Storie di Roma

Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

Navalia: Arsenali, Cantieri e Basi Navali dell’Impero Romano

luoghi di roma, storia di roma

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Proseguiamo l’esplorazione del mondo navale dell’antica Roma e, in generale, dell’Impero Romano. Dopo aver dedicato un paio di articoli al Porto di Traiano e al suo bacino navale esagonale, oggi parleremo dei navalia, cioè gli arsenali, cantieri navali e basi della flotta militare della Roma antica. I navalia furono collocati sulla sponda sinistra del fiume Tevere, in Campo Marzio al principio dell’Età repubblicana. Sappiamo che tra il IV e II secolo ospitarono la flotta militare romana, e che per esempio nel 261 a.c. durante la prima guerra punica vi si costruirono cento quinqueremi, per poi aumentarle fino a un massimo di 350 unità. In seguito, quando la flotta imperiale fu delocalizzata a Miseno nell’area Flegrea, in corrispondenza dei vecchi navalia vi si fecero ormeggiare solo navi presenti a Roma per esigenze dello Stato.

I primi navalia che sorsero nell’Urbe vennero poi ampliati in modo tale da poter accogliere sempre più navi, estendendo verso nord lungo la riva del Campo Marzio, fino a dove venne costruito l’antico Ponte Neroniano, i cui resti sono tuttora visibili a valle dell’odierno Ponte Vittorio. I navalia furono scoperti verso la fine dell’800, ma ad oggi rimane solo qualche resto archeologico, in quanto buona parte di essi sono stati ricoperti dai muraglioni di contenimento per le piene del fiume Tevere. E’ possibile vedere resti più cospicui di questi arsenali nel sito archeologico dell’Isola di Porto, al Porto di Traiano a Fiumicino.

Le strutture dei navalia erano adibite soprattutto per la manutenzione e riparazione delle imbarcazioni, ma non era l’unico compito; questi arsenali erano comunque progettati per il rimessaggio delle navi onerarie (da carico), ma utilizzati solo per la costruzioni di navi “lunghe” da guerra che, per poter essere sufficientemente veloci, avevano uno scafo molto leggero, che rischiava di essere seriamente danneggiato dalle teredini (molluschi divoratori di legno) se mantenuto troppo a lungo immerso in acque stagnanti.

I navalia romani venivano anche utilizzati come base per accogliere le unità della flotta romana al loro rientro dall’attività operativa. Qui si operava il rimessaggio delle navi, che venivano tirate a secco sugli scali d’alaggio coperti, di cui abbiamo varie rappresentazioni iconografiche, con una serie di archi sotto ai quali spuntano le prore rostrate delle navi. Quando le imbarcazioni venivano tirate a secco sugli scali d’alaggio, si aveva sempre l’accortezza che la prora (parte frontale dell’imbarcazione) fosse rivolta verso l’acqua, in modo da poterla varare e ripartire velocemente. La velocità per terra come in mare era fondamentale per le battaglie dei romani.

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A volte sugli scali si procedeva a nuove costruzioni navali, e i navalia si trasformavano in cantieri navali, ma non era l’attività principale. Infatti i romani costruirono intere flotte anche su scali di fortuna sistemati su una spiaggia marina, o sul greto di un fiume, o in riva a un lago, purché vicino a una foresta per il legname necessario.

Spesso i navalia erano collegati a templi o luoghi sacri, come nel caso del Tempio dei Fabri Navales, un luogo di culto collegato ai costruttori e falegnami delle navi costruito nell’antica città di Ostia dalla corporazione appunto dei Fabri Navales, che si occupava anche della manutenzione e della sorveglianza della flotta mercantile. L’area retrostante del Tempio dei Fabri Navales era fiancheggiata da portici, e poteva essere utilizzata dalla corporazione come sala riunioni. Una curiosità: le città di Ostia e Portus avevano ciascuna la propria corporazione di carpentieri navali; le corporazioni erano composte centinaia di membri, e gli stessi membri dei fabri navales spesso potevano collaborare con diverse altre corporazioni, come quella degli stuppatores e i restiones, i commercianti di stoppa e corde.

Per avere un’idea più concreta di come fossero organizzati e strutturati i navalia, vi condividiamo un video che abbiamo trovato su YouTube, che ci consente di effettuare una visita virtuale ai navalia del Porto di Traiano.

Il video riproduce la passeggiata virtuale nel navalia di Portus Traiani a Fiumicino con un modello virtuale in 3D, realizzato da Grant Cox, uno studente dell’Archaeological Computing Research Group della University of Southampton (UK).

La passeggiata virtuale ai navalia del Porto di Traiano è stata sviluppata per AHRC Portus Project, un progetto congiunto stessa università britannica con la British School di Roma.

Buona visione e buona passeggiata virtuale.

Ricordate la Storia a Storie, che un paio d’anni fa abbiamo raccontato a puntate sulla nostra pagina Facebook, inventandoci dei personaggi che, per caratteristiche e stato sociale, riflettevano la quotidianità della Roma Antica, il tutto con una nota “fiction“, in quanto abbiamo legato i vari personaggi al passaggio di mano in mano di una specifica moneta? Bene, uno dei nostri personaggi della Storia a Storie era proprio un “fabbro navale” dal nome di Marco Lavinio Varo, un personaggio immaginario ispirato a Caio Pomponius Heracon, personaggio realmente esistito, la cui storia è raccontata dalla sua stele sepolcrale, che recita:

D(is) M(anibus). / C(aio) Pomponio / Heraconti / dolcissimo, / M(arcus) Ulpius Hera / et Valeria Sa / tornina (!), pa / rentes, barchi/tecto (!), eabro (!) / nabali (!) optumo (!); / vixit anno XXV.

Traduzione e ricostruzione:

(Sacro) agli dei Mani. I genitori Marcus Ulpius Hera e Valeria Saturnina (fecero fare il sepolcro) ad dolcissimo (figlio) Caius Pomponius Heracon, ottimo progettista e costruttore navale, (che) visse 25 anni.

La storia di Caio Pomponius Heracon è molto particolare perché identifica immediatamente la sua attività, quella di progettista e costruttore navale. Sulla lastra funebre è infatti incisa l’immagine di un’imbarcazione fluviale, riconoscibile dalla chiglia piatta ed identificabile con una delle naves caudicariae (di cui vi parleremo presto). Molto probabilmente Caio Pomponius Heracon aveva il suo cantiere di progettazione e costruzione navi lungo le rive del fiume Tevere, dato che la lastra proviene dal sepolcreto Salario.

Continuate a seguirci per saperne di più sull’organizzazione navale dell’antica Roma e dell’Impero Romano, al prossimo appuntamento vi parleremo appunto delle naves caudicariae, le navi da carico che hanno fatto la fortuna dei commerci dell’Impero Romano. Se avete voglia, andate a spulciare i post della nostra pagina Facebook per immergervi nell’avvincente storia dei personaggi della Storia a Storie, e della famosa moneta che li connette virtualmente. Eccovi un link all’articolo del nostro blog che vi raccontava succintamente la storia.

Concludiamo questo articolo anche con un ringraziamento al sito web ImperoRomano.com, che oltre ad essere la fonte di quasi tutte le immagini utilizzate in questo articolo, è anche un sito/wiki ricchissimo di informazioni sulla storia dell’impero romano, che visitiamo spesso con piacere. Seguite il link per avere un elenco molto più completo e dettagliato di tutti i tipi di imbarcazioni in uso nell’antica Roma.

Se invece avete voglia di scoprire in prima persona i luoghi raccontati da questo e gli ultimi articoli, come il sito archeologico e oasi faunistica Porto di Traiano, l’area archeologica di Ostia Antica, o anche altre avventura alla scoperta della storia e dei sapori di Roma, date un’occhiata ai nostri classici tour e visite guidate a Roma e provincia, e anche alla nostra nuova proposta di esperienze tipiche locali di arte, cibo e artigianato dei quartieri romani. Contattatemi sempre per info e prenotazioni, e buona lettura con la Storia a Storie!

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