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Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

Quartiere Coppedè, Architettura Esoterica del 900 a Roma

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Se qualcuno ritiene che i Misteri siano qualcosa che appartiene ai tempi antichi degli Egizi, dei Greci e dei Romani o, al massimo, al Medioevo dei Cavalieri Templari, che siano insomma credenze di un lontano passato, non deve far altro che fare una breve passeggiata al Quartiere Coppedè di Roma, per constatare come il tema dell’occulto sia ancora ben presente in un complesso di architetture ultimato meno di un secolo fa.

Il Quartiere Coppedè si trova a nord.est del centro cittadino, lungo la direttrice della Via Salaria, non lontano dalla Villa Albani Torlonia. Di solito ci si arriva da Piazza Buenos Aires, percorrendo il primissimo tratto di via Tagliamento e trovandosi sulla destra due imponenti edifici turriti, collegati da un imponente arco con candelabro che attraversa la Via Dora.

L’immagine che il complesso evoca in chi lo guarda dall’esterno, è quella della porta di un castello o di una città murata, e proprio le facciate lungo via Tagliamento fanno pensare ad una cinta muraria. Si avverte un senso di discontinuità rispetto all’abitato circostante, come se le case del Coppedè appartenessero ad un mondo diverso ed esclusivo.

Un gusto particolare quello dell’architetto Gino Coppedè, che usa mischiare elementi in stile, particolarmente quelli ripresi dal repertorio del Trecento toscano, ad altri d’invenzione, secondo i dettami dell’Art Nouveau e del Liberty, esprimendosi attraverso un diluvio di ornamenti che ha scandalizzato molti puristi del secolo scorso, convinti di osservare una sorta di delirio iperdecorativo, di pessimo gusto, da loro percepito come l’abbellimento superficiale di un’architettura in sé priva di autentiche qualità. Peggio ancora, l’espressione architettonica affidata principalmente al rivestimento, che nasconde la struttura portante in cemento armato invece di esaltarla, pareva fino a poco tempo fa una scelta assolutamente imperdonabile.

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mentreLa riscoperta dell’architettura di Coppedè, e di questo complesso romano in particolare, è molto recente e si fonda soprattutto sulla migliore comprensione del messaggio che i suoi apparati decorativi veicolano in una grande coerenza di linguaggio: Coppedè ha voluto così rappresentare il luogo degli eletti, la dimora di coloro che sono stati iniziati alla contemplazione dei Misteri.

L’introversione del complesso, che si chiude con piglio aristocratico all’esterno, vuole evidenziare la distanza che esiste tra il profano e l’iniziato. Nella decorazione del lato lungo via Tagliamento emerge il motivo dionisiaco dei putti con l’uva, frequente in molti sarcofagi antichi ed allusivo al culto misterico di Dioniso; così anche le vicine maschere teatrali, che venivano infatti impiegate durante i riti misterici dedicati al dio Dioniso. Sono presenti pure delle teste di Gorgoni, che impersonano la diversità assoluta ciò che non è neppure immaginabile nella comune esperienza della vita, il Mistero, appunto.

In tutte le tradizioni iniziatiche viene simbolicamente celebrata la morte del profano come condizione perché possa nascere l’iniziato; insomma lo schema di discesa agl’inferi e risalita nel mondo dei vivi, lo schema presente in tanti miti antichi, descrive proprio l’iniziazione. Perciò spetta proprio al tema della morte di accompagnarci verso l’ingresso al Quartiere Coppedè, il grande arco-porta, carico di simboli inquietanti e minacciosi, che solo l’iniziato è in grado di varcare. I profani invece, schiavi dei limiti della condizione umana, restano all’esterno.

Sopra il grande arco si vede un murale con al centro la figura di un cavaliere, tipica rappresentazione di un iniziato, ed in basso è citato il verso del Purgatorio di DanteEsser dien sempre li raggi tuoi duci”. Quel verso dà voce a Virgilio, mentre, accompagnando il poeta all’uscita del Purgatorio, vede finalmente riapparire da una fenditura nella roccia il sole. Nella tradizione esoterica il Sole non è soltanto fonte di energia vitale ma anche di conoscenza. La sua “illuminazione” svela i Misteri a chi ha occhi capaci di coglierli. L’illuminazione tuttavia non è una conoscenza passiva, anzi! Grandi doti sono richieste all’aspirante ,che si accinga a spingersi oltre la soglia della Conoscenza. Ce lo ricordano gli animali rappresentati tutt’intorno, come le laboriosissime api, i ragni tessitori e le civette capaci di penetrare le tenebre più fitte.

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Una volta varcata la soglia, si avanza lungo via Dora verso Piazza Mincio e il paesaggio si fa sempre più aperto e luminoso. L’immagine della cinta turrita si è dissolta alle nostre spalle, lasciando posto ad un luogo idillico graziosamente concluso dai Villini delle Fate.

Sulla facciata del primo villino è rappresentato un omaggio a Firenze. Per Coppedè non si tratta soltanto di celebrare la sua amata Patria, sempre e ovunque richiamata nelle sue architetture, ma anche di rendere omaggio ai sui illustrissimi concittadini Dante e Petrarca. Si può considerare il viaggio di Dante descritto nella Divina Commedia come la solita catabasi-anabasi degli iniziati. Quanto a Petrarca, la sua Laura come del resto anche la Beatrice di Dante, è un personaggio che i biografi fanno fatica ad identificare con una donna reale. In realtà essa appare piuttosto come l’oggetto dell’anelito verso la Nostra Signora dei Catari, la Santa Sofia o Illuminazione, che la poesia provenzale ripresa in Toscana aveva camuffato di passione amorosa. Si può immaginare che sotto quest’aspetto mistico ed esoterico le figure dei due sommi poeti fossero particolarmente care al nostro architetto .visionario

Piazza Mincio si raccoglie attorno alla Fontana delle Rane, che costituisce il centro ideale del Quartiere Coppedè. La parte inferiore della fontana appare come roccia informe, che si solleva verso il cielo, via via prendendo la forma di una gigantesca coppa. La rana è un anfibio, è capace di respirare anche nell’acqua. Così, per ripararsi di notte, s’immerge nella melma in fondo agli stagni e poi, quando spuntano I primi raggi solari, si libera spiccando un balzo attraverso la terra informe, l’acqua e l’aria verso il fuoco solare, che in questa fontana, Coppedè ha simbolicamente raccolto nella coppa gralica. Proprio sul bordo della coppa ha voluto poggiare il simpatico animaletto. Una bellissima metafora dell’ascesa spirituale degli iniziati.

Interessati a scoprire altri aneddoti sui luoghi, i personaggi e le vicende della Città Eterna? Seguitemi nella mia visita guidata a Piazze, Palazzi e Fontane di Roma, nel tour di Fontane e Acquedotti di Roma o in un altro dei miei tour e visite guidate a Roma e provincia.

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