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Storie di Roma

Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

Il Teatro di Pompeo e le Scenografie dei Teatri Romani

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Oggi parleremo del Teatro di Pompeo, il primo teatro in muratura e quindi stabile costruito a Roma. Sappiamo che il teatro fu costruito per volere del console romano tra il 61 a.C. e il 55 a.C. e sorgeva nella zona del Campo Marzio, oggi Rione Parione (vedi articolo rioni). Ancora oggi una parte della cavea del teatro è visibile nei corridoi dell’odierno Hotel Lunetta.

Il Teatro di Pompeo fu un invenzione straordinaria per Roma, abituata fino ad allora a teatri mobili utilizzati solo per le feste, e poi smantellati, perché la legge romana vietava la costruzione di teatri in muratura. Pompeo per aggirare questo divieto pensò quindi di costruire su un podio rialzato un tempio dedicato a Venere vincitrice, la cui gradinata di accesso era costituita dall’intera cavea teatrale.

Il Teatro di Pompeo presentava un diametro di circa 150 metri e aveva una capienza di poco inferiore ai 18.000 posti a sedere, mentre la scena era decorata da tre ordini sovrapposti di colonne; il tutto era sormontato da una lunga tettoia sporgente per amplificare ma soprattutto dirigere verso il pubblico i suoni e le voci degli attori.

Anche l’ingresso del Teatro di Pompeo era monumentale, basti pensare al suo quadriportico con colonne di granito (Hecatostylum) che si estendeva fino all’area sacra di Largo Argentina. Dove oggi troviamo il Teatro Argentina sorgeva la Curia di Pompeo, dove si tennero le riunioni del Senato quando la Curia presso il Foro Romano fu distrutta da un incendio e dove Cesare fu pugnalato, ai piedi della statua monumentale del suo avversario, Pompeo.

La scenografia era un elemento fondamentale nei teatri romani. Lo stesso Vitruvio testimonia come all’inizio le scenografie del teatro romano non fossero molto elaborate, e che gli attori (come nell’antica Grecia) affidassero alle loro capacità il compito dell’evocazione dei luoghi e delle circostanze.

Gli elementi scenografici dei teatri romani erano generalmente quattro: il proscenium, la porzione di palcoscenico in legno più vicina al pubblico, raffigurante in genere un via o una piazza, corrispondente all’attuale proscenio; la scenae frons, un fondale dipinto associato ai periaktoi, dei prismi triangolari rotabili con i lati dipinti con una scena tragica su un lato, comica su un altro e satiresca sul terzo. Infine c’era l’auleum, un telo simile al nostro attuale sipario (non usato dai greci), che permetteva veloci cambi di scena o veniva calato alla fine dello spettacolo; in alcuni casi invece di cadere dall’alto veniva sollevato dal basso verso l’alto.

Una delle tante testimonianze del Teatro di Pompeo è la tomba di Alcimus, addetto alle scene del Teatro di Pompeo e servo dell’imperatore Nerone. L’epigrafe della tomba di Alcimus ritrovata nella necropoli della Via Triumphalis nell’area vaticana recita:

Alcimo / Neronis Claudi / Caesaris Aug(usti) ser(vo) / custodi de theatro / Pompeiano de Scaena / fecit Fabia Philtate / coniugi carissimo / in fr(onte) p(edes) IIII in agr(o) p(edes) V.

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