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Tutti i Maestri degli affreschi della Cappella Sistina in Vaticano

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RomaGuideTour - Visite guidate a Roma e provincia | Michelangelo e le Sibille della Cappella Sistina

Conoscete la differenza tra una cappella e una chiesa? Una chiesa è un qualsiasi luogo di culto che ha una congregazione permanente ed è gestito da un sacerdote. A differenza di una chiesa, una cappella è un luogo di culto che non ha sacerdote né congregazione permanente; è tutta una questione di spazio fisico. Di solito è anche più piccola di una chiesa, a volte solo una stanza, come la Cappella Sistina: è piuttosto modesta, anzi, soprattutto se confrontata con la massiccia struttura della Basilica di San Pietro in Vaticano, che è anche la chiesa più grande del mondo. Ma a volte le dimensioni non contano e non significano nulla, e questo è uno di questi casi.

A proposito di dimensioni, si è calcolato che le proporzioni della Cappella Sistina sono identiche a quelle dell’antico Tempio di Salomone, distrutto da Tito nel 70 d.C. a Gerusalemme; la Cappella Sistina è forse un po’ più piccola, ma con proporzioni armoniche che ricordano il famoso spazio sacro di Gerusalemme. La Cappella Sistina potrebbe sembrare più piccola di quanto si immagini, soprattutto alla prima volta che si visita, ma in realtà non basterebbe una vita per analizzare in profondità e dettaglio l’incredibile numero di figure che si possono vedere dipinte ovunque: sui muri, sul soffitto, negli angoli, sopra le finestre.

La Cappella Sistina viene realizzata alla fine del 1400. Per la precisione, nel 1471 fu eletto un nuovo papa, Francesco Della Rovere, che scelse come nome pontificio il nome di papa Sisto. Papa Sisto decise di ricostruire l’antica cappella medievale nel Palazzo Vaticano, che sarebbe diventata Cappella Sistina prendendo il nome da lui. Il nome dell’architetto è ancora controverso quindi non ci addentriamo nel dettaglio: basta sapere che nel 1478 l’architettura della cappella era già terminata e il papa concentrò la sua attenzione su un’altra importante impresa: la decorazione della Cappella Sistina .

Nessun dubbio su come decorare la Cappella Sistina: affreschi ovunque, visto che la tecnica dell’affresco garantisce la sopravvivenza della decorazione per secoli. Dell’attuale schema di affreschi, la parte che rispecchia ancora la committenza sistina è quella delle pareti laterali, che sono divise in tre livelli principali e quello centrale è, senza dubbio, il più impressionante: dodici riquadri, sei per lato, con storie di Mosè e di Cristo. Il messaggio è chiaro: Mosè e Cristo sono i due legislatori e la vita di Mosè è la prefigurazione e la profezia di quella di Gesù, che stabilì la Legge ultima e definitiva. 

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Quando si legge l’elenco degli artisti coinvolti nella decorazione, è sorprendente notare che furono tra i più brillanti artisti del primo Rinascimento italiano: Perugino (che fu colui che ispirò e influenzò il giovane Raffaello), Pinturicchio, Botticelli, Luca Signorelli, Cosimo Rosselli e i loro assistenti.

Sembrerà strano ma per la realizzazione delle scene parietali della Cappella Sistina fu firmato un unico contratto, e successivamente i vari artisti si accordarono tra di loro sulle varie composizioni dell’opera e sui vari temi che ogni Maestro avrebbe trattato con il proprio stile e tecnica. Un elemento che ci può aiutare a capire questa varietà di stili e tecniche si può percepire dai paesaggi, che sono tipicamente centro-toscani, cosa che indica anche la provenienza degli artisti. In queste scene si può anche cogliere un po’ della personalità dei vari artisti; ad esempio, il Botticelli è caratterizzato da uno stile più nervoso, il Perugino invece utilizza uno stile simmetrico e composto, mentre invece Rosselli associa il cromatismo alla simmetria.

Le parole non possono descrivere la bellezza di opere d’arte così straordinarie, che all’epoca erano considerate gli affreschi più moderni che l’Italia avesse mai visto, ed è difficile per noi sceglierne solo uno come rappresentante. Probabilmente l’affresco che riassume l’intera impresa è quello dipinto dal Perugino e raffigurante Cristo che consegna le chiavi del regno di Dio a San Pietro. La scena è ambientata in una grande piazza italiana, dove tutti i protagonisti si muovono liberamente in uno spazio geometrico, razionale e caratterizzato da un senso prospettico appena scoperto.

Nel fondale, l’arco di Costantino, simbolo di gloria e di eternità, è rappresentato due volte e le sue due raffigurazioni inquadrano un moderno edificio ottagonale: il messaggio che si riceve è che passato e presente, anche se con le loro peculiarità, non sono in contrasto ma possono coesistere in armonia, e questo è in fondo il concetto al di là del fatto che Mosè e Cristo siano celebrati nella stessa cappella. Sopra questo ordine centrale, tra le finestre, i ritratti dei primi papi della storia; in basso, arazzi dipinti, decorati con lo stemma di Sisto IV. Alzando gli occhi al cielo si poteva vedere, dipinto sul soffitto da Pier Matteo d’Amelia, un cielo stellato con stelle dorate. Questa affascinante decorazione, capace di elevare lo spirito al cielo, non è però durata: cominciò presto a incrinarsi e deteriorarsi, e appena vent’anni dopo un altro papa decise che era già tempo di sostituire il cielo stellato con una nuova decorazione.

Fu allora che Michelangelo venne in soccorso, realizzando la volta che oggi tutti conosciamo. Incluse le scaramucce con Sebastiano del Piombo, di cui vi abbiamo parlato tanto tempo fa sempre sul nostro blog, e con una storia a fumetti. In breve, come ci racconta il Vasari, durante i lavori di Michelangelo sul Giudizio Universale, Sebastiano del Piombo consigliò a Michelangelo di utilizzare una pittura ad olio e non ad affresco, ricevendo come risposta dal Maestro fiorentino che dipingere ad olio era “arte da donna”, e per persone svogliate. Ecco un link all’articolo Sebastiano del Piombo e la Cappella Sistina.

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