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Storie di Roma

Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

Il Traffico Urbano nell’Antica Roma e la ZTL di Giulio Cesare

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Le ferie sono terminate da un po’, le scuole sono ricominciate, tutti siamo rientrati al lavoro (ehm… noi guide turistiche non abbiamo mai staccato per tutta l’estate), e questo significa principalmente una cosa: che in tutte le città diItalia, e specialmente in una città grande, caotica e congestionata come Roma, è ricominciato anche il traffico urbano!

Molti pensano che il traffico sia una piaga delle città moderne perché legato esclusivamente ad una tecnologia che gli antichi romani non possedevano, ma questo sarebbe un errore, perché già nell’antica urbe il traffico era un problema serio con cui convivere, al punto che Giulio Cesare cerco di risolvere il problema con una legge ad hoc.

Autori come Seneca, Marziale e Giovenale ci riportano fatti piuttosto realistici, tanto da sembrare quasi contemporanei alla nostra epoca. Seneca ad esempio ci parla fiumi di persone che si riversavano per le strade dell’urbe “… Questi scorrono via in un fiume ininterrotto al quale gli ostacoli non impediscono di divenire ben presto torrenziale, e per quelle stradette neppure degne di un villaggio, è tutto un mondo, all’ombra o al sole, che va, viene, grida, si accalca, si spinge e si urta.”

Racconti che vengono confermati dai reperti archeologici, come i frammenti della Forma Urbis, una vera e propria mappa catastale marmorea dell’antica Roma, dalla quale è possibile notare la densità abitativa dell’antica Roma, e visualizzare anche le strette e tortuose stradine di cui parlavano Seneca e gli altri autori dell’epoca. Purtroppo oggi è impossibile ricostruire con accuratezza la forma originaria dell’antica città di Roma, ma possiamo sicuramente immaginarci gli oscuri angiporti e una situazione molto simile nelle zone più antiche della città, come ad esempio Trastevere.

Sappiamo che diverse autorità nel mondo antico cercarono di risolvere il problema del traffico come ad esempio gli edili, le autorità preposte alla Cura Viarum, cioè alla manutenzione delle strade ed alla gestione del traffico. Sappiamo che questi antichi addetti alla mobilità cittadina cercavano di trovare soluzioni differenti e al passo con una città che cresceva sempre di più siamo come dimensioni sia come popolazione, adattando di volta in volta interventi per migliorare una situazione che altrimenti avrebbe portato al collasso.

Tra i più famosi interventi sul traffico cittadino possiamo ricordare il già citato Giulio Cesare e la Lex Iulia Municipalis del 45 d.C. La legge introdotta da Giulio Cesare praticamente trasformò Roma in un’immensa area pedonale diurna, anticipando così di un paio di millenni la nostra ZTL, e recitava:

”... nessuno potrà condurre carri nelle vie della città di Roma dal sorgere del sole fino all’ora decima, tranne che per trasportare materiali da costruzione per i templi degli dei immortali o per altre grandi opere pubbliche, o per trasportare i materiali di demolizione. La concessione vale solo ed esclusivamente in questi casi.

È permesso che circolino in città i veicoli delle vergini Vestali, del Rex Sacrorum, dei Flamini in occasione dei pubblici sacrifici, il carro del trionfatore, i carri da corsa nei giorni in cui vi sono corse a Roma è nel raggio di un miglio dalla città, e quelle delle processioni del circo. Godono di questo privilegio i veicoli entrati in città durante la notte o quelli adibiti al trasporto delle immondizie.”

Questo provvedimento si rivelò subito vincente, considerando che l’imperatore Claudio decise di estendere questa restrizione a tutte le città d’Italia, e successivamente Marco Aurelio addirittura a tutto l’impero; questa fu sicuramente una scelta che antepose il bene della comunità a quello del singolo.

Con l’entrata in vigore della Lex Iulia Municipalis cambiò anche il modo di vivere la città da parte dei cittadini romani, che furono costretti ad adattare le loro attività lavorative ai nuovi ritmi imposti; una cosa molto simile a quella che abbiamo vissuto di recente con il distanziamento durante il periodo del corona virus. Con le prime luci della mattina la popolazione romana tornava ad invadere le strade libere da carri o altri mezzi ingombranti solitamente trainati da animali, erano esentati i mezzi dei membri più importanti della città come quelli dei colleghi religiosi (una sorta di auto blu dei nostri politici o mezzi di primo soccorso) o quelli degli appaltatori dei lavori pubblici.

Traffico nell'antica Roma - Romaguidetour - Tour Visite Guidate Roma e Provincia
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Anche i nobili furono costretti ad adattarsi alle nuove regole ma potevano comunque servirsi di lettighe o altri mezzi che, pur rispettando la legge, non li facevano rinunciare alle comodità del loro status sociale, che erano inaccessibili alla gente comunque. Marziale ci dà una panoramica di questi particolari mezzi “condotti da robusti schiavi dentro comode e lussuose liburne o lettighe dentro le quali scrivevano, mangiavano e persino dormivano“. Queste lettighe erano speso precedute da un servo battistrada chiamato anteambulonis che, tra i suoi compiti, aveva proprio quello di farsi largo tra la folla e permettere un passaggio agevole della lettiga.

Tutti i carri che portavano merci e animali di giorno venivano parcheggiati lungo le aree di sosta a loro riservate fuori le mura o ai margini della città, chiamate area carruces, una sorta di parcheggio a lunga sosta. Tra i più famosi carruces se ne poteva trovare uno nei pressi di Porta Capena, dove iniziava la Regina Viarum, la trafficatissima Via Appia. Questo punto era importante anche per il cambio di vetture della corte imperiale che risiedeva sul Palatino e quindi non molto distante da Porta Capena. 

Al tramonto i negozi cominciavano a chiudere e la gente si ritirava, dando il via all’invasione delle strade da parte di ogni genere di mezzo di trasporto per rifornire la città per il giorno successivo con merci e materiali destinati alle innumerevoli botteghe, magazzini, mercati ed altri edifici pubblici e privati. Tutto questo poteva naturalmente causare ingorghi e lunghe file per entrare in città, e tutte le operazioni di trasporto potevano prolungarsi fino a notte fonda ma dovevano comunque essere ultimate prima dell’alba, quando scattava nuovamente il blocco per i carri in città.

Chiaramente il traffico notturno e le operazioni di carico e scarico causavano rumori e trambusto, che si ripercuotevano sul sonno dei cittadini che abitavano al centro. Marziale e Giovenale ci danno un idea di questo caos diurno e notturno. Marziale si sofferma sul caos diurno, dicendo:

«A Roma non esiste posto in cui un poveretto possa meditare o riposare. Al mattino non ti lasciano vivere i maestri di scuola, la notte i fornai, durante tutto il giorno il martellare dei calderai. Qui c’è il cambiavalute che scuote il suo sudicio tavolo contenente la scorta di monete neroniane. Là l’orefice che picchia con il suo lucido mazzuolo l’oro di Spagna. Nè la smettono i fanatici del culto di Bellona di vociare. Il piccolo ebreo ammaestrato dalla madre di chiedere l’elemosina. Il rivenditore cisposo di vendere gli zolfanelli gridando…». 

Giovenale invece ci racconta del caos serale scrivendo:

«Quale casa d’affitto consente il sonno a Roma? Si dore solo se si consente di grandi mezzi… La colpa di questo malanno ce l’hanno i carri che fanno su e giù per i vicoli angusti e lo schiamazzo delle mandrie ferme, che toglierebbe il sonno anche a Druso o alle foche». 

Quindi la soluzione di un problema a mezzo di una legge se pur indubbiamente efficace ne aveva provocato un altro, e questo rivela la mancanza di un vero e proprio piano regolatore, l’unica arma che avrebbe sconfitto il problema dalla radice. E che, forse, potrebbe ancora risolvere i problemi del traffico odierno.

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