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Storie di Roma

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Mercanti e Argentari dell’Antica Roma a Foro Boario

luoghi di roma, storia di roma

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Torniamo a parlare del più grande mercato di Roma Antica, Campo Boario, a cui avevamo dedicato un articolo qualche settimana fa. Se la figura del mercante è l’indiscussa protagonista sulla scena del Foro Boario, ce n’è un’altra che l’affianca, svolgendo un ruolo meno evidente ma altrettanto essenziale: quella dell’argentario (banchiere), che fornisce il supporto finanziario alle attività commerciali.

La presenza di argentari e mercanti nel Foro Boario, gli uni accanto agli altri, è testimoniata da un monumento di dimensioni limitate ma di notevole interesse, che si trova accanto all’attuale chiesa di San Giorgio in Velabro. Si tratta del cosiddetto “Arco degli Argentari”, piuttosto che un arco, un portale, che dava prestigio ad uno dei principali accessi al mercato.

L’Arco degli Argentari fu fatto costruire in collaborazione dagli argentari e dai mercanti del Foro Boario e fu dedicato all’Imperatore Settimio Severo e alla sua famiglia in occasione della festività dei Ludi Saeculares del 204 d.C. Siamo dunque al tempo della dinastia dei Severi e quello che accadde negli anni successivi ha reso il nostro monumento un testimone d’eccezione della tragedia di quella famiglia e della pratica tipicamente romana della damnatio memoriae. Sembra che in origine l’arco fosse sormontato da un attico sul quale si ergevano cinque statue a tutto tondo: al centro stava la statua dell’Imperatore Settimio Severo, alla sua destra la moglie Giulia Donna e il figlio Geta, a sinistra l’altro figlio, Caracalla con la consorte Plautilla. Sui rilievi degli stipiti sono abbondantemente rappresentati dei capi di bestiame ma non si tratta assolutamente di scene relative alla normale attività del mercato, bensì di animali condotti al sacrificio nei templi. Nei riquadri maggiori la stessa famiglia imperiale è infatti rappresentata in scene di gruppo, intenta a celebrare sacrifici agli dei.

Il tono generale dei soggetti scelti è dunque molto ufficiale e di circostanza, come dev’essere sembrato opportuno per un monumento dedicato all’Imperatore, la cui augusta figura non si voleva accostare ad attività troppo “volgari” per lui, come il commercio. All’interno dello stipite di destra si riconosce Settimio Severo appunto nell’atto di consumare un olocausto capite velata, cioè con il lembo della toga sollevato a coprire la testa, atteggiamento tenuto da un Romano unicamente nell’atto di adempiere al sevizio sacerdotale.

Chi è nato in Italia, a causa della diffusione universale del modello biblico e cattolico, è portato a credere che la devozione al Sacro si debba necessariamente manifestare attraverso atti di adorazione spirituale, come la preghiera in comune o altre cose del genere; ai nostri occhi questo atteggiamento è così scontato, che lo attribuiamo meccanicamente anche alle religioni di altri popoli e di altre epoche ma non è affatto così. Per gli antichi Greci e Romani la devozione si esprimeva soprattutto portando offerte al tempio. Si conduceva un animale presso l’altare, dove veniva immolato e una parte selezionata della sua carne, tagliata e preparata secondo regole rituali, veniva fatta consumare dalle fiamme su di un fornello. Simbolicamente questo aveva il valore di avere offerto al dio il nutrimento.

Nel rilevo si riconosce ancora bene la figura dell’imperatore, la forma, sia pure mutilata, di un tripode in bronzo, usato per consumare l’olocausto, la qualità della carne offerta in sacrificio, cioè le interiora coperte di grasso addominale, una specie di fegato alla veneziana, come prescritto dalle regole rituali (è la parte che i Romani chiamavano Omentum). Si capisce immediatamente, che alcune figure sono state cancellate volontariamente qualche tempo dopo. Nel riquadro di fronte si riconosce la figura di Caracalla, colto nell’atto di versare l’Omentum sul tripode con la patera, il piattino rituale con il classico sollevamento al centro. In quest’altro rilievo l’eliminazione volontaria delle altre figure è ancora più evidente. Pure l’epigrafe in cima all’arco è stata alterata: si vede chiaramente, che alcune righe sono state abrase e riscritte. Sono stati cancellati i nomi delle stesse persone, le cui figure dei rilievi sono state cancellate anch’esse, si tratta della moglie e del fratello di Caracalla, ambedue assassinati per consolidare il potere del nuovo Imperatore e persino condannati ad essere dimenticati da tutti, ordinando di rimuovere tutte le tracce della loro esistenza. Questo era la damnatio memoriae. La stessa sorte toccò pure a Plauziano, suocero di Caracalla.

Anche lo stile del monumento è da segnalare, essendo lontanissimo dal perfetto equilibrio classico, tanto amato e ricercato dall’aristocrazia. Questo monumento è appunto l’espressione di una classe sociale molto abbiente ma lontana dalla cultura e dallo stile di vita elegante e raffinato dell’élite. L’arco appare sovraccarico di decorazioni, cercando forse di farlo sembrare più prezioso di quanto non sia effettivamente e forse anche di dimostrare che non si era badato a spese.

Le figure principali girano la testa in posizione frontale, come quando si usava mettersi in posa davanti al fotografo. È evidente che in questo modo si perde tutta la naturalezza della scena, però i personaggi importanti vengono così messi ancora in maggiore evidenza e questo effetto riscuoterà un grandissimo successo, diventando verso la fine dell’Impero e soprattutto nell’arte Cristiana il punto di riferimento stilistico. Anche qui, in un riquadro in alto a sinistra dell’iscrizione appare l’immagine di Ercole Vincitore, onnipresente nell’area, a cui corrisponde a destra quella del Genius loci, praticamente inglobato nella muratura del campanile della chiesa.

Ercole allontanò le forze del male, uccidendo il gigante Caco, San Giorgio fece la stessa cosa, uccidendo il drago. Mi piace pensare che la figura del genio ci si offra come una cerniera, un ponte tra la mitologia antica e l’agiografia cristiana. Volete scoprire altri aneddoti sui luoghi, i personaggi e le vicende della Città Eterna? Seguitemi nella mia visita guidata a Piazze, Palazzi e Fontane di Roma, nel tour di Fontane e Acquedotti di Roma o in un altro dei miei tour e visite guidate a Roma e provincia.

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