore tra Antonio e Cleopatra è stata immortalata dalla classica tragedia storica a loro intitolata da William Shakespeare.

Tour e visite guidate Roma e provincia - Roma Amor Roma Romantica San Valentino | Enea Didone
Tour e visite guidate Roma e provincia - Roma Amor Roma Romantica San Valentino | Numa Pompilio Egeria
Tour e visite guidate Roma e provincia - Roma Amor Roma Romantica San Valentino | Romolo Ersilia

Le storie d’amore di Roma non sono legate soltanto al centro storico della città, ma anche a luoghi periferici come il Ninfeo di Egeria, che si trova nel cuore della Regina Viarum“>, nel Parco Regionale dell’Appia Antica, oggi Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, all’altezza di Porta Capena. Il Ninfeo di Egeria rappresenta un tipico elemento decorativo di una villa suburbana, e anche qui troviamo una leggenda romantica legata al secondo Re romano Numa Pompilio e la ninfa Egeria. Sappiamo che la ninfa Egeria fu amante, moglie e anche consigliera di Numa Pompilio, e quando alla sua morte per vecchiaia la ninfa si sciolse in un pianto inconsolabile, dando vita secondo leggenda alla famosa fonte, che divenne poi luogo sacro.

Quando si parla di pettegolezzi romantici nella Roma Antica, non possiamo non dimenticare i poeti classici che hanno raccontato l’amore nella città eterna in tutte le sue sfaccettature, con Catullo e Ovidio in prima linea, con la loro produzione di pagine e pagine contenenti un’autentica cronaca rosa dell’antica Roma.

Con un salto nel tempo, tra le celebri storie d’amore romane del periodo medievale e rinascimentale, spicca la famosa la storia d’amore di Raffaello con la sua musa capitolina, Maddalena Luti detta la Fornarina. Raffaello, con la sua fama consolidata come uno dei tre più grandi artisti del rinascimento romano insieme a Michelangelo Buonarroti e Leonardo Da Vinci, ebbe un grande successo nella sua epoca ed era considerato una vera e propria “rockstar” del rinascimento, successo che naturalmente incuriosiva il gentil sesso. Sappiamo che l’artista di Urbino amò un’infinità di donne, o forse credette di essersi innamorato ogni volta, finché non incontrò l’amore vero passato alla storia, quello per la Fornarina.

Tour e visite guidate Roma e provincia - Roma Amor Roma Romantica San Valentino | Raffaello Fornarina
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Tour e visite guidate Roma e provincia - Roma Amor Roma Romantica San Valentino | Michelangelo Vittoria Colonna

Anche Michelangelo Buonarroti, artista fiorentino ma praticamente residente a Roma, celebrò il suo amore platonico e intenso per Vittoria Colonna. La relazione tra Michelangelo e la poetessa Vittoria Colonna, Duchessa di Pescara, è stata una delle unioni intellettuali e spirituali più profonde del Rinascimento italiano. Dopo un primo incontro a Roma intorno al 1536, quando il Buonarroti aveva circa 60 anni e Vittoria Colonna 45, si sviluppò tra i due un’amicizia basata sulla ricerca religiosa e sulla reciproca stima intellettuale e artistica, un’affinità elettiva definita da Michelangelo come un’unione di “intelletti affini. Michelangelo vedeva in Vittoria una guida religiosa perché Vittoria Colonna era molto attiva nel circolo Ecclesia Viterbiensis, un gruppo di intellettuali detti “Gli Spirituali” perché cercavano di formulare proposte di riforma della Chiesa cattolica. Grazie all’influenza di Vittoria Colonna, le opere di Michelangelo divennero più cariche di misticismo, e iniziarono a focalizzare la riflessione dell’artista sulla salvezza e passione di Cristo.

Tra Michelangelo Buonarroti e Vittoria Colonna vi fu un intenso scambio epistolare, sia in forma di lettere che di sonetti in rima. Vittoria Colonna regalò a Michelangelo un manoscritto contenente 103 sonetti spirituali, e Michelangelo le dedicò diversi madrigali in cui la descriveva come “un uomo in una donna, anzi uno dio“. Lo scambio epistolare tra Michelangelo Buonarroti e Vittoria Colonna è conservato e fruibile tra le risorse del Museo Casa Buonarroti a Firenze e i cataloghi del Museo di Capodimonte, che conserva diverse opere relative alla relazione tra i due.

Michelangelo realizzò anche alcune opere “private” per Vittoria Colonna, come i celebri “disegni di presentazione“, opere create per il loro scambio privato e non per fruizione pubblica, che includono ad esempio “Cristo e la Samaritana“, disegno di soggetto sacro con Vittoria Colonna nelle vesti della Samaritana, o la “Pietà per Vittoria Colonna“, disegno che raffigura la Vergine con le braccia sollevate e il corpo di Cristo tra le gambe, ed un’iscrizione tratta da Dante: “Non vi si pensa quanto sangue costa“. E ancora la “Crocifissione per Vittoria Colonna“, un disegno del 1540 che rappresenta Cristo vivo sulla croce, opera che rompe con la tradizione del Cristo morente, per enfatizzarne invece il trionfo spirituale. La morte di Vittoria Colonna morì lasciò Michelangelo profondamente scosso; il suo biografo Ascanio Condivi riferisce che l’artista si pentì di averle baciato solo la mano di Vittoria Colonna mentre giaceva sul letto di morte, invece di baciarle la fronte o la guancia.

Un amore assai diverso dalle relazioni sanguigne e saturnine che hanno caratterizzato il suo omonimo Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio. Si narra che il Caravaggio, artista lombardo ma anche lui spesso a Roma “per lavoro” trovasse amore e ispirazione nelle cortigiane di facili costumi o donne di borghi malfamati, che però poi venivano ritratte dall’artista come protagoniste delle sue opere, anche in quelle di natura religiosa. tra tutte, l’ex-prostituta di origine senese Fillide Melandroni, che frequentò a lungo e dipinse in varie delle sue opere famose, tra cui Ritratto di Cortigiana, Santa Caterina d’Alessandria, Marta e Maria Maddalena, e Giuditta e Oloferne.

Altra storia di passione romana dai risvolti tragici è stata quella tra Gian Lorenzo Bernini e Costanza Piccolomini. Costanza era sposata con Matteo Bonarelli, assistente e allievo del Bernini, e divenne la sua amante a 22 anni, quando Bernini ne aveva 38. La relazione tra il Bernini e Costanza Piccolomini fu molto passionale, e l’artista volle celebrarla nel 1637 creando un busto di marmo della sua amante, famoso per il suo realismo e per l’immagine di intimità, che raffigura Costanza con la camicia aperta e i capelli spettinati. Il busto è oggi conservato al Museo Nazionale del Bargello a Firenze.

Purtroppo la tragedia scoppiò quando Costanza tradì il Bernini con il fratello Luigi Bernini, generando una estrema reazione violenta di Gian Lorenzo, che fece sfregiare Costanza con un coltello e cercò di uccidere il fratello, che dovette rifugiarsi e chiedere asilo in chiesa per sfuggire al tentato omicidio. L’evento ebbe gravi conseguenze sociali e giudiziarie per Gian Lorenzo Bernini che però, essendo in buoni rapporti con Papa Urbano VIII, riuscì ad ottenere il perdono del Papa nonostante la gravità del gesto. Costanza Bonarelli fu invece condannata per adulterio e venne chiusa in un convento per qualche anno fino a quando, quietato lo scandalo, tornò a vivere con il marito, fino alla morte di Matteo Bonarelli nel 1654.

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Non solo artisti e letterati hanno vissuto grandi storie d’amore e avventure romantiche a Roma, ma anche grandi mecenati come Agostino Chigi, banchiere e tra i più importanti committenti d’opere d’arte e architettoniche di Roma. Agostino Chigi si innamorò perdutamente di Francesca Ordeaschi e la sposò, con un matrimonio che fu qualcosa di rivoluzionario per l’epoca. Francesca Ordeaschi era infatti una donna dai trascorsi discutibili, ma era riuscita a sposare Agostino Chigi, uno degli uomini più influenti del suo tempo e che, per amor suo, aveva persino mandato a monte un matrimonio blasonato con la nobile Margherita Gonzaga, figlia naturale del Marchese di Mantova Francesco II Gonzaga, il cui blasone avrebbe potuto portare sicuramente ancora più lustro alla famiglia Chigi.

Roma alimenta anche l’amore travolgente e vendicativo di fine ‘800 della Tosca di Giacomo Puccini, una delle opere liriche più conosciute al mondo. Sono molte le vicende romantiche sullo sfondo di Roma che, dalla fine del regno del Papa Re al più recente dopoguerra, dalla Dolce Vita all’era contemporanea, sono diventate eterne grazie allo sguardo e all’opera cinematografica di grandi registi, da Luigi Magni a Roberto Rossellini, da Federico Fellini a Paolo Sorrentino, e tanti altri ancora.

“Se son rose fioriranno“, si dice… Ma se le cose non dovessero andare come previsto nelle vostre relazioni romantiche, potete sempre recarvi a Piazza Navona presso la celebre Fontana dei Quattro Fiumi, capolavoro barocco realizzato nel 1651 da Gian Lorenzo Bernini. C’è infatti una curiosa leggenda tramandata nei secoli, per la quale le coppie che compiono un giro intorno alla fontana in senso antiorario sono destinate a lasciarsi entro sei giorni.

La leggenda della Fontana dei Quattro Fiumi narra di una strega che, per invidia o per vendetta, avrebbe lanciato una maledizione contro gli innamorati, scegliendo la Fontana dei Quattro Fiumi come fulcro del suo incantesimo. La fontana si trova al centro di Piazza Navona, costruita sulle rovine dello Stadio di Domiziano che conteneva molte opere pagane, e che per secoli è stato considerato un luogo denso di energie contrastanti, dove sacro e profano si intrecciano. In questo contesto magico ed esoterico, una semplice camminata intorno alla fontana è diventato, per molti, un rituale carico di significato, e ancora oggi tanti innamorati scelgono di passeggiare intorno alla fontana in senso orario, per non sfidare il destino.

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