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Storie di Roma

Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

I Giochi Olimpici Antichi nell’Antica Roma

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L’anno prossimo, in questi giorni, l’intero pianeta starà  seguendo la XXXIIIma edizione delle Olimpiadi moderne, che saranno ospitate nell’edizione olimpica di Parigi 2024. Ne approfittiamo per dare un’occhiata indietro nel tempo alla scoperta non solo delle Olimpiadi antiche, ma soprattutto di come i Giochi Olimpici sono stati prima condizionati e poi recuperati dalla società  della Roma antica. Ma andiamo un passo alla volta.

La prima Olimpiade della storia si tenne nel 776 a.C. ad Olimpia, in Grecia, e agli esordi le Olimpiadi erano principalmente delle celebrazioni atletiche e religiose che si svolgevano ogni quattro anni, e che si protrassero fino all’anno 393 d.C. Nel periodo degli antichi giochi olimpici ogni sorta di guerra era sospesa, e le stesse edizioni dei giochi olimpici antichi furono usate dagli storici come riferimento cronologico per datare gli eventi dell’epoca.

Intorno all’origine degli antichi Giochi Olimpici ruotano molte leggende. Sappiamo che nella prima metà  del secondo millennio a.C. viene documentata all’interno della civiltà  Minoica (fino al 1500 a.C.), un’intensa attività  finalizzata al culto del corpo, tra cui la ginnastica parallela ovvero il celebre volteggio sopra i tori, ma anche la lotta ed il pugilato. Omero per primo descrive nel XXIII canto dell’Iliade i giochi funebri organizzati da Achille per onorare la memoria di Patroclo, ucciso durante la guerra di Troia.

Altre origini dei giochi ci sono riferite da Pindaro nel V sec a.C. Secondo la prima teoria (o leggenda) sull’inizio dei giochi olimpici Pindaro menziona la corsa delle quadrighe da Pisa a Corinto svoltasi tra Enomao (re di Pisa) e Pelope (dominatore di tutta la penisola greca, che da lui prese il nome di Peloponneso) con in palio la mano di Ippodamia. Nella seconda teoria Pindaro menziona un sacro recinto dove giace il corpo di Pelope, e dove vennero istituiti i giochi olimpici in suo onore. La terza leggenda invece vuole che Eracle, dopo aver ripulito le stalle di Augia, vi deviò il corso del fiume Alfeo e, dopo aver ucciso il re che si era rifiutato di dargli la dovuta ricompensa per il lavoro svolto, per ringraziare gli dei, istituì dei giochi il cui premio era un rametto d’ulivo.

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Dal punto di vista storico invece sappiamo che durante la civiltà  Micenea (1700-1200 a.C.) alcune discipline come la lotta ed il pugilato passarono da Creta al continente divenendo molto popolari. Così durante le celebrazioni funerarie di Patroclo l’aghàn (competizione) viene accompagnata da un athlon, ovvero un premio per il vincitore.

Le gare olimpiche antiche si aprivano con la corsa dei cavalli nell’ippodromo con cinque carri; seguiva il pugilato, poi la lotta, a seguire gli atleti si sfidavano in una corsa nei campi, una lotta con armi, al tiro con l’arco ed per ultima una gara di lancio del giavellotto. Gli antichi giochi olimpici maschili si svolgevano nello Stadio di Olimpia, ad est del recinto sacro Altis dedicato al dio Zeus, mentre le donne gareggiavano nelle Heraia, giochi femminili in onore della dea Hera. Prima del VI sec. a,c, questi giochi si svolgevano in una zona pianeggiante ad est del grande altare di Zeus. Le donne gareggiavano come gli uomini, ma si allenavano in palestre a loro riservate dove praticavano l’atletica a corpo nudo, come gli uomini.

I Giochi olimpici greci persero gradualmente importanza con l’aumentare del potere romano in Grecia: all’inizio furono benvoluti e aperti anche a Romani, Fenici, Galli e altri popoli sottomessi. Nerone, ad esempio, aprì un’enorme edizione dei giochi olimpici a Roma, in cui tutti gli atleti dell’Impero Romano poterono partecipare, lui compreso. Malgrado continuassero a svolgersi anche nel periodo romano, i Giochi olimpici greci persero comunque gradualmente importanza. Sorsero anche problemi legati alla corruzione nelle competizioni ginniche, e problemi legati alla sicurezza delle manifestazioni.

La cristianizzazione dell’Impero Romano a partire dal IV secolo ebbe un’influenza decisiva nel definitivo declino dei giochi olimpici greci e nella loro estinzione. Quando il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’Impero Romano, vescovi e scrittori cristiani si scagliarono contro le celebrazioni e festività  pagane includendo i giochi olimpici, che fomentavano l’agonismo, a partire da Sant’Agostino. Nel 393 d.C. quindi, in risposta alla strage di Tessalonica avvenuta tre anni prima e dietro forti pressioni del vescovo di Milano Ambrogio (che in seguito sarà  consacrato come Sant’Ambrogio), l’imperatore Teodosio I intervenne in forma decisiva, cancellando definitivamente tutte le usanze pagane che entravano in conflitto con il cristianesimo. Alle Olimpiadi si usava gareggiare nudi o quasi, cosa poco gradita al cristianesimo, senza contare il fatto che gli stessi giochi olimpici erano una festività  dedicata a al dio greco Zeus, quindi furono cancellate anche le Olimpiadi.

Nel 426 d.C., l’imperatore Teodosio II ordinò inoltre la distruzione di tutti i templi pagani, inclusi i luoghi che ospitavano i giochi olimpici. Alcuni resti riuscirono a sopravvivere alla distruzione, anche se per poco. Per esempio, lo storico Cedreno narra che la statua di Zeus Olimpio del recinto sacro di Olimpia, realizzata tra il 420 e il 410 a.C. da Fidia e considerata una delle 7 Meraviglie del Mondo Antico, fu smontata e trasportata a Costantinopoli per essere inclusa in una collezione privata che però fu distrutta da un incendio nel 475 d.C.

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A quante edizioni delle Olimpiadi antiche parteciparono i romani? E che risultati atletici riuscirono a portare a casa? Sebbene la città  italiana con più vittorie in assoluto alle olimpiadi antiche fu Crotone (all’epoca enclave di dominio greco nell’Italia meridionale (Magna Grecia), che vantava un medagliere olimpico di 23 vittorie, anche Roma si fece notare alle olimpiadi antiche, riuscendo a portare a casa nel tempo 9 titoli olimpici.

Nel 72 a.C. Gaio si assegnò un primo posto nel dolico, antica disciplina nella quale  gli atleti si sfidavano in una corsa su 24 stadi (circa 4,6 km) che ricordava le imprese dei messaggeri di guerra. Nel 4 a.C. Tiberio fu trionfante nel tethrippon, la corsa di carri a quattro cavalli. E non fu l’unico imperatore a partecipare ai giochi olimpici di persona, perchè nel 67 d.C. persino Nerone vi partecipò, conseguendo la vittoria nella quadriga con puledri e nella gara per carri a dieci cavalli. La leggenda narra però che l’auriga vincitore fosse un altro atleta, ma alla fine fu Nerone ad essere premiato, in quanto finanziatore dei giochi. Tra i grandi super-atleti romani ai giochi olimpici antichi non si può non menzionare Gneo Marcio, valoroso generale romano che sbaragliò gli avversari in due diverse occasioni, aggiudicandosi una spettacolare doppietta nella corsa al galoppo (Keles, in greco) sia ai giochi olimpici del 5 d.C. che a quelli del 9 d.C.

Se pensate che le prime olimpiadi di Roma siano state quelle del 1960, vi sbagliate di grosso. Con l’espansione dell’impero in Grecia, anche l’Urbe cominciò a diventare luogo di grandi giochi. Tra tutti gli imperatori fu Nerone a prendere in prestito l’uso delle competizioni atletiche e, per rinnovare nella capitale l’usanza ma in modo “nuovo”, rinominò le olimpiadi Neronia, con competizioni che oltre alle prove di resistenza fisica includevano performances di canto e di poesia. Le olimpiadi di Nerone furono un fallimento perchè, dato che alle gare partecipava lo stesso Nerone, pochi avevano voglia di gareggiare, e ancor meno di battere l’imperatore.

Nell’anno 86 d.C. fu Domiziano il vero imperatore che riuscì¬ a rendere permanenti i giochi greci a Roma. I giochi di Domiziano si chiamavano Agon Capitolinus ed alternavano in diverse città  gare di corsa, pugilato, lancio del giavellotto, ma anche gare di eloquenza, di poesia greca e altre competizioni. Per dare spazio alle diverse esigenze delle gare furono realizzati due spazi diversi: il Circus Agonalis per l’atletica e l’Odeon per quelle le competizioni creative e intellettuali.

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