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Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

Culto del Fuoco, Vesta e le Sacerdotesse Vestali nell’Antica Roma

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I nostri lettori che seguono il blog di RomaGuideTour da tempo ricorderanno un articolo di un paio di anni fa dal titolo Tempio di Vesta a Tivoli: il Culto di Vesta e l’Ordine delle Vestali, un lungo articolo in cui esploravamo le antiche tradizioni delle Vestali, Sacerdotesse del Sacro Fuoco, ma anche custodi di alcuni tra gli oggetti più sacri dell’antica Roma, i Pignora Imperii, 7 talismani sacri che garantivano la potenza eterna dell’Impero Romano, i 12 scudi sacri (Ancilia) di Marte Dio della guerra, e il Palladium, la statua della Dea Atena che Enea portà a Roma da Troia.

Nel nostro precedente articolo dedicato al Culto di Vesta e all’Ordine delle Vestali abbiamo esplorato alcuni aspetti della vita delle Sacre Sacerdotesse, inclusi gli aspetti di estrazione sociale, abbigliamento, e diritti e onori riservati alle custodi del Tempio di Vesta e del Culto del Fuoco. Se avete perso l’articolo, seguite il link precedente per una lettura integrativa.

Se non avete il tempo di leggere l’altro articolo, vi ricordiamo che il Culto delle Vestali ha origini antichissime e risale alla fondazione di Roma; secondo la leggenda Rea Silvia, la madre di Romolo e Remo, era una vestale di Albalonga. L’Ordine delle Vestali fu, secondo Tito Livio, tra i primi ordini sacerdotali istituiti dal secondo re di Roma Numa Pompilio; alle Vestali fu dato il compito di custodire e lasciare sempre acceso il Fuoco Sacro dedicato alla Dea Vesta, e di preparare gli ingredienti necessari per sacrifici pubblici e privati.

Le Vestali venivano selezionate tra fanciulle vergini appartenenti a famiglie patrizie; inizialmente erano quattro (o tre, secondo altre fonti) e venivano sorteggiate all’interno di un gruppo di 20 bambine di età  compresa fra i 6 e i 10 anni. Per essere consacrate al Culto di Vesta le aspiranti Vestali venivano sottoposte ad un rito chiamato captio (cattura), simile al rito paranuziale che ricalca il matrimonio per rapimento, il tutto officiato dal Pontefice Massimo che prendeva solennità nel momento in cui egli avrebbe pronunciato la frase:”Ego te amata capio” (io ti prendo, amata). In caso di gravi mancanze dovevano rispondere al Pontefice Massimo, vero vertice dell’Ordine, come fosse un marito.

Il servizio sacerdotale delle Vestali aveva una durata di circa 30 anni ed era strutturato in tre fasi, ciascuna lunga 10 anni: durante i primi 10 anni le giovani Vestali erano novizie, nel secondo decennio erano addette al Culto, mentre negli ultimi dieci anni si dedicavano ad istruire le novizie. La Vestale più anziana aveva il titolo di “Virgo Vestalis Maxima“. Giunte al trentesimo anno di sacerdozio, le Vestali erano finalmente libere di abbandonare il servizio, e potevano sposarsi. Inoltre, continuavano a godere del loro “status” da Vestale, conducendo una vita sociale privilegiata simile a quella delle famiglie patrizie, mentre allo stesso tempo venivano riverite dal popolo romano per i 30 anni di servizio sacerdotale.

RomaGuideTour - Visite guidate a Roma e provincia | Acropoli di Tivoli: Tempio di Vesta, Culto di Vesta e ordine delle Vestali
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Per quanto riguarda gli aspetti di vita quotidiana, ogni giorno le Vestali si recavano nell’Atrium Vestae situato accanto al Tempio di Vesta, dove oltre a mantenere acceso il Fuoco Sacro si dedicavano alla preparazione della “mola salsa“, una focaccia fatta di farina di farro, tostata e mista a sale, con cui si cospargevano gli animali destinati al sacrifici (da qui deriva il termine immolare), e che veniva inoltre distribuita a piccoli pezzi ai seguaci del Culto di Vesta quale atto di purificazione.

L’abbigliamento delle sacerdotesse Vestali consisteva in lunghe tuniche bianche, una stola e un mantello (pallium o palla) di lana bianca tenuto da una fibula, e un velo (suffibulum), tenuto da una spilla e puntato ad una fascia (infula), che ricopriva loro il capo quasi interamente, lasciando scoperta la fronte e l’attaccatura dei capelli.

Le sacerdotesse Vestali potevano uscire liberamente in lettiga e godevano di privilegi superiori a quelli delle donne romane, nonchè di diritti e onori civili; erano infatti le uniche donne che nell’antica Roma potevano fare testamento e testimoniare senza alcun giuramento. Le Vestali erano così in alto nella scala sociale dell’antica Roma, che anche i magistrati cedevano loro il passo, e facevano abbassare i fasci consolari al loro passaggio. Come parte del loro ruolo sacerdotale, le Vestali potevano chiedere la grazia per il condannato a morte incontrato casualmente, e alla loro morte venivano sepolte nel pomerio (confine sacro e inviolabile della città  di Roma), a testimoniare quanto la loro stessa esistenza fosse sacra.

Nel nostro precedente articolo vi abbiamo parlato di alcune tra le più famose sacerdotesse Vestali, come le Vestali Orbilia, Minucia, Tuccia e Primigenia, condannate a morte in varie epoche per aver rotto il voto di castità o per sfoggiare un abbigliamento non consono alla posizione sacerdotale, o le Vestali Claudia e Celia Concordia, che furono sacerdotesse in piena era di sviluppo del cristianesimo nell’impero romano, ed ancora della Vestale Cossinia, di cui vi parleremo più a fondo nel nostro prossimo articolo. Continuate a seguirci per saperne di più!

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