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Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

15 Tesori dell’Antica Roma da Non Perdere [Parte 2/3}

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Alcuni dei tesori dell’antica Roma sono “nascosti in piena vista“, e assolutamente da non perdere. Ve ne elenchiamo 15; non è un itinerario, sono suggerimenti di luoghi da esplorare anche uno alla volta. O da farne un itinerario, in fondo ve li presentiamo in ordine di prossimità geografica. Per molti di questi tesori dell’antica Roma abbiamo scritto in passato articoli di dettaglio, per i quali vi forniremo anche i link di approfondimento. I nostri suggerimenti per 15 tesori dell’antica Roma da non perdere.

Terme di Caracalla
Piramide Cestia
Tempio di Ercole a Foro Boario
Teatro di Marcello
Excubitorium
Case Romane del Celio
Basilica di San Clemente
Trofei di Mario a Piazza Vittorio
Porta Esquilina
Tombe dell’Appia Antica
Mausoleo di Cecilia Metella
Villa dei Quintili
Parco degli Acquedotti
Acquedotto Alessandrino
Gabii

Volevamo metterli tutti in un unico articolo, ma l’articolo è diventato lunghetto, quindi abbiamo deciso di dividerlo in tre parti. In questa seconda parte vi presentiamo:

Case Romane del Celio
Basilica di San Clemente
Trofei di Mario a Piazza Vittorio
Porta Esquilina
Tombe dell’Appia Antica

Tour e visite guidate Roma e provincia - 15 tesori Roma antica da non perdere
Tour e visite guidate Roma e provincia - 15 tesori Roma antica da non perdere
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Case Romane del Celio

Le Case Romane del Celio, così come la vicina Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, si trovano alle pendici del Monte Celio, e si raggiungono imboccando il Clivio di Scauro, una strada in salita caratterizzata da una serie di archi rampanti che creano un bellissimo effetto scenografico, e che dalla Chiesa di San Gregorio ci condurrà alla Piazza dei Santi Giovanni e Paolo.

Il Clivus Scauri era una strada della Roma antica che saliva dalla depressione tra Palatino e Celio per raggiungere la sommità di Monte Celio, dove oggi è Piazza della Navicella e l’ingresso principale di Villa Celimontana. Ancora oggi la strada ha mantenuto l’antico nome romano, almeno nel tratto iniziale. La sua apertura fu probabilmente dovuta a un membro della gens Aemilia Scauri, forse Marco Emilio Scauro, censore nel 109 a.C.

La Chiesa di San Giovanni e Paolo, all’interno del suo perimetro, ospita le antiche Case Romane del Celio, resti di un complesso residenziale romano sottostante alla basilica. Originariamente l’immobile era costituito da due insulae popolari, la prima databile al 111 a.C., con un balneum al pianterreno e abitazioni al piano superiore, l’altra del secolo successivo con botteghe al piano terreno e abitazioni ai piani superiori, di cui restano tracce di due piani di finestre.

Gli appartamenti delle Case Romane del Celio erano caratterizzati da una forma quadrangolare, con cortile interno (cavedio), talvolta porticato, sul quale erano posti i corridoi di accesso alle varie unità abitative. Le insule erano composte da un piano terra, in genere destinato a botteghe di vario genere (tabernae), dotate di un soppalco per deposito di materiali ma anche spesso alloggio di artigiani più poveri, e da piani superiori, destinati ad alloggi sempre meno pregiati verso i piani superiori.

Leggete il nostro articolo sulle Case Romane del Celio, che è parte di Una Passeggiata per il Monte Celio, uno dei nostri itinerari interattivi che tracciano il percorso della passeggiata via GPS grazie a Wikilok, una delle nostre app preferite per creare itinerari.

Itinerario Monte Celio | RomaGuideTour - Esperienze, tour e visite guidate a Roma e provincia
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Basilica di San Clemente

Sempre ai piedi del Monte Celio, nella parte che rivolta verso Colle Oppio, troviamo la Basilica di San Clemente, che è sicuramente uno dei monumenti più affascinanti della Roma antica sotterranea. Abbiamo menzionato la Basilica di San Clemente diverse volte in tanti articoli, specialmente quelli sulla Roma sotterranea, ed abbiamo dedicato alla basilica uno dei primi articoli del nostro blog, senza entrare purtroppo in grande dettaglio. Aspettatevi quindi a breve un nuovo articolo che entra più nel merito della bellezza conservata nella Basilica di San Clemente.

La basilica che vediamo oggi è stata edificata nel XII secolo e successivamente mascherata da una facciata settecentesca realizzata da Carlo Fontana, ma il complesso ha una storia molto lunga, che parte dal I secolo d.C. La Basilica di San Clemente è infatti una vera e propria chiesa stratificata a più livelli, per un totale di tre livelli. Il più alto corrisponde alla basilica attuale, di età medioevale; sotto, la basilica antica del IV secolo DC, costruita a partire da un edificio già dimora di un patrizio romano; il livello più basso, databile I secolo d.C., è un insieme di costruzioni romane di epoca post-neroniana, tra cui un magazzino (horreum), un edificio residenziale (insula) e un annesso luogo di culto (mitreo). Al di sotto di quest’ultimo livello sono state rinvenute tracce di edifici precedenti, anteriori al I secolo d.C.

Oltre ai tanti capolavori custoditi dalla Basilica di San Clemente, tra i quali vi sono preziosissimi mosaici, c’è da segnalare una curiosità relativa ai reperti rinvenuti nella basilica: un’iscrizione di San Clemente e Sisinnio realizzata con frasi espresse in una lingua intermedia fra il latino e il volgare. Databile tra il 1084 e l’inizio del 1100, l’iscrizione custodita nella Basilica di San Clemente è il primo esempio storico in cui il “volgare” italiano viene scritto ed utilizzato con intento artistico.

Trovate il nostro vecchio articolo sulla Basilica di San Clemente a questo link.

Tour e visite guidate Roma e provincia - 15 tesori Roma antica da non perdere - Basilica di San Pancrazio
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Trofei di Mario a Piazza Vittorio

Non distante dal Celio e dalla Basilica di San Clemente, attraversando la Via Labicana e il Parco di Colle Oppio troviamo Piazza Vittorio Emanuele, meglio nota come Piazza Vittorio; una piazza che è il cuore pulsante del quartiere Esquilino e che con i suoi portici, giardini, mercati generali multietnici, e soprattutto per la sua vicinanza a punti strategici della città, “incastrata” tra le Basiliche Papali di Santa Maria Maggiore e San Giovanni, e tra il Parco Archeologico del Colosseo e la Stazione Termini, è sempre più frequentata da chi visita Roma.

Proprio nei giardini di Piazza Vittorio, di fronte alla famosa Porta Magica, quasi come a volerla nascondere per mantenere quello che un tempo fu un “segreto“, troviamo l’imponente struttura romana dei Trofei di Mario, complesso noto anche come Ninfeo di Alessandro. I Trofei di Mario sono una fontana della Roma antica che originariamente doveva trovarsi alla confluenza di tre importanti strade romane: la Via Tiburtina, la Via Collatina e la Via Labicana. La struttura dei Trofei di Mario è quella classica di fontana monumentale (ninfeo), con la duplice funzione sia estetica (munus) che di castello di distribuzione dell’acqua (castellum aquae).

Il ninfeo dei Trofei di Mario veniva alimentato da una diramazione dell’acquedotto che proveniva dalla Porta Tiburtina (Porta San Lorenzo), per dirigersi verso l’Esquilino servendo il suo abitato. Alcune arcate di questa diramazione sono tuttora visibili e identificabili con l’Acquedotto Claudio o con l’Anio Novus. Il castello che raccoglieva le acque dei vari acquedotti e si trovava poco oltre Porta Maggiore ed era costituito da 5 grandi cisterne rettangolari, da cui le acque venivano smistate su altri 92 castelli secondari per la distribuzione nell’area urbana.

I Trofei di Mario sono una struttura monumentale larga 25 metri costruita in opera laterizia originariamente rivestita in marmo, ipotesi avvalorata dai fori e segni lasciati dalle grappe che erano distribuite sull’intero alzato, e che avevano lo scopo di sorreggere l’antica decorazione. Il monumento si articolava su tre livelli, con diversi ambienti e canalizzazioni ancora oggi visibili. L’acqua arrivava al terzo livello ad un’altezza da terra di quasi 10 metri; dopo aver aggirato un massiccio centrale semicircolare, il flusso d’acqua si divideva in due parti ed era quindi convogliata da cinque canali rivestiti di cocciopesto in una vasca (oggi non più esistente) posta sul lato anteriore della fontana.

La fontana dei Trofei di Mario è l’unica sopravvissuta delle quindici fontane-mostra dell’antica Roma. Il Ninfeo di Alessandro, per la mole e gli effetti scenografici di grandiosa spazialità, si può considerare il modello ispiratore delle grandi mostre d’acqua del tardo Rinascimento e del Barocco, come la Fontana di Trevi e la Fontana dell’Acqua Paola al Gianicolo. Una fontana che attirerà una grande attenzione già a partire dal ‘500, e per questo sarà oggetto di studio di numerosi studiosi come Etienne Duparac, Giovanni Sallustio Peruzzi, Pirro Ligorio e il Piranesi, che gli dedicò una monografia con numerose incisioni.

Dalla fontana dei Trofei di Mario provengono le due sculture di trofei collocate dal 1590 sulla balaustra in cima alla Cordonata del Campidoglio. Il nome di “Trofei di Mario”, già in uso a partire dal Medioevo, è in realtà un’errore di attribuzione; le sculture furono fatti a lungo attribuite a Gaio Mario per le vittorie su Cimbri e Teutoni, ma sono invece da attribuire ad un’epoca successiva, databile intorno all’89 d.C., durante il regno di Domiziano e dopo le vittorie nelle campagne militari contro Catti e Daci nell’89 d.C.

C’è ancora tanto da dire sui Trofei di Mario a Piazza Vittorio, e per questo vi invitiamo a leggere il nostro articolo a questo link.

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RomaGuideTour - Visite guidate a Roma e provincia | Trofei di Mario Piazza Vittorio
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Porta Esquilina

Nel nostro itinerario virtuale alla scoperta di gioielli archeologici dell’antica Roma, ci spostiamo di poco da Piazza Vittorio per scoprire Porta Esquilina e il vicino ma poco conosciuto sito archeologico della Cripta di San Vito, dove si possono trovare resti risalenti al primo periodo romano, come le Mura Serviane, le più antiche di Roma costruite nel VI secolo a.C. durante il regno di Lucio Tarquinio Prisco e completate dal suo successore Servio Tullio.

L’antica Porta Esquilina era parte delle Mura Serviane, come si può vedere dalla presenza di alcuni pilastri quadrati rimasti al centro del sito archeologico della Cripta di San Vito. Porta Esquilina era uno dei punti di entrata in città nella Roma antica, e vi si accedeva attraverso una scalinata, o una rampa con parapetto. Porta Esquilina fu in seguito ampliata con 3 arcate, e ricostruita in travertino.

Sopra l’arco di mezzo della porta c’è un’iscrizione, fatta dall’imperatore Augusto, con alcune cancellature. Aurelio Vittore, prefetto di Gallieno, nel 262 .C. pose un’iscrizione dedicata a Licinio Gallieno e sua moglie Salonina, cancellando così quella precedente. Tutto ciò che rimane di questa iscrizione è un calco di gesso molto danneggiato. L’arco è anche chiamato “Arcus Pictus” (Arco Dipinto) perchè era adornato da dipinti, come si può vedere dai pochi frammenti di pittura ancora visibili all’ingresso della chiesa.

Per approfondimenti, trovate il nostro articolo sul sito archeologico della Cripta di San Vito e la Porta Esquilina a questo link.

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Tombe dell’Appia Antica

L’Appia Antica, la Regina Viarum, una delle principali strade consolari dell’antica Roma, di recente anche entrata a far parte dei siti tutelati dall’UNESCO, è uno di quei luoghi di Roma dove, oltre a farvi scoprire innumerevoli tesori della Roma antica, riuscite anche a “staccare” dal caos cittadino per godervi allo stesso tempo archeologia e spazi verdi urbani. E vi suggeriamo di andare in bicicletta, perché se volete scoprire bene l’Appia Antica, ci sarà da fare qualche chilometro. Che è possibile fare anche a piedi, ma in bicicletta è sicuramente più facile e piacevole.

Abbiamo detto “archeologia e spazi verdi urbani“, perché oggi la parte iniziale della Via Appia Antica, benché protetta da una vasta area verde circostante, è stata inglobata nella Roma metropolitana contemporanea, ma originariamente non era così. L’Appia Antica era una via consolare che raggiungeva Roma, ma che si sviluppava al di fuori delle mura della città. Per questa ragione la Via Appia Antica è costellata di tombe e mausolei, da quelli imponenti di famiglie patrizie e imperatori, fino a quelle della gente comune della plebe. La ragione è che nell’antica Roma i defunti non venivano mai seppelliti all’interno delle mura cittadine (tranne in rare occasioni) per ragioni di carattere igienico.

Le tombe e i mausolei romani potevano avere costi diversi a seconda della grandezza e della committenza, ma a prescindere dal loro costo avevano tutte qualcosa in comune: epigrafi che riportavano scritte con le quali veniva ripetuta (quasi ossessivamente) l’età del defunto scandita in anni, mesi e giorni. Pochi sanno che le tali iscrizioni funebri facevano parlare il defunto sempre in prima persona, dispensando consigli e a volte battute di spirito. Data l’ubicazione sulle vie consolari, tombe e mausolei accompagnavano i viandanti in viaggio verso Roma. Oggi nei cimiteri siamo soliti leggere mentalmente o silenziosamente le frasi di commiato dei defunti, ma ai tempi dell’antica Roma era d’uso tra i viandanti leggere ad alta voce queste frasi. In questo modo, quando i passanti leggevano, i defunti potevano rivivere e ritrovare la loro voce, raccontando così la loro storia e lasciando qualche consiglio ai vivi.

Tra gli epigrafi più celebri che è possibile trovare tra le tombe e i mausolei dell’Appia Antica c’era sicuramente questo: “Viandante ricorda, quello che tu sei ero io, e quello che io oggi sono tu sarai“. Ma non mancavano frasi più allegre e leggere, come quella di un attore teatrale che per tutta la vita aveva recitato la parte di un personaggio che moriva in scena, e che  il giorno della sua morte poté dire: “Mai come in questa occasione ho recitato la mia parte in maniera così sublime“.

C’è ancora tanto da dire sulla Via Appia Antica, e per questo non solo vi rimandiamo ad altri articoli che abbiamo dedicato in passato alla Regina Viarum, ma vi suggeriamo più avanti alcuni luoghi specifici della Via Appia Antica che, a nostra opinione, sono tra i luoghi della Roma antica da non perdere alla vostra prossima visita a Roma.

Storia dell’Appia Antica
L’Appia Antica, Regina Viarum, è Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO
L’Appia Antica, i Mausolei e i Morti Parlanti
Massenzio e la sua Villa sull’Appia Antica
Passeggiate Fuori Porta: la Villa di Erode Attico sull’Appia Antica
Appia Antica: il Mausoleo di Cecilia Metella
Misurare la Terra, a partire dal Mausoleo di Cecilia Metella
La Villa dei Sette Bassi nel Parco dell’Appia Antica [Itinerario Interattivo]

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Concludiamo così la seconda parte della nostra “trilogia” sui 15 tesori dell’antica Roma che non tutti conoscono, e che vi suggeriamo di non perdervi alla vostra prossima visita a Roma, anche da soli, con l’aiuto degli itinerari che trovate nei nostri articoli, o con il supporto di un nostro tour guidato.

Ricordatevi che offriamo una vasta gamma di tour con visite guidate a Roma, e altre proposte per tour nei dintorni Roma. Contattatemi per info e prenotazioni tour. Continuate a seguire il nostro blog, e soprattutto non mancate la prima parte e terza parte dei nostri suggerimenti su luoghi della Roma antica da non perdere!