Oggi vi parleremo di una città antica meno conosciuta di Ostia, Gabii. Si tratta di un’antica città latina che si trova a circa 20 chilometri ad est di Roma, lungo la Via Prenestina antica, che in precedenza si chiamava Via Gabina e collegava Roma a Præneste costeggiando un antico cratere vulcanico, probabilmente abitato sin dalla fine del XIX secolo, oggi lago vulcanico prosciugato, noto come Lago di Castiglione.
La fondazione di Gabii si può collegare a due leggende: la prima collega la sua fondazione ai latini di Alba Longa, mentre un’altra la ricollega ai Siculi e precisamente a due fratelli, Galatus e Bins, da cui si collega il nome della città. Un’altra leggenda lega il nome della città di Gabii al luogo dove Romolo e Remo sarebbero stati educati e formati, dettaglio che rafforza l’importanza della città di Gabii non solo come importante centro politico ma anche culturale.
La città di Gabii rientra nel novero dei grandi centri laziali di epoca protostorica, le cui prime tracce risalgono al IX secolo a.C., ma anche al gruppo di grandi epicentri politico-culturali nel Latium Vetus prima della nascita e dell’ascesa della città di Roma, insieme ai centri di Tibur, Praeneste e altre città che controllavano la Valle dell’Aniene e gli accessi alla Valle del Sacco e del Liri.
I centri laziali di epoca protostorica erano essenzialmente comunità familiari guidate da capi guerrieri e sacerdoti, che vivevano in capanne ed in alcuni periodi dell’anno lavoravano la ceramica. Questi centri protostorici fiorirono tra il IX secolo a.C. e l’VIII secolo a.C. All’interno di queste comunità egualitarie ci furono delle trasformazioni sociali, che portarono alla costituzione di un sistema sociale di tipo gentilizio-clientelare con la successiva formazione di centri protourbani, che caratterizzeranno i centri urbani del territorio laziale latino.
Il sito archeologico della città di Gabii costituisce con i suoi 70 ettari uno dei siti protourbani meglio conservati, soprattutto per le sue principali strutture. Questo perché, intorno al XI secolo, la città fu abbandonata e l’area non rientrò più in nuovi interventi costruttivi sulle antiche strutture, ma a destinazione ad uso agricolo che ne ha consentito di preservarne le vestigia fino ai nostri giorni.
I primi scavi a Gabii risalgono al 1791, quando Gavin Hamilton, scultore ed archeologo dilettante ottenne dal proprietario dell’area, il principe Marcantonio Borghese, il permesso di condurre uno scavo archeologico. Dagli scavi archeologici furono riportati alla luce i resti della cinta muraria di tufo in opus quadratum (muri edificati in blocchi impilati uno sull’altro senza malta) e altri importanti edifici come il Foro porticato aperto su Via Prenestina antica, il Tempio di Giunone Gabina, la Regia (cioè una dimora del VI secolo a.C.), ed infine un Santuario extra urbano.
Nel corso degli stessi scavi archeologici furono ritrovate numerose statue, che poi furono riacquistate dal principe Borghese ed infine esposte all’interno della Casina dell’Orologio, che divenne un museo all’interno di Villa Borghese a Roma, con il nome di Casino di Gabii.
Il museo fu poi smantellato nel 1807, quando il materiale esposto fu venduto assieme ad altri prezzi pregiati a Napoleone, per una cifra irrisoria per l’epoca, circa 2.000 euro a pezzo. Per ironia della sorte, i fondi utilizzati da Napoleone per questo acquisto provenivano praticamente dalle proprietà terriere e dogane del papa, così quando il papa ritornò a Roma (alla fine del periodo Napoleonico) tornò in possesso non solo del suo potere temporale sulla città ma anche su tutti i suoi beni. Oggi questi pezzi provenienti da Gabii sono esposti al Museo del Louvre di Parigi.
La città di Gabii avrà un grande sviluppo nel periodo repubblicano, mentre la decadenza di Gabii iniziò già nel I secolo a.C. e sul suolo stesso della città furono aperte cave, per l’estrazione di tufo, ritenuto refrattario al fuoco.
Percorrendo un tratto dell’antica Via Prenestina, nel tratto che attraversava la città, sarà possibile incrociare il Santuario di Giunone Gabina. Lungo i versanti si sviluppavano taberne e negozi di ex-voto legati al culto della divinità. Le buche disseminate lungo il perimetro della città di Gabii sono probabilmente collegate alle piante dedicate a questo culto arcaico che cercava connessioni con la natura rievocando un bosco sacro.
Procendendo verso est, all’interno dell’area muraria della città di Gabii, è stato individuato il cosiddetto Santuario Orientale, attivo tra il VII e II secolo a.C. e probabilmente dedicato a una divinità femminile protettrice delle nascite. Uscendo subito fuori dall’abitato è invece possibile trovare i resti di una chiesa medievale, che dimostra come l’antico centro cittadino non venne utilizzato per nuove costruzioni.
Sempre fuori dal nucleo cittadino dell’antica Gabii, verso la fine degli anni ’70, un nuovo scavo ha portato alla luce un’altra necropoli protostorica che fu abitata per più di tre secoli, dal IX al VI secolo a.C., e dove sono state scoperte circa 700 sepolture con diverse tecniche, sia a inumazione che per incinerazione.
Tutti i reperti di questo sito collegato sempre alla città di Gabii furono poi esposti nella nuova sezione Protostoria del Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, il più grande impianto termale del mondo antico, di cui vi abbiamo già parlato in un articolo precedente.
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