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Storie di Roma

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Passeggiate Fuori Porta: la Villa di Erode Attico sull’Appia Antica

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Maggio è un mese meraviglioso a Roma, che spinge a lasciarsi la città alle spalle per dedicarsi alle classiche “passeggiate fuori porta”. Niente di meglio della Via Appia Antica, in questi casi, come ribadito spesso da questo blog. Passeggiare lungo l’Appia Antica equivale quasi a passeggiare in un quartiere di secoli e secoli fa con tutte le sue storie e i suoi segreti. Una storia ricca di segreti e storie avvincenti, addirittura anche di un delitto impunito, avvenuto presso la Villa di Erode Attico.

Erode Attico era un personaggio molto famoso nel II sec d.c.; ricchissimo, accumulò grandi ricchezze grazie all’esercizio dell’usura. Fu anche un famoso retore, filosofo e insegnò con notevole successo ad Atene, tanto che grazie alla sua autorevole reputazione, l’imperatore Antonino Pio lo scelse quale precettore dei suoi due figli adottivi, Marco Aurelio e Lucio Vero.

Insomma, Erode era tanto consapevole della propria notorietà che decise di farsi scrivere sulla sua tomba queste parole: “Giacciono in questo sepolcro i pochi resti di Erode figlio di Attico, nativo di Maratona, mentre la sua fama è sparsa in tutto il mondo“.

Erode Attico sposò la giovanissima nobile romana Appia Annia Regilla, ma la coppia fu funestata da gravi eventi: persero più di un figlio in tenera età, successivamente Regilla fu costretta dal marito a seguirlo in Grecia dove divenne sacerdotessa. E l’unico figlio che riuscì a raggiungere l’età adulta, Bradua, fu in eterno conflitto con il padre a causa di un delitto misterioso, crudele e impunito.

Nel 160 d.c., Regilla venne uccisa dopo essere stata picchiata violentemente da un liberto, che probabilmente agì per ordine del marito. La donna morì, a soli trentacinque anni, a causa delle percosse subite, e con lei anche il bambino che portava in grembo da otto mesi. Erode Attico fu accusato ma riuscì ad evitare la pena grazie alla protezione di Marco Aurelio.

Successivamente l’opinione pubblica cominciò a mormorare che Erode Attico, con le sue ricchezze, avesse corrotto i giudici per farla franca. Erode per smentire queste voci, si dette a manifestazioni pazze di lutto facendo dipingere di nero tutta la casa e regalando i gioielli della moglie ai templi degli dei. In suo onore ristrutturò tutto il fondo facendo erigere un cenotafio sulla via Appia Antica, a cui diede il nome di Triopio, richiamando il famoso santuario di Demetra nonché il bosco sacro della dea. Egli volle in questo modo porre la sua proprietà al di sopra dei comuni interessi umani e forse, nelle intenzioni, c’era anche la volontà di tenere lontani dal fondo i malintenzionati che si fossero avvicinati per rubare o per recare danno alla sua proprietà.

Oggi a raccontarci della storia di questa famiglia funestata da diverse tragedie ci rimangono solo le fondamenta della loro villa ed una casa moderna, fatta erigere nel dopoguerra, che ha inglobato nei propri spazi varie parti dell’antica abitazione romana.

In questa abitazione è stata allestita una mostra fotografica che ci permette di ripercorrere la storia della via Appia Antica. Inoltre, a parte gli elementi moderni, è possibile trovare resti antichi come le vasche di diversi ambienti termali privati della villa, ma anche mosaici, statue e persino un’iscrizione, in greco, che ci riporta una frase dal sapore “agrodolce” dedicata ancora una volta alla sfortunata moglie di Erode Attico: “Regilla, luce della casa”.

Seguimi nel mio tour sull’Appia Antica per scoprire i segreti dell’Appia Antica, e tutte le storie e gli aneddoti dei personaggi che l’hanno animata nel corso dei secoli.

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