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Villa d’Este a Tivoli, Franz Liszt e il Concerto di Beneficenza

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RomaGuideTour - Visite guidate a Roma e provincia | Franz Listz Tivoli Villa d'Este

Nel corso dei primi anni del suo soggiorno romano Franz Liszt strinse una salda amicizia con il cardinale bavarese Gustav Adolf Hohenlohe. Elegante uomo di cultura e prodigo mecenate dell’arte, questi iniziò ad ospitare il musicista ungherese nella meravigliosa dimora nella campagna romana che gli era stata cortesemente concessa in uso dagli Asburgo, che a loro volta l’avevano acquisita come “dote”matrimoniale: la Villa d’Este a Tivoli.

Liszt vi si trattenne per la prima volta nel 1865, come consegue da una sua lettera spedita all’amico Franz Brendel e datata “21 luglio 1865. Villa d’Este. Tivoli”, e vi ritornò poi ogni anno, affascinato dalla incantevole piacevolezza e dalla straordinaria bellezza dei luoghi. Viveva in un appartamento all’ultimo piano del Palazzo, piccolo rifugio che affettuosamente definì “mon colombier” in un biglietto al suo allievo Giovanni Sgambati. Le sue stanze erano poche e arredate con semplicità.

I primi soggiorni del musicista a Villa d’Este furono brevi e prevalentemente d’estate. Ben presto però egli cominciò a rimanere nella splendente residenza cinquecentesca più a lungo, fino a prendere la consuetudine di trattenersi in città ogni anno per tre mesi. Nella pacifica solitudine di Villa d’Este Liszt ritrovava nuove motivazioni e concentrazione, e nella sua stanza delle rose videro la luce alcuni dei suoi più grandi capolavori.

Anche il legame di Liszt con la città di Tivoli fu particolarmente caloroso. Spesso il musicista camminava per le strade del paese, dove era accolto con grandissimi onori. Il grande charme e la squisita cortesia di questo illustre straniero conquistarono da subito la popolazione locale, e ben presto il “Commendatore”, così lo chiamavano, divenne un viso familiare e benaccetto. Il nostro Franz Lirtz apprezzava molto anche le specialità gastronomiche locali, come il famoso pizzutello e un certo vino di Zagarolo, piccolo paese presso Tivoli, per il quale aveva una predilezione particolare.

“Liszt giungeva a Tivoli – ricordò Filippo Guglielmi – alla Madonna di settembre, accompagnato dal suo fido domestico montenegrino Spiridion. Appena arrivato, smontava dalla diligenza, che impiegava non meno di cinque ore da Roma, e si dirigeva all’albergo-trattoria della Pace, sulla piazzetta del Trevio, gestito dal sor Andrea Frittelli, tagliando corto agli interminabili ossequi di costui con la sua immancabile domanda: “Avez vous du Zagarolò?“. Il sor Andrea era infatti il fornitore di vini del Maestro (n’era orgoglioso!) e teneva sempre in serbo per lui il “Zagarolò” prediletto…”.

Nel 1879 Tivoli fu colpita da una pesante carestia. Il cardinale Hohenlohe e il sindaco della cittadina Pietro Tomei suggerirono a Liszt di dare un concerto di beneficenza in favore dei poveri del paese e il musicista accettò senza farselo ripetere due volte. “La notizia che Liszt avrebbe dato ancora una volta un pubblico concerto – scrisse Nadine Helbig – si sparse in un baleno per Roma, e inglesi, americani e altri forestieri si strapparono i biglietti. I vagoni del tram a vapore, allora da poco inaugurato, si moltiplicarono e viaggiarono ininterrottamente su e giù, e con tutto ciò la via maestra, coperta di innumerevoli veicoli, pareva una striscia nera per la campagna.

Da secoli Tivoli non aveva veduto tale moltitudine. Il concerto si tenne nella sala del trono della Villa d’Este il 30 dicembre dello stesso anno. Liszt predilesse come collaboratori Nadine Helbig, che suonò l’Heroide funebre nella versione per pianoforte, e Alfred Reisenauer che riscosse grande successo eseguendo la Tarantella. Il maestro si accomodò per ultimo al pianoforte, appoggiò le mani sui tasti e con pochissime note mandò in estasi il pubblico che si lasciò andare ad una vera ovazione, la prima standing ovation moderna!

“Liszt accettò l’invito di dare un concerto di beneficenza – ricordava ancora il Guglielmi – per i poveri del paese: tutta Roma artistica, tutta l’aristocrazia, bianca e nera, della Capitale si riversò a Tivoli quel giorno, a rendere omaggio all’Uomo buono, al sommo Musicista”.

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