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Dante Alighieri a Roma per il Primo Giubileo del 1300

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Il Giubileo è un evento che riesce a muovere milioni di pellegrini da ogni parte del mondo. Oggi ci sembra quasi normale considerando le tante comodità che la società moderna ci mette a disposizione e che ci permettono di raggiungere posti lontanissimi in pochissimo tempo con il minimo sforzo. Dobbiamo però considerare che questa mole notevole di pellegrini, nel corso della storia, affrontavano viaggi lunghissimi e spesso pericolosi per essere a Roma per le celebrazioni dell’anno santo, che per i fedeli e corrispondeva anche alla remissione dei peccati.

Questo percorso spirituale ha portato milioni di pellegrini da ogni parte del mondo fino a Roma fin dal primo Giubileo del 1300. Dai racconti dei cronisti di ogni epoca si può ricostruire che durante il primo Giubileo la media delle presenze nella città eterna fu di circa duecentomila persone al giorno, una cifra enorme, tanto più significativa se si pensa che gli abitanti di Roma erano in quel periodo solo trentacinquemila. In questa moltitudine di pellegrini troviamo anche delle vere e proprie celebrità come Cimabue, Giotto, Carlo di Valois fratello del re di Francia, con sua moglie Caterina ma soprattutto Dante Alighieri, il Sommo Poeta nazionale, che ci ha lasciato una descrizione quasi “fotografica” della città di quei tempi durante il Giubileo del 1300.

Nel corso del mese di settembre ci sono state tante celebrazioni dedicate ai 700 anni della nascita di Dante Alighieri, e noi oggi con questo articolo del blog vogliamo offrire il nostro omaggio al Sommo Poeta, cercando di tracciare la possibilità che, come molti studiosi sostengano, Dante Alighieri fu uno dei pellegrini che visitarono Roma per il primo Giubileo dell’anno 1300.

Per molti studiosi Dante venne a Roma come pellegrino durante l’Anno Santo indetto da Bonifacio VIII, e tra le varie ipotesi a sostegno di questa tesi c’è un passaggio nel suo più celebre poema, La Divina Commedia. Dante riferisce nel suo poema (Inferno, 28-33) che l’afflusso di pellegrini a Roma fu tale che divenne necessario regolamentare il senso di marcia dei pedoni sul ponte di fronte a Castel Sant’Angelo:

«come i Roman per l’esercito molto, l’anno del giubileo, su per lo ponte / hanno a passar la gente modo colto, che da l’un lato tutti hanno la fronte / verso ‘l castello e vanno a Santo Pietro, da l’altra sponda vanno verso ‘l monte.»

Dante quindi paragona il procedere in senso opposto delle due schiere di peccatori della prima bolgia ai pellegrini che sul ponte Sant’Angelo, durante il Giubileo, si incrociavano, gli uni diretti a San Pietro, gli altri, di ritorno, diretti a (forse) Monte Giordano.

C’è da dire che non si tratta dell’unico passo che può certificare la presenza del poeta nella Città Eterna, nella Divina Commedia è possibile trovare altri riferimenti al Giubileo; un altro esempio lo si trova nel “II canto del Purgatorio”, noto anche come l’episodio di Casella: questi spiega all’amico che l’angelo che ha l’incarico di trasportare in purgatorio le anime raccolte alla foce del Tevere ormai da tre mesi non rifiuta a nessuno l’entrata nella sua barca:

«veramente da tre mesi elli ha tolto / chi ha voluto intrar, con tutta pace».

Un elemento che tutti i commentatori vedono come una chiara allusione all’indulgenza accordata alle anime del purgatorio con il Giubileo a partire dal Natale 1299.

 

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Non mancano possibili riferimenti di Dante a Roma e al Giubileo anche nei canti del Paradiso come ad esempio nel XXXI canto, dove Dante paragona se stesso in contemplazione del volto di San Bernardo al pellegrino venuto da una regione molto lontana, la Croazia, per saziare il desiderio da lungo tempo provato di vedere la sembianza del Cristo nell’immagine della Veronica:

«Qual è colui che forse di Croazia / viene a veder la Veronica nostra, / che per l’antica fame non sen sazia, / ma dice nel pensier, fin che si mostra: / “Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace, / or fu sì fatta la sembianza vostra?”; / tal era io…».

Per Veronica in questo caso si intende il Santo Sudario, conservato nella Basilica di San Pietro forse dai primi secoli del Medioevo. Secondo la tradizione, questo lembo di lino sarebbe stato porto a Cristo durante la salita al Calvario da una pia donna, chiamata appunto Veronica, perché si asciugasse il volto sudato e insanguinato, e i tratti divini sarebbero così rimasti impressi nella stoffa. Nel Medioevo la Veronica fu oggetto di grande venerazione ed esercitò un enorme richiamo, perché era considerata l’immagine più importante di Cristo di tutto l’Occidente. Lo stesso Giovanni Villani ci riporta la notizia che durante il Giubileo del 1300 la Veronica venne esposta ogni venerdì e tutti i giorni festivi alla devozione dei fedeli. La profonda devozione che si incentrava intorno a questa immagine sacra può quindi aver condizionato ed impressionato Dante (così come tantissimi altri pellegrini).

Possiamo infine citare altri passi della Divina Commedia in cui Dante accenna a monumenti o a luoghi romani. come nel canto XV del Paradiso dove viene citato il Colle di Monte Mario, dal quale chi veniva dal Nord aveva la prima visione sulla città. Nell’Inferno la faccia del gigante Nambrotte è paragonata alla «pina di San Pietro» In questo caso nel canto XXXI dell’Inferno, qui Dante scrive:

«… La faccia sua mi parea lunga e grossa/come la pina di San Pietro a Roma/e a sua proporzione eran l’altre ossa…»,

facendo riferimento alla gigantesca Pigna bronzea, risalente al II° sec. d.C., rinvenuta tra le rovine delle Terme di Agrippa in quella zona di Roma che secondo la tradizione prenderebbe nome dallo stesso strobilo (rione “Pigna”) ma, quando visse Dante, questa era situata come ornamento al centro del quadriportico dell’antica basilica costantiniana di San Pietro in Vaticano, mentre oggi la possiamo trovarla al centro del nicchione all’estremità del Cortile che proprio da essa prende nome (“Cortile della Pigna”).

Nel corso dei secoli si è addirittura tentato di identificare esattamente dove Dante soggiornò nell’Urbe con risultati spesso anacronistici come il caso di un edificio a poche centinaia di metri dalla Basilica di San Pietro, in prossimità della sponda opposta del Tevere. Questo edificio sappiamo che è stato costruito in realtà nel Quattrocento da una famiglia della piccola nobiltà romana e successivamente trasformato in locanda oggi nota come Hostaria dell’Orso.

Altro edificio noto come la “Casa di Dante” invece sorge nel rione Trastevere, ma altro non è che la cosiddetta Torre degli Anguillara, originariamente annessa a un palazzo eretto nel XIII° sec. dall’omonima altra potente famiglia nobile. C’è però da dire che a parte gli anacronismi ancora oggi questo edificio è attivo con lo scopo di promuovere lo studio e la divulgazione dell’opera e della figura del Sommo Poeta.

In conclusione, tra le altre ipotesi che ci portano a ritenere quasi certo il viaggio del sommo poeta Dante Alighieri a Roma per il Giubileo del 1300 c’è anche la mole di persone che visitarono Roma, sappiamo infatti che i pellegrini (i romei, per usare le parole di Dante: «chiamansi romei in quanto vanno a Roma») rimanevano affascinati dalla febbrile animazione e dalla ricchezza della città, dalla quantità e dallo splendore delle chiese. E’ quindi probabile che tra le migliaia di fiorentini che si recarono in pellegrinaggio a Roma nel 1300 vi fosse anche Dante.

Bisogna però dire che in realtà, non ci sono documenti certi su questo “pellegrinaggio”, l’unica visita “attestata” di Dante a Roma avvenne l’anno successivo, precisamente nel settembre 1301, quando fece parte dell’ambasceria inviata da Firenze al Papa per ben disporne l’animo verso la città. Quindi tutte queste descrizioni potrebbero essere sia un ricordo diretto ma anche una rielaborazione di un racconto appreso dai pellegrini che si recarono nella città santa o dai romani stessi l’anno seguente quando il sommo poeta i recò come ambasciatore a Roma.

Se siete interessati a ripercorrere i luoghi del pellegrinaggio di Dante a Roma per il Giubileo e allo stesso tempo riscoprire i tesori nascosti della Roma Medievale, contattatemi per prenotare una visita guidata, oppure date un’occhiata ai tour ed esperienze tipiche che offro su Roma e provincia.

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