La situazione della Città Eterna nel medioevo era sicuramente molto diversa da oggi; diversi monumenti simbolo della grandezza dell’impero romano, come il Foro di Traiano, divennero zone paludose e furono recuperate solo successivamente attraverso un sostanziale insabbiamento, su cui poi furono costruite chiese e case.
Insabbiamenti interessarono anche quello che una volta era il Foro di Cesare, quello di Nerva e Augusto. Non si trattava d’insediamenti spontanei ma piuttosto di interventi urbani pianificati, che prevedevano la costruzione di interi lotti su aree pubbliche, precedentemente recuperati, e di interesse paesaggistico, in genere promossi da figure dell’aristocrazia laica o ecclesiastica.
Nel caso del Foro di Cesare, sappiamo che colui che promosse la costruzione dell’insediamento fu un certo Leone, che in seguito divenne Papa Leone VIII su ordine di Ottone I di Sassonia. Possiamo invece collegare un certo Kaloleus, legato al principe Alberico, alla trasformazione del Foro di Traiano.
Nella zona del Vaticano, già alla fine dell’VIII secolo, si sviluppò un Burgus che comprendeva diverse Scholae Cantorum (Saxonum, Longobardorum, Francorum e Frisonum), e che aveva lo scopo di accogliere pellegrini provenienti da vari paesi del nord Europa; per questo motivo le varie strutture avevano annesse anche chiese e altri servizi, e avevano milizie per protezione.
Nel Burgus avremmo trovato cinque monasteri, cinque diaconati, Xenodochia, ospizi, bagni e attività artigianali. Questo Burgus era inoltre servito da uno specifico sistema stradale che aveva come asse principale il Porticus Sancti Petri che collegava Ponte Elio (oggi Ponte Sant’Angelo) con la Basilica di San Pietro.
A seguito di un assalto dei saraceni che avevano depredato la Città Eterna, vennero attuate delle contromisure. Fu così creato un circuito murario che dal Mausoleo di Adriano, allora fortezza, correva intorno alla Basilica di San Pietro, ed era dotato di cancelli: a nord la Porta San Pellegrino e la Posterula di Sant’Angelo per l’ingresso delle vie Cassia e Clodia, mentre a sud la Posterula dei Sassoni, che ha garantito il collegamento con Trastevere.
Questo intervento porterà alla nascita di un nuovo centro urbano, la Civitas Leonina, che porterà anche ad uno spostamento del centro di gravità verso l’area del Vaticano e il Campus Marzio. Il riutilizzo di antiche strutture per la realizzazione di nuove costruzioni dimostra anche il progressivo distaccamento di Roma dall’Impero d’Oriente, che porterà il papato ad entrare in possesso delle vecchie proprietà imperiali della città.
Il Liber Pontificalis (fonte principale dell’Alto Medioevo), ci racconta i cambiamenti e vari interventi promossi dai papi che cambieranno radicalmente il volto di Roma attraverso un importante programma edilizio. Il primo a intraprendere questo progetto fu Papa Adriano I, che mirava a ripristinare le strutture pubbliche, riorganizzare i servizi pubblici e creare nuovi complessi e realtà urbane. In questo periodo nacquero nuove infrastrutture, come il sistema degli acquedotti che portava l’acqua dal Gianicolo alle terme e ai battisteri, compreso quello della Basilica di San Pietro, e furono restaurati i monasteri e le Mura Aureliane.
In questo contesto, il Laterano era invece la grande residenza papale, il cui aspetto evidenziava diversi elementi fortificati e grandi sale di ricevimento (più o meno quello che poi sarà fatto per il Vaticano secoli dopo). Dal punto di vista architettonico, i lavori commissionati dal Papa si imposteranno soprattutto nell’utilizzo dell’Opus Quadratum con grandi blocchi di tufo, estratti o recuperati, spesso dalle vecchie mura Serviane, con doppio affaccio e nucleo di cemento.
La maggior parte dei materiali necessari ad intraprendere tutte queste opere fu di fatto recuperato dai vecchi Fori Imperiali. Ad esempio, l’area del Templum Pacis in cui fu istituita una necropoli, è forse collegata alla conversione di una sala del tempio nella Chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Papa Felice IV, primo esempio di chiesa cristiana costruita nella zona centrale di Roma.
Non si tratta dell’unico esempio di trasformazione di un edificio antico in una chiesa legata al nuovo culto cristiano; discorso simile si può fare per la Curia Iulia che si trasformò nella Chiesa di Sant’Adriano al Foro, il Secretarium Senatus divenne la Chiesa di Santa Martina, entrambe opere di papa Onorio I. Nel 608 d.C., l’imperatore bizantino Foca donò il Pantheon a Papa Bonifacio IV, e fu trasformato nella Chiesa di Santa Maria ad Martires nel 609 d.C. Tale evoluzione si può collegare anche agli editti emessi da Teodosio tra il 391 e il 392, che stabilirono che il cristianesimo fosse l’unica religione consentita a Roma. Questo evento porterà alla chiusura, e talvolta anche alla distruzione, di vecchi templi pagani e di molti altri edifici di epoca imperiale.
Il Foro della Pace sarà utilizzato come luogo di discarica per detriti e macerie, compresi alcuni frammenti della Forma Urbis che furono poi ritrovati in recenti scavi; successivamente furono creati un campo agricolo e terrazze in blocchi di tufo che correvano lungo le strade acciottolate. Le strutture degli edifici antichi rimasero pressoché intatte, ma nelle vecchie piazze si formeranno diverse strade acciottolate intorno alle quali sorgeranno nuove strutture medievali.
Destino diverso ma non meno degradante spettò ai Fori, che passarono dall’essere i luoghi pubblici simbolo della grandezza dell’impero a semplici aree private caratterizzate dalla costruzione di case e orti; discorso simile per il Foro di Cesare, utilizzato per la coltivazione di ortaggi, piante aromatiche e alberi. Le taberne del Foro furono occupate da una fornace metallica, che serviva a strappare le decorazioni, le statue in bronzo e le pinze che tenevano insieme i blocchi di pietra, mentre nella piazza furono installate le Domus Terrinee, con un unico pavimento e in legno, per le classi inferiori.
Il Foro di Augusto fu prima parzialmente demolito per recuperare materiale da costruzione, fatto attestato da un’iscrizione su un tamburo a colonna, riferendosi alla proprietà del marmo: Pat(rici) Dieci, forse il Praefectus Urbis del tempo di Teodorico. Anchee il podio del Tempio di Marte Ultore fu successivamente modificato, per essere occupato dal Monastero di San Basilio in Scala Mortuorum, dedicato al fondatore del monachesimo orientale.
Anche le rive del Tevere non vennero più curate e si riempirono di mulini; l’abbandono delle cure del letto del fiume ebbe un impatto negativo sui porti fluviali e quindi sui commerci. I morti che una volta venivano seppelliti fuori dalla città iniziarono ad essere sepolti all’interno del perimetro cittadino, pratica che aumenterà con Papa Pasquale I, che trasferirà le reliquie dei santi dai sobborghi alla città.
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