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Storie di Roma

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Tour Teatralizzato Serale: Donne della Roma Moderna tra Bellezza e Potere

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Terzo appuntamento estivo con i tour teatralizzati serali che Roma Guide Tour propone per l’Estate Romana 2019. Questo weekend del 30 agosto – 1 settembre il nostro tour Donne della Roma Moderna tra Bellezza e Potere farà conoscere e rivivere, attraverso le teatralizzazioni dell’attrice e regista teatrale Michela Barone, alcune figure storiche femminili che hanno segnato la storia di Roma: Fornarina, Costanza De Cupis e Donna Olimpia.

PUNTO D’INCONTRO: Piazza di Spagna 23, all’uscita di Babingtons.

Partenza da Piazza di Spegna, una delle piazze più caratteristiche della città di Roma con i suoi 136 gradini è una vera è propria cascata di marmo che finisce di fronte un altro celebre monumento, la fontana della Barcaccia, una delle tante opere d’arte del periodo Barocco realizzate dal maestro Gian Lorenzo Bernini.

Proseguendo nella nostra passeggiata costeggeremo la Colonna dell’Immacolata Concezione, collegata al medesimo dogma istituito da Pio IX nel 8 dicembre del 1854 che vede la madre di Cristo pura al momento del parto quindi non toccata dal peccato originale dei progenitori. Lasciandoci la colonna e l’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede incontreremo un altro palazzo molto importante per lo Stato della Città del Vaticano, il Palazzo di Propaganda Fide, per la diffusione della religione cristiana nel mondo.

Una volta lasciata piazza di Spagna e i suoi celebri monumenti in stile barocco e barocchetto ne troveremo un altro non molto distante che è la perfetta sintesi tra l’arte barocca e la nuova cultura illuminista, la Fontana di Trevi. Una delle più famose fontane dal mondo resa celebre soprattutto perché compare in diversi film d’autore come La dolce vita, Tototruffa e La Grande Bellezza.

Una volta lasciata la celebre fontana ci sposteremo verso Campo Marzio dove incroceremo una celebre strada di Roma, via del Corso, famosa per le corse dei cavalli berberi durante le celebrazioni del carnevale romano, organizzato ogni anno in città fino alla fine del 1800. Da via del corso potremmo ammirare celebri monumenti collegati al “Potere” come: Palazzo Chigi sede del presidente del consiglio e Montecitorio, sede della camera dei deputati piazza Colonna, palazzi che si affacciano su un’altra celebre piazza, Piazza Colonna, famosa per la colonna istoriata voluta dall’Imperatore Marco Aurelio.

Da Piazza Colonna ci sposteremo al Pantheon, tempio dedicato a tutte le divinità e qui incontreremo il nostro primo personaggio, Margherita Luti meglio conosciuta come Fornarina, la musa e amante di Raffaello. L’amore tra il celebre pittore urbinate e la bella fanciulla figlia di un fornaio è stato più volte fonte di ispirazione per letterati e artisti ed è proprio attraverso questi ultimi che il loro amore non finirà mai, perché verrà ricordato nell’arte e nella letteratura per l’eternità.

Raffaello Sanzio è uno dei più grandi artisti del Rinascimento, conosciuto in tutto il mondo. Nato ad Urbino nel 1483, è figlio di un altro celebre pittore, Giovanni Santi, che lavorò alla corte dei Montefeltro. È allievo del Perugino e amico del Pinturicchio; dopo aver compiuto viaggi tra Firenze e Siena, si trasferisce a Roma, dove realizzerà i suoi più grandi capolavori per volere di papa Giulio II e di papa Leone X.

Si racconta che il primo incontro fra i due avvenne fra le strade di Trastevere, precisamente in via Dorotea al civico 20, dove sorge una casa quattrocentesca con una finestra ad arco acuto dalla quale si sarebbe affacciata la bella Fornarina. Passeggiando con gli occhi al cielo, alla vista della fanciulla intenta a pettinarsi, Raffaello se ne sarebbe perdutamente innamorato. Una passione travolgente che non riusciva ad evitare tanto da volere la fanciulla sempre con sé. Margherita divenne musa di molti suoi quadri d’età matura. È la protagonista della Velata, della Madonna della seggiola, della Madonna Sistina e di quella di Foligno. Il suo volto ritorna anche nella Trasfigurazione, ultima opera di Raffaello Sanzio.

Lasciato il Pantheon e il primo personaggio arriveremo a Piazza Navona dove scopriremo le leggende legate ad un’altra celebre donna, Costanza de Cupis, il cui fantasma si dice aleggi proprio nel palazzo che si affaccia sulla celebre Fontana dei Quattro fiumi, opera di Gian Lorenzo Bernini, praticamente l’artista di riferimento per buona parte del 1600 a Roma.

Costanza De Cupis era una nobildonna vissuta nel XVII secolo. La sua famiglia possedeva alcuni palazzi a piazza Navona, compresi nell’isolato tra via dei Lorenesi, via di S. Agnese e via Santa Maria dell’Anima. La storia di questa donna, molto sfortunata, è avvolta nel mistero.

Nei primi anni del 1600 a Palazzo Pamphjli (allora Palazzo De Cupis) viveva Costanza Conti, un ragazza descritta come molto avvenente. La cosa che però colpiva chiunque la vedesse erano le sua mani, di un candore unico e dalla bellezza invidiata da tutte le dame dell’aristocrazia. La giovane donna andò in sposa al nipote del cardinale Giandomenico De Cupis e anche dopo il suo matrimonio la usa bellezza rimase tale e le sue mani rimasero perfette, tanto che un artista di nome Bastiano le chiese di poterne fare un calco per mostrarle a tutti nella propria bottega. L’uomo fece un calco in gesso di una sua mano e la sua opera divenne talmente famosa che la gente andava a vederla in pellegrinaggio quasi fosse una reliquia.

La leggenda vuole che un giorno un frate di San Pietro in Vincoli, giunse alla bottega a rimirare quella opera d’arte e che, stupefatto da tutta l’ammirazione della gente che quasi venerava quel calco, disse un frase del tipo:
«Se quella mano è umana, merita d’essere tagliata!». Probabilmente si riferiva al fatto che le persone ne parlavano quasi con blasfema ammirazione e che sembravano più attratti da quel pezzo di gesso che dalla croce del Cristo.

Quell’episodio giunse alle orecchie di Costanza che da quel giorno si fece prendere dal terrore e dall’angoscia, vedendo in quell’affermazione un oscuro presagio. La donna, religiosissima, ordinò che il calco venisse distrutto e prese la decisione di rinchiudersi in casa per rinunciare alla vita mondana e espiare colpe che non aveva, pregando e cucendo.
Qualche tempo dopo la ragazza si punse il dito con l’ago mentre stava ricamando e quella che sembrava una ferita di poco conto si infettò e si estese rapidamente a tutta la mano e il braccio. La mano andò in cancrena e a nulla servirono gli unguenti e le medicine dei medici: dovette essere amputata. Ma nemmeno quella drastica decisione riuscì a salvare Costanza perché l’infezione era ormai in circolo e la donna morì a causa della setticemia.

Questa triste vicenda nei decenni a seguire venne tramandata di padre in figlio, assunsero i connotati di una leggenda e i romani ancora oggi sostengono che il fantasma di Costanza De Cupis si aggiri nel palazzo e che una bellissima e pallida mano appaia dietro il vetro di una finestra di Palazzo De Cupis quando la luna fa capolino e i suoi raggi illuminano la facciata. In molti sostengono che quella forma sia speso visibile anche dalla piazza sottostante.

Dopo aver esplorato gli edifici e le leggende legate a Piazza Navona, ci sposteremo verso il Palazzo Pamphili, sede della famiglia che commissionò non solo la fontana ma tante altre opere d’arte in occasione del giubileo del 1650. Per concludere in bellezza questo tour teatralizzato non potevamo non presentare un esponente molto “particolare” di questa famiglia, Donna Olimpia detta la Pimpaccia, la cui teatralizzazione sarà ricostruita in prossimità di Piazza Pasquino.

Olimpia Maidalchini, nota come Donna Olimpia o anche, popolarmente, la Pimpaccia, è stata una delle protagoniste della storia di Roma nel XVII secolo.

Olimpia era stata destinata dal padre al convento insieme alle sue due sorelle, in quanto erede designato doveva essere il loro unico fratello. Tuttavia rifiutò di prendere i voti e accusò di tentata seduzione il direttore spirituale incaricato di convincerla ad abbracciare la vita monastica; lo scandalo che ne seguì procurò all’ecclesiastico la sospensione a divinis, ma qualche anno dopo la stessa Olimpia, che nel frattempo si era imparentata con la famiglia del pontefice regnante, lo fece nominare vescovo. Olimpia si sposò quindi in giovane età con Paolo Nini, un facoltoso borghese che la lasciò vedova dopo solo tre anni di matrimonio.

La giovane donna, di natura ambiziosa e avida, ed estremamente volitiva, scelse come secondo marito un romano di famiglia nobile ma impoverita, più vecchio di lei di 27 anni, Pamphilio Pamphilj (1564-1639), che sposò nel 1612. Questi la introdusse nella società romana e, soprattutto, la imparentò con suo fratello Giovanni Battista, brillante avvocato di curia e futuro Papa Innocenzo X.

La presenza di Olimpia (e il suo sostegno economico) accompagnò la carriera del cognato Giovanni Battista Pamphilj fino al conclave e oltre, perfino sul soglio di Pietro, e non fu una presenza discreta: tutta Roma, a cominciare da Pasquino, parlava e sparlava di come Donna Olimpia apparisse molto più legata al cognato che al marito, di come chiunque volesse arrivare all’ecclesiastico Pamphilj, dovesse passare attraverso la cognata, e di come costassero cari i suoi favori.

È certo che, così com’era stata la principale artefice dell’elezione a Papa del cognato, quando questa fu conclusa Olimpia divenne la dominatrice indiscussa e assoluta della corte papale e di tutta Roma, acquisendo così grande potere e ingenti ricchezze, tanto da essere chiamata ironicamente la papessa.

Rimasta vedova nel 1639 di Pamphilio, ricevette dal cognato papa nel 1645 le terre appartenute alla ormai chiusa (1564) abbazia di San Martino al Cimino e i relativi edifici, in rovina, del complesso abbaziale, il titolo di principessa di San Martino al Cimino e feudataria di Montecalvello, Grotte Santo Stefano e Vallebona. Olimpia prese a cuore il rinnovo del blasone di San Martino e assecondata da grandi architetti (fece intervenire anche il Borromini da Roma), restaurò completamente la chiesa aggiungendovi due torri come contrafforti, fece costruire un palazzo di grandi dimensioni sulle rovine delle strutture monastiche e vegliò anche sulla ricostruzione e riorganizzazione del borgo, che andava dalla porta di levante (direzione Roma) a quella occidentale (direzione Viterbo), affidando all’architetto militare Marc’Antonio de Rossi il disegno delle mura perimetrali, delle porte e delle abitazioni, non dimenticando altre strutture pubbliche quali lavatoi, forni, macelli, teatro e piazza pubblica.

Negli ultimi anni di vita del Pontefice, Olimpia però cadde in disgrazia; dovette vendere benefici ecclesiastici e falsificò atti, per l’importo di 500.000 scudi. A nulla valsero le denunce del cardinale Domenico Cecchini, Datario del Pontefice, che ne aveva scoperto le trame. Intervenne allora direttamente il cardinale Fabio Chigi, Segretario di Stato, stanco insieme a tutta la Curia dello strapotere e degli illeciti della Maidalchini, che denunciò il Mascambruno e lo fece condannare a morte. Il successore di Innocenzo X fu proprio Fabio Chigi che, preso il nome di Alessandro VII, tra i suoi primi atti la esiliò in perpetuo dall’Urbe. Olimpia scappo in fretta da Roma, chiudendosi nelle sue proprietà viterbesi.

Scappata dunque da Roma dopo la morte del Papa nel 1655, Donna Olimpia morì in esilio e di peste nelle sue tenute viterbesi di San Martino al Cimino nel 1657, lasciando in eredità 2 milioni di scudi. Fu sepolta sotto la navata centrale dell’abbazia di San Martino al Cimino. Caratteristica della figura di donna Olimpia è che gli eccessi che le furono attribuiti erano soprattutto relativi a un’ossessiva avidità di denaro e di potere, all’epoca data per scontata negli uomini ma molto rara, in maniera così esplicita e prevalente, nelle donne.

Una leggenda vuole che il 7 gennaio, giorno dell’anniversario della morte di Innocenzo X, la Pimpaccia corresse ancora per le strade del centro di Roma su una carrozza in fiamme, dal palazzo di Piazza Navona, attraversando Ponte Sisto, per andare a sprofondare nel Tevere con i tesori che aveva accumulato, o semplicemente per spaventare i passanti nottambuli. Fino al 1914 esisteva, fuori porta San Pancrazio nei pressi di villa Pamphili, una Via Tiradiavoli, così denominata perché si diceva (secondo un’altra versione della stessa leggenda) che lo stesso carro di fuoco la percorresse di gran carriera per portare la Pimpaccia alla villa papale, e che i diavoli vi avessero aperto una voragine per riportarsi all’inferno la Pimpaccia, il carro e tutto il resto.

Il nostro tour teatralizzato serale, della durata di circa due ore, si concluderà verso le 22.30. Per tutti gli amanti di storia, cultura e teatro i tour teatralizzati di Roma Guide Tour sono occasioni imperdibili.

PRENOTAZIONI
Le tariffe sono abbordabili e “popolari”:
1 partecipante: 10 euro
coppia di partecipanti: 18 euro
bambini fino ai 10 anni: gratis
ragazzi tra i 10 e i 16 anni: 5 euro
gruppi: sconti per gruppi, contattatemi per dettagli

Per le prenotazioni basterà inviare un’email all’indirizzo info@romaguidetour.it. Per maggiori informazioni e prenotazioni, anche per gruppi numerosi (per i quali sono disponibili sconti di gruppo), vi invito a contattarmi direttamente. Se volete coinvolgere vostri amici, invitateli condividendo con loro l’evento Facebook appositamente creato per questo tour.

Se proprio non riuscite a partecipare ai tour teatralizzati estivi ricordatevi che sono sempre disponibile per tour personalizzati e di gruppo e visite guidate a Roma e in tutte le principali destinazioni della provincia di Roma.

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