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I Mitrei di Ostia Antica: il Mitreo delle Sette Sfere

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Ultimo appuntamento della nostra tornata estiva di articoli dedicati al Parco Archeologico di Ostia Antica, iniziati con un articolo sui vari tipi di abitazioni dell’antica Ostia e proseguendo poi con il culto di Mitra e l’esplorazione di alcuni tra i più significativi mitrei di Ostia, i luoghi dedicati al culto della divinità persiana Mitra, arrivato fino all’impero romano. negli articoli precedenti abbiamo scoperto e analizzato in dettaglio il Mitreo delle Sette Porte e il Mitreo di Felicissimo, mentre oggi andremo alla scoperta del Mitreo delle Sette Sfere.

Il Mitreo delle Sette Sfere si trova alle spalle del teatro e, come i mitreo di Felicissimo e delle Sette Porte, testimonia l’importanza del numero sette e dell’astronomia nella religione mitraica. Facendo corrispondere il numero delle tappe successive del percorso iniziatico, che regola i rapporti gerarchici tra gli adepti a quello delle divinità planetarie dei Romani, il mitraismo vuole suggerire una stretta corrispondenza tra l’ordinamento della comunità dei fedeli e l’armonia immutabile dell’ordine cosmico. Di più, si presenta la ragion d’essere di questo ordinamento come guida al percorso spirituale, che risalendo i sette cieli, perviene al cielo superiore, al cospetto salvifico di Mitra.

In dettaglio, ciascuno dei gradi si colloca sotto la protezione e la guida del suo dio planetario di riferimento e precisamente: Mercurio protegge il Corvo; Venere il Ninfo; Marte il Soldato; Giove il Leone; Luna il Persiano; Sole l’Eliodromo e Saturno il Padre. Il vincolo, che lega ciascun grado al suo superiore è un’obbedienza di tipo militare. La riservatezza dev’essere assoluta e nulla di ciò, che viene comandato nel tempio, può essere comunicato all’esterno. La profanazione dei Misteri viene punita con la morte. Al Sole spetta un ruolo speciale, perché oltre a proteggere e guidare il sesto grado, il Sol Invictus risplende al di sopra del settimo cielo come epifania celeste dello stesso Mitra, il centro e il fine di questa geografia celeste. Le sette sfere del mosaico pavimentale, sono dunque un’appropriata rappresentazione di questo percorso.

L’altro numero sacro del mitraismo è il dodici, il numero caratteristico di tutti i culti solari. Sui bordi orizzontali dei banconi laterali sono infatti ancora visibili la maggior parte dei dodici segni zodiacali, distribuiti su due gruppi di sei ciascuno: a sinistra quelli che vanno dall’Ariete alla Vergine e a destra i restanti, con la bilancia di seguito alla Vergine e i Pesci che si riallacciano all’Ariete, come avviene in cielo lungo l’anello dell’eclittica. Questo anello incrocia l’equatore della sfera celeste in due punti opposti, che corrispondono ai due equinozi (di primavera al punto gamma e d’autunno al punto omega). Tutti i segni che si trovano sulla metà dell’eclittica, che si solleva al di sopra dell’equatore celeste, indicano i mesi in cui la durata del giorno supera quella della notte (il giorno dell’anno) mentre gli altri indicano la notte dell’anno. Notevole è il fatto che le sette sfere del pavimento non siano tracciate al centro del corridoio ma verso sinistra, verso il bancone, che rappresenta il Giorno.

La forma del Mitreo delle Sette Sfere si rivela dunque come una mappa celeste, dove il corridoio rappresenta la linea che congiunge i due equinozi, la serie dei segni zodiacali l’eclittica ed i due banconi i due emisferi celesti del Giorno e della Notte. In questa mappa dunque l’equinozio di primavera è collocato tra i segni dei Pesci e dell’Ariete e non tra l’Ariete e l’Acquario come noi possiamo osservare nella realtà. Il fatto è che questo punto non è fisso ma scorre all’indietro lo zodiaco molto lentamente, e la mappa del Mitreo delle Sette Sfere descrive il cielo com’era due millenni fa. Molto interessante è osservare che all’inizio del corridoio, sullo spiccato dei banconi, sono rappresentati Cautes e Cautopates nella loro abituale postura con le gambe incrociate.

Nel contesto astronomico del Mitreo delle Sette Sfere si coglie immediatamente l’allusione all’intersezione di eclittica e equatoriale celeste, cioè ai due punti gamma e omega. Anche il gesto di sollevare la torcia di Cautes e di abbassarla di Cautopates, mimando chiaramente il sollevarsi e l’abbassarsi dell’eclittica, rivela il ruolo di custodi dei due emisferi del cielo, che i due geni esercitano. Meno evidente è la ragione per cui la loro posizione appare qui invertita rispetto a come sarebbe più ovvio, con Cauteopates dalla parte del Giorno.

La linea che unisce in cielo i solstizi d’estate e d’inverno incrocia perpendicolarmente quella degli equinozi. La sua presenza nel mitreo è manifestata da un incavo, collocato tra il terzo ed il quarto segno zodiacale presenti in entrambi i banconi. Le due linee equinoziale e solstiziale s’incrociano così al centro del cerchio dell’eclittica componendo la forma della croce celtica, antichissimo simbolo del culto solare, prima che venisse assimilata alla croce dei cristiani.

Sugli Spiccati dei due banconi del Mitreo delle Sette Sfere sono rappresentate pure sei divinità planetarie, tre per parte. Manca la settima, il sole, perché a lui è riservato il posto d’onore, la parete dietro l’altare. In rilievo è qui rappresentata la scena dell’uccisione del toro (Taurobolium). Si tratta di una copia moderna, il marmo originale è stato conservato nei Musei Vaticani. Mitra indossa abiti di foggia sin troppo orientale. Il berretto sempre sul capo e il mantello sollevato dal vento, si slancia da dietro sul toro e gli afferra le narici con la mano sinistra mentre con la destra affonda il suo gladio persiano nel collo. Secondo il mito mitraico l’effusione del sangue dell’animale, rendendo la terra feconda, dà origine a tutte le forme di vita ma un serpente ed uno scorpione inviati dalle divinità del male, nemiche di Mitra, contaminano la purezza del sangue di vita, portando il male, il conflitto e la sofferenza tra i viventi. Un cane, fedele alleato di Mitra, cerca di succhiare via il veleno dal sangue senza riuscirci completamente. La coda del toro morente si trasforma in una spiga di grano.

Si noti come tutte le figure di questa scena possono identificare le costellazioni, che al tempo della mappa si trovavano lungo la parte del Giorno dell’equatore celeste e lo stesso Mitra, in quanto cacciatore, potrebbe essere associato ad Orione oppure a Boote. Mentre il sommo dio compie questo grandioso sacrificio, invece di guardare verso la testa del toro, volge indietro lo sguardo, cercando la complicità del Sole, suo alleato e con il quale s’identificherà. Questa scena, seppure carica di riferimenti astronomici, si ambienta all’interno di una grotta. L’origine della vita non può che provenire da una grotta, dalle profondità della terra, che rappresentano il ventre materno dell’antica dea mediterranea.

Concludiamo qui la nostra serie di articoli estivi sul Parco Archeologico di Ostia Antica invitandovi a seguire il nostro blog e le nostre reti sociali, soprattutto Facebook e Instagram dove siamo molto attivi, e invitandovi a contattarmi nel caso foste interessati a visitare il Parco Archeologico di Ostia Antica, scoprendolo in dettaglio con il mio tour di Ostia Antica, o a contattarmi per uno dei miei classici tour e visite guidate a Roma e provincia.

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