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I Tesori della Chiesetta di San Antonio Abate a Montecelio

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Il paesino di Montecelio, alle porte di Roma in prossimità di Tivoli/Guidonia, noto sin dall’antichità con il nome Corniculum, città latina dell’epoca di Tarquinio Prisco e che alcuni storici (T. Livio, Dionisio D’Alicarnasso, Plinio il Giovane, Ovidio) hanno identificato come la patria di Servio Tullio, IV Re di Roma, custodisce la Chiesa di S.Antonio Abate, una piccola chiesetta che conserva un tesoro dal valore inestimabile e che pochissimi conoscono: un ciclo di affreschi rinascimentali attribuiti alla bottega del pittore romano Antoniazzo Romano.

Antonio di Benedetto Aquili, più noto come Antoniazzo Romano (Roma, 1435/40-1508), fu annoverato da Giorgio Vasari tra i pittori “dei migliori che fussero allora in Roma”. Il suo nome venne però dimenticato nei secoli XVII e XVIII, per essere riscoperto soltanto nella seconda metà dell’800. Più di recente, a partire dal 1920, sono stati realizzati diversi studi dedicati all’individuazione delle sue opere a Roma e nel territorio laziale, culminando nella grande mostra dedicata ad Antoniazzo del 2013.

La Chiesa di S.Antonio Abate a Montecelio, chiesa di tipo rurale, è posta sul pendio detto di Monte Albano. Il più antico documento relativo alla Chiesa di S.Antonio Abate di Montecelio risale al 1585 e ne denunciava lo stato rovinoso, indice della più antica fondazione dell’edificio, ma non sono note notizie precedenti riguardanti la Chiesa di S.Antonio Abate.

In origine la Chiesa di S.Antonio Abate a Montecelio era dedicata ai SS. Cecilia e Rocco, per voto fatto dal popolo in occasione di un’epidemia. Santa Cecilia e San Rocco furono dichiarati protettori del paese e si designò un cappellano che qui dicesse messa. All’inizio del ‘600 vi si stanziarono la Confraternita del Suffragio e la Fratellanza di S. Antonio Abate, che vi eresse una cappella coperta a cupola decorata finemente con stucchi e motivi floreali, e da quel momento la chiesetta fu definitivamente consacrata a S. Antonio Abate.

La chiesetta ha subito nel tempo diversi interventi di restauro. Il primo nel 1628, come risultava da un’epigrafe riportata in un manoscritto del ‘700; un secondo nel 1791, che diede all’edificio l’aspetto attuale. In quell’occasione la navata fu prolungata e sopraelevata ed assunse l’aspetto di un’aula neoclassica, in quanto vennero escluse dalla vista dei fedeli sia la cappella curvilinea a destra dell’ingresso, sia l’abside affrescata, per accedere alla quale fu lasciata una porticina nascosta dall’altare maggiore nella parete che chiudeva la navata.

Successivamente la Chiesa di S. Antonio Abate fu gradualmente abbandonata. Nel 1971 l’intervento della Soprintendenza dei Beni Culturali ha effettuato un restauro agli affreschi che ricoprono l’abside, restituendo alle immagini, in parte, l’antico splendore. Alla fine degli anni ’70, l’ultimo intervento: il rifacimento del tetto ad opera di un gruppo di monticellesi e di alcune associazioni culturali del paese. Oggi ogni 17 gennaio vi si celebra la Messa del Santo patrono, accompagnata dalla tradizionale benedizione degli animali.

Gli affreschi nell’abside di S. Antonio Abbate costituiscono la più pregevole opera d’arte rimasta a Montecelio. La superficie è suddivisa da finte partizioni architettoniche entro le quali si dispongono le figure a grandezza quasi naturale; due cornici inquadranti un fregio a palmette su fondo oro separano il catino dal muro curvilineo. La zona sottostante è scandita da quattro colonne corinzie: nello spazio centrale è seduta in trono la Madonna, in atto di allattare il Bambino benedicente; su ciascun lato due figure di sante martiri: S. Lucia e S. Liberata a destra, S. Caterina d’Alessandria e S. Cecilia a sinistra. Al centro del catino è il Cristo in maestà, entro una “mandorla”, formata da una larga banda rossa; ai lati due angeli genuflessi.

Don Celestino Piccolini (1874 – 1959), storico locale, nei suoi “Appunti su opere d’arte in Montecelio” così descrive in alcune citazioni gli affreschi della Chiesa di S.Antonio Abate a Montecelio:

Poche parole su di esse, così come ci sono rimaste nella memoria dopo averle osservate di sfuggita tra il lusco e brusco della fuliggine al lume di candela…

Le figure, nonostante l’abbandono dei secoli, si sono conservate ancora in buono stato… Consistono in un ciclo che affianca la maternità di Maria SS.ma, che è assistita nel trono al centro del tamburo dell’abside.

Le Sante protettrici della terra che le fanno corteggio sono a destra S .Liberata, a sinistra S.Cecilia. All’estrema sinistra si trova S.Caterina e all’estrema destra S.Lucia. Esse, quasi in grandezza naturale, sono tutte diritte in piedi, fuorché la Vergine Santissima…

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