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Storie di Roma

Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

Il Medico Romano e la Medicina nell’Antica Roma

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Come abbiamo ricordato in un precedente articolo del nostro blog, sono le lapidi e le opere funerarie che, raccontando la vita del defunto, ci offrono dettagli sulla quotidianità nell’antica Roma. Oggi tratteremo di medici e la medicina nell’antica Roma, e tra questi possiamo citare Caius Hostius Pomphilus e la moglie Nelpia Hymnis, collegati ad un edificio sepolcrale in campagna (di circa 4 metri per sette) e un’epigrafe del I sec a.C.. Tra i medici famosi dell’antica Roma un posto di rilievo spetta a Galeno che con il suo laboratorio di pozioni, che sorgeva nell’area dove oggi sorge la Basilica di Massenzio poi di Costantino, ha gettato le basi per la ricerca erboristica e farmacologica moderna.

Per far luce sulla categoria dei medici e più in generale sulla medicina nell’antica Roma, occorre dire che nell’antica Roma non c’erano dei veri a propri medici, e le malattie spesso erano curate in modo casalingo da guaritori, autodidatti o persone che avevano imparato il mestiere seguendo qualcuno più esperto.

Addirittura, secondo quanto ci racconta Plinio il Vecchio nel I secolo d.C., fin quando non giunsero medici provenienti dalla Grecia e in misura minore, dalla Palestina e dall’Egitto, a Roma mancavano veri a propri medici, e le cure mediche risultavano essere approssimato e raramente efficaci. L’arrivo a Roma dei medici greci all’inizio non fu visto di buon occhio; i romani pensavano che, dato che i greci erano stati sconfitti, volessero vendicarsi sui romani consigliando cure controproducenti o inefficaci.

Come si può immaginare, non esistevano ospedali ma una cosa che più si poteva avvicinare ad un pronto soccorso era di solito allestita in occasione delle battaglie per curare i soldati feriti. In misura minore, strutture temporanee per cure mediche erano allestite, come abbiamo ricordato in un precedente articolo, anche in occasione di giochi con combattimenti di gladiatori.

Nell’antica Roma mancava comunque un’autorità preposta alla vigilanza per lo svolgimento delle attività mediche, e quindi non era raro imbattersi in truffatori e imbroglioni che speculassero sulle sofferenze della gente, a cui vendevano prodotti vantandone gli effetti strabilianti (senza alcun controllo da parte dei poteri pubblici); a queste cure miracolose spesso si aggiungevano riti stravaganti per allontanare il malocchio e spiriti maligni.

La mancanza di persone serie e preparate, specializzate nella cura di malattie e pazienti, spinse Giulio Cesare ad incentivare il trasferimento dei medici nella capitale dell’Impero, concedendo loro la cittadinanza ed elargendo importanti privilegi. Successivamente, diversi imperatori promossero esenzioni dalle tasse e da altri obblighi pubblici per favorire la pratica medica. In ogni caso per secoli, a Roma, la salute pubblica non fu protetta dallo Stato con misure di cautela, ma sarà soltanto a partire dall’età imperiale che lo Stato inizierà ad organizzare e disciplinare l’assistenza medica da parte di uomini esperti e seri nell’interesse della popolazione.

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Le prestazioni dei medici nell’antica Roma non erano gratuite, soprattutto quelle dei medici più bravi che erano molto costose; questo portava la maggior parte della popolazione a rivolgersi a semplici guaritori e in ogni caso le cure e i relativi rimedi spesso si basavano su conoscenze mediche individuali. I rimedi di solito consistevano in impacchi o creme di foglie, erbe, radici di piante, grassi di animali, o sostanze innocue come il pane, molto usato nella medicina nell’antica Roma. Come si può immaginare, la somministrazione del rimedio era tutta a rischio e pericolo del paziente a cui veniva somministrata, in quanto non venivano fatte prove allergiche o altri test che possono caratterizzare i moderni farmaci. A questo si aggiunga che c’era una conoscenza imperfetta del corpo umano, ad esempio si riteneva che la milza fosse la sede del riso, il fegato dell’amore, il cuore dell’intelligenza.

Tra i medici più famosi di Roma antica e che diedero grande impulso allo sviluppo dell’arte medica abbiamo citate Claudio Galeno da Pergamo (odierna Turchia). Di Galeno sappiamo che fu medico dell’imperatore Marco Aurelio (e poi anche di Settimio Severo), e si narra che salverà la famiglia imperiale dalla grande peste che all’epoca devastava la Città eterna. A lui si deve la comprensione dell’importanza degli organi interni del corpo umano e del ruolo svolto da alcuni di essi (per i suoi esperimenti utilizzò moltissimo la dissezione degli animali).

Sempre a Galeno si può collegare un laboratorio scoperto sotto la pavimentazione della Basilica di Massenzio, qui il medico creava i suoi preparati farmaceutici e pozioni alchemiche, conservava i propri libri e ricettari d’antica sapienza ed esercitava il suo mestiere. Gli scavi sotto la Basilica di Massenzio hanno infatti riportato alla luce degli horrea piperatica, cioè dei monumentali magazzini voluti dall’imperatore Domiziano in cui venivano conservate pepe e spezie preziose (queste strutture vennero qualche secolo dopo riutilizzate per la costruzione della Basilica di Massenzio). Tra questi magazzini di spezie, anche un luogo logisticamente favorevole per lavorare con erbe ed essenze, Galeno aprì la propria bottega, probabilmente verso la metà del II secolo d.C..

Gli studiosi immaginano che la presenza di Galeno, della sua biblioteca e del suo laboratorio facessero gravitare varie figure connesse alla medicina ed operatori della professione medica che potevano avere una frequentazione più o meno assidua nei quartieri intorno alla Via Sacra in età romana imperiale.

Non distante dalla Basilica di Massenzio e dallo studio-laboratorio di Galeno si erge il Tempio di Antonino e Faustina, oggi noto anche come Chiesa di San Lorenzo in Miranda. Questo potrebbe essere l’ultimo spunto di visita dedicata alla medicina dell’antica Roma, e merita sicuramente un discorso a parte e molto pià articolato. La Chiesa di San Lorenzo in Miranda e il Collegio degli Speziali con il suo museo dedicato agli strumenti dell’universo medico e farmaceutico del passato, sono luoghi impregnati di mistero senza tempo, e rappresentano sicuramente una tappa immancabile di questo viaggio.

Un viaggio che potrebbe partire dal III secolo a.C., età romana medio e tardo repubblica nel quartiere della Velia denominato Compitum Acilium, dove fu istallato l’ambulatorio di Arcagato, il primo medico pubblico chiamato a Roma dalla Grecia. L’ambulatorio rimarrà fino oltre il medioevo quando, all’inizio del XV secolo, la corporazione dei farmacisti Universitas Aromatariorum, si insediò in San Lorenzo in Miranda, che ancora oggi è sede della Società degli Speziali.

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