Se avete in programma una o più visite a Roma, ci sono alcuni tesori dell’antica Roma, alcuni dei quali “nascosti in piena vista“, che non dovreste assolutamente perdere. Oggi ve ne elenchiamo 15; non è un itinerario, sono suggerimenti per visitare luoghi che potete esplorare anche uno alla volta. Oppure se ne può fare anche un itinerario, in fondo ve li presentiamo anche in ordine di prossimità geografica. Per molti di questi suggerimenti abbiamo scritto in passato articoli di dettaglio, per i quali vi forniremo anche i link di approfondimento.
Questi sono i nostri suggerimenti per 15 tesori dell’antica Roma da non perdere.
Terme di Caracalla
Piramide Cestia
Tempio di Ercole a Foro Boario
Teatro di Marcello
Excubitorium
Case Romane del Celio
Basilica di San Clemente
Trofei di Mario a Piazza Vittorio
Porta Esquilina
Tombe dell’Appia Antica
Cecilia Metella
Villa dei Quintili
Parco degli Acquedotti
Acquedotto Alessandrino
Gabii
Volevamo metterli tutti in un unico articolo, ma l’articolo è diventato lunghetto, quindi abbiamo deciso di dividerlo in tre parti. In questa prima parte vi presentiamo i primi 5 tesori della Roma antica:
Terme di Caracalla
Piramide Cestia
Tempio di Ercole a Foro Boario
Teatro di Marcello
Excubitorium
Terme di Caracalla
Le Terme di Caracalla sono uno dei più grandiosi esempi di terme imperiali a Roma, oggi in gran parte conservate nella loro struttura originale, che è inoltre libera dalla presenza di edifici moderni in prossimità.
Le Terme di Caracalla furono costruite dall’imperatore Caracalla tra il 212 ed il 216 d.C. sul Piccolo Aventino, in un’area che serviva principalmente i residenti della I, II e XII regione augustea (l’area tra il Celio, l’Aventino e Circo Massimo). Imponenti e maestose, le Terme di Caracalla potevano contenere circa 1.600 persone ed erano cariche di ornamenti preziosi, tanto da essere considerate una delle sette meraviglie di Roma.
Il complesso termale delle Terme di Caracalla misurava 337 metri x 328 metri, con le esedre arrivava a circa 400 metri, mentre il solo corpo centrale era di 220 m. x 114m. La struttura sfruttava al meglio l’esposizione solare, per regolare la temperatura delle vasche termali a diversa temperatura: il Calidarium, il Tepidarium e il Frigidarium. Quest’ultimo aveva forma a croce, era coperto da volte a crociera su 8 pilastri e 8 colonne di granito e decorato al centro da due vasche di granito (oggi in Piazza Farnese), che davano accesso alla Natatio, la grande piscina all’aperto. Nella pianta termale la distribuzione degli ambienti era simmetrica: al centro Frigidarium, Tepidarium e Calidarium, ai lati palestre, vestiboli, spogliatoi, ambienti accessori e altre strutture.
L’acqua che alimentava le Terme di Caracalla proveniva dall’Acquedotto dell’Acqua Antoniniana, una derivazione dell’Acquedotto dell’Acqua Marcia appositamente costruito nel 212. Per il riscaldamento dell’acqua si utilizzavano vari forni collocati nei piani inferiori delle terme, che diffondevano aria calda nelle intercapedini sotto il pavimento sostenuto da corti pilastri di mattoni, noti anche come ipocausti.
Le Terme di Caracalla subirono vari interventi di restauro finanziati da diversi imperatori (Aureliano, Diocleziano e Teodorico), e furono utilizzate fino al 537 d.C., quando Vitige re dei Goti tagliò il rifornimento d’acqua alla città di Roma. La struttura delle Terme di Caracalla fu in seguito abbandonata e riutilizzata in varie epoche anche a fini abitativi; la parte centrale fu utilizzata come xenodochio, l’area circostante divenne cimitero per inumazioni, e infine il complesso venne sfruttato come vigneto da parte di proprietari di ville vicine o di enti ed associazioni ecclesiastiche.
Abbandonato nel VI secolo, il complesso termale di Caracalla si trasformò in una cava per recuperare e riciclare materiali anche di pregio come marmi e metalli, o intere strutture come architravi, colonne, e materiali portanti, riutilizzati poi per costruzioni importanti sia a Roma (Basilica di Santa Maria in Trastevere) che fuori Roma (Duomo di Pisa). Anche nel periodo rinascimentale le rovine delleTerme di Caracalla continuarono ad essere depredate, come nel caso di alcune delle statue che decoravano il Frigidarium, che entrarono in diverse collezioni private. Ad esempio, la famiglia Farnese riuscì ad appropriarsi della statua di Ercole e il Toro, oggi esposta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Dopo secoli di abbandono, la struttura delle Terme di Caracalla tornerà a vivere solo nella seconda metà del XX secolo, a partire da quando è diventata una delle più prestigiose sedi per concerti e spettacoli teatrali della capitale, ospitando anche la stagione lirica dell’Opera di Roma.
Leggete qui il nostro articolo con più dettagli sulle Terme di Caracalla: Terme di Caracalla, Terme dell’antica Roma e Teatro della Roma moderna.
Piramide Cestia
A Roma c’è tanto Egitto, e non solo la gran quantità di obelischi egiziani disseminati per tutta la città (incluso a Città del Vaticano). A Porta San Paolo, in prossimità della stazione Piramide di Ostiense e a breve distanza dal quartiere di Testaccio, trovate anche un’autentica piramide egizia, la Piramide Cestia. Costruita nel 12 a.C. come previsto dal testamento del facoltoso tribuno Gaio Cestio Epulone, che vincolò i suoi eredi alla costruzione della piramide entro un anno dalla sua morte, pena la perdita dell’eredità.
La Piramide Cestia fu realizzata in marmo di Carrara, e contiene al suo interno una camera sepolcrale con affreschi in stile pompeiano. Tra il 272 e il 279 d.C. la piramide fu incorporata alle Mura Aureliane e collegata a Porta San Paolo, mentre di recente, nel 2017, è stata completamente ristrutturata grazie all’intervento del mecenate giapponese Yuzo Yagi, che ha finanziato il restauro costato oltre due milioni di euro.
Mentre il lato della piramide che fronteggia Porta San Paolo è esposto al traffico “endemico” di quello snodo stradale, la Piramide Cestia si apprezza di più accedendo dal vicino Cimitero Acattolico per gli Stranieri di Roma, conosciuto anche come Cimitero Protestante, Cimitero degli Inglesi, o Cimitero degli Artisti e dei Poeti. Il cimitero è immerso in un giardino storico che ospita oltre 6,000 sepolture di oltre cinquanta denominazioni religiose e quasi 60 paesi. Qui riposano molti artisti, intellettuali, poeti, scrittori, musicisti e politici non cattolici dal Settecento fino ai nostri giorni, come i poeti inglesi Percy Shelley e John Keats, lo storico Antonio Gramsci, gli scrittori Carlo Emilio Gadda, Miriam Mafai e Luce d’Eramo, l’attore Arnoldo Foà e il poeta Dario Bellezza.
Il cimitero fu inaugurato nel 1716 grazie al permesso di Papa Clemente XI, concesso inizialmente solo per seppellire di fronte alla Piramide Cestia i membri britannici della Corte Stuart in esilio dall’Inghilterra. Il permesso fu poi esteso ad altre persone di fede non cattolica, e il cimitero venne dichiarato nel 1918 Zona Monumentale d’Interesse Nazionale.
Qui il link al nostro articolo dove potrete scoprire di più sulla Piramide Cestia, ma anche sulla forte presenza di reperti archeologici dell’antico Egitto a Roma: L’Egitto a Roma: Obelischi, Musei e Tesori Egizi meno conosciuti.
Tempio di Ercole a Foro Boario
Il Foro Boario, posizionato tra il Campidoglio e l’Isola Tiberina, era il luogo principale dove si commerciavano nell’antica Roma capi di bestiame, greggi, mandrie e altri animali che arrivavano dall’adiacente scalo del Porto di Ripa sul Tevere. Il tutto era parte del complesso dei grandi mercati generali di Roma che, oltre al Foro Boario, includeva anche il Foro Olitorio (dove si commerciavano principalmente olive e olio d’oliva, ma anche vino) e il Foro Piscatorio (mercato del pesce).
I mercanti del Foro Boario erano devoti particolarmente ad Ercole Vincitore, e per questa ragione vi erano diversi luoghi di culto ed immagini dell’eroe nell’area, a partire dall’Ara Maxima di Ercole, i cui resti sono oggi visibili nella cripta della Basilica di Santa Maria in Cosmedin, famosa per la leggenda popolare legata alla Bocca della Verità.
Oltre all’Ara Maxima di Ercole nel Foro Boario erano presenti altri templi dedicati ad Ercole; in particolare, nel 120 a.C., veniva a lui dedicato il Tempio di Ercole rotondo, che è uno dei primi edifici interamente in marmo costruiti a Roma. Il tempio fu costruito con blocchi di marmo provenienti dalla Grecia, così come greci erano anche l’architetto e lo scultore che lo realizzarono. Roma ed i suoi mercanti cominciavano a maturare l’ambizione di rivaleggiare con lo splendore delle grandi città del Mediterraneo orientale.
Le origini di Ercole Vincitore come protettore del bestiame e dei pastori, oltre che dei mercanti d’olio d’oliva, si ritrovano nel mito di Ercole e Caco. Secondo questo mito Caco era un gigante, che viveva vicino al Palatino, al tempo in cui questo era abitato dalla comunità pastorale di Evandro, che Caco tormentava, rubando regolarmente pecore ad altri animali. Evandro chiese aiuto ad Ercole, che si trovava a passare da quelle parti, e l’eroe non si fece pregare: affrontò il gigante e lo eliminò portando infine la pace.
Trovate i nostri articol con più dettagli sul Foro Boario e sul Tempio di Ercole a Foro Boario a questi link: Mercanti e Argentari dell’Antica Roma a Foro Boario e I Luoghi del Mito: Tempio di Ercole al Mercato di Foro Boario.
Teatro di Marcello
Non distante dal Foro Boario, anzi praticamente a continuazione, troviamo il Teatro di Marcello, un teatro romano noto anche come Circo di Flaminio. La costruzione del Teatro di Marcello fu iniziata da Cesare, a cui servivano ludi scenici per le sue campagne elettorali nella tarda repubblica, ma anche per rivaleggiare con il teatro edificato nel Campo Marzio da Pompeo.
Per realizzare questo grande edificio pubblico fu espropriata una vasta area e furono anche demoliti alcuni edifici sacri, come il tempio dedicato della dea Pietas. Alla morte di Cesare i lavori erano ancora agli esordi, ma furono ripresi da Augusto, che con denaro personale acquisì un’area ancora più vasta, e fece innalzare un edificio di dimensioni maggiori rispetto a quanto originariamente previsto. Questo allargamento comportò anche lo spostamento e la ricostruzione di alcuni edifici sacri circostanti, come l’antico Tempio di Apollo Sosiano e il Tempio di Bellona. Nel 13 a.C. il nuovo edificio venne ufficialmente inaugurato con giochi sontuosi e dedicato a Marco Claudio Marcello, nipote dell’Imperatore Augusto morto prematuramente. Il Teatro di Marcello sembra sia stato utilizzato fino al V secolo d.C., con una capacità di circa 15.000 spettatori, fino a 20.000 spettatori in condizioni di massimo affollamento.
Il Teatro di Marcello venne restaurato più volte, fino a quando si iniziò ad utilizzare per recuperare materiali di costruzione; ad esempio, alcuni blocchi di travertino furono utilizzati per il restauro di Ponte Cestio nel 370 d.C.
In epoca medioevale il Teatro di Marcello sarà gradualmente occupato da piccole costruzioni fino a trasformarsi in un castello fortificato, inizialmente di proprietà dei Faffo o Fabi detti di Pescheria (sec. XII), poi dei Pierleoni (sec.XIV) e dalla seconda metà del XIV secolo passato ai Savelli, che commissionarono il restauro di Palazzo Savelli Orsini, il palazzo tuttora esistente sopra le arcate della facciata. I Savelli rimasero proprietari dell’edificio fino al XVIII secolo, quando la proprietà passò agli Orsini, duchi di Gravina. Il Teatro di Marcello è un documento del periodo di transizione verso il classicismo della tarda età augustea. La sobrietà nella struttura della facciata ne fece un modello di riferimento per ogni teatro e anfiteatro romano futuro, incluso il Colosseo.
L’area archeologica del Teatro di Marcello custodisce anche una collezione di colonne, capitelli e marmi provenienti da ogni parte dell’impero romano (Grecia, Turchia, medio oriente, Egitto), e vari esemplari di muratura, anche medievale. La passeggiata attorno al Teatro di Marcello ci porta nel cuore del Ghetto Ebraico, a Portico di Ottavia. Oltre a scrivere un articolo sul Teatro di Marcello, in passato abbiamo anche registrato un video, che vi riportiamo qui sotto.
Excubitorium
C’è tanta Roma antica sotto il manto stradale della Roma moderna, e sono tante le scoperte di grande valore storico e archeologico che si fanno quasi ogni giorno a Roma, soprattutto negli ultimi anni con i lavori di costruzione della linea C della metropolitana, o per i lavori del Giubileo 2025, a volte anche durante regolari lavori di manutenzione di tratte di tubature di gas, luce e acqua. Tra le più importanti scoperte sotterranee nel cuore della città sono certamente da citare la Domus Aurea a Colle Oppio, lo Stadio di Domiziano sotto Piazza Navona, o la neopitagorica Basilica Sotterranea di Porta Maggiore.
Pochi sanno che anche Trastevere, a circa otto metri di profondità rispetto al livello stradale, è conservato l’Excubitorium, il distaccamento dei Vigili della VII Coorte. Un edificio del II secolo d.C., usato come caserma o presidio dai Vigiles, la cui prima struttura risale al 90 d.C., e che sarebbe stato ristrutturato dall’imperatore Adriano. Diversi archeologi identificano il sito di Trastevere come Excubitorium, ovvero come posto di guardia dei Vigiles, piuttosto che come statio e quindi caserma; in ogni caso, l’Excubitorium di Trastevere è la più antica sede di vigili del fuoco al mondo.
Il nome del corpo di Vigiles di Trastevere era Militia Vigilum Regime, che poi si trasformerà in Cohortes Vigilum. Il loro motto era Ubi dolor ibi vigiles (Dove c’è il dolore ci sono i vigili). I Vigiles avevano un’organizzazione gerarchica simile a quella dell’esercito romano; erano infatti divisi in 7 Coorti, e ogni Coorte era suddivisa in 7 centurie alle quali, come suggerisce il nome, erano assegnati 100 uomini, a capo dei quali c’era il Centurione. Il corpo dei Vigiles era diretto dal Praefectus Vigilum, il Prefetto dei Vigili.
L’esplorazione sotterranea dell’Excubitorium vi lascerà stupiti. Si accede all’Excubitorium mediante una scala moderna che conduce ad una grande sala, dove una vasca di forma esagonale a lati concavi fronteggia un’elegante porta ad arco che introduce nel larario, la cappella dedicata al Genio Excubitori, il genio tutelare dei vigili. Da li si accede a diverse altre sale e ambienti, un tempo decorati da pitture, colonne con architravi e mosaici, purtroppo oggi quasi completamente scomparsi, di cui vi parliamo nel nostro articolo dedicato all’Excubitorium, che vi invitiamo a leggere.
Tutti gli ambienti originali dell’Excubitorium saranno successivamente riutilizzati come fondamenta per realizzare costruzioni superiori e lasceranno un segno nella stratificazione storica millenaria della città eterna.
Oltre ai resti delle strutture della coorte, nell’Excubitorium di Trastevere furono rinvenuti numerosi reperti, come un busto di donna dal capo velato, una scultura rappresentante il dio Mitra, un busto dell’imperatore Alessandro Severo, e una grande fiaccola in bronzo scomponibile in quattro parti, con un contenitore per l’olio a forma di fiamma nella parte alta, e l’estremità inferiore a punta acuminata.
Tutte queste testimonianze passano in secondo piano di fronte a tutti i graffiti tracciati tra il 215 e il 245 d.C. dagli stessi militi sulle pareti intonacate nei momenti di riposo, e le cui trascrizioni hanno permesso di comprendere l’organizzazione dei vigili e della loro vita in caserma. Come ad esempio nel caso della menzione dei sebaciaria, un servizio altrimenti ignoto, a cui pare corrispondesse un incarico della durata di un mese per la vigilanza notturna della città alla luce di torce di sego.
Più dettagli sull’Excubitorium di Trastevere nel nostro precedente articolo: Excubitorium: la VII Coorte dei Vigiles nei Sotterranei di Trastevere.
Concludiamo così questo articolo, prima parte di una “trilogia” sui 15 tesori dell’antica Roma che non tutti conoscono, e che vi suggeriamo di non perdervi alla vostra prossima visita a















