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Storie di Roma

Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

Fabula Atellana, le Origini Antiche della Commedia Italiana

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Quando oggi si vede in TV o al teatro uno spettacolo comico, in pochi possono immaginare che probabilmente buona parte dei personaggi che caratterizzano una commedia moderna siano discendenti dal mondo antico, come ad esempio agli Osci o addirittura alla Magna Grecia. Oggi vi parleremo delle atellane, e di come molti dei personaggi che ritroviamo in questi componimenti del V sec a.C., siano molto simili alle nostre maschere regionali o a personaggi della commedia italiana.

Tutto nasce appunto nel V-IV sec a.C., quando la popolazione degli Osci inventarono la fabula atellana, dalla quale scaturirono la commedia dell’arte, come le pulcinellate e le guarattelle. Le farse atellane nacquero come detto ad Atella (territorio che oggi si trova fra gli odierni comuni di Orta di Atella, Caivano, Sant’Arpino, Frattaminore, Succivo, Gricignano di Aversa e Cesa), come carmi mimati dai toni farseschi; questi componimenti erano una probabile emulazione delle cosiddette fliacae, cioè un genere di farsa assai diffusa nelle polis doriche della Magna Grecia, in particolare a Taranto e Siracusa.

La fabula atellana comprendeva personaggi fissi, che impiegavano un linguaggio popolare che mischiava sapientemente ironia, allusioni, e che fosse comprensibile a tutti. Questo linguaggio popolare era spesso scurrile e beffardo, senza un vero filo logico, una sorta di macchietta moderna. I Romani scoprirono l’Atellana dopo le guerre sannitiche, e l’importarono a Roma nel 391 a.C., come ci racconta lo storico Tito Livio. Il successo della fabula atellana fu immediato e strepitoso, tanto che le atellana entrarono a far parte degli spettacoli offerti all’urbe, e intrattenimenti durante banchetti e feste organizzate da famiglie facoltose di Roma.

La ragione del successo della fabula atellana è semplice: le fabula riproducevano la vita del popolino e della gente di campagna in tutti i suoi aspetti, includendo allusioni, doppi sensi e battute spesso di cattivo gusto. Tale sfrontatezza era la caratteristica dominante dei componimenti delle fabula atellana, tanto che alcuni studiosi sono arrivati a collegare l’aggettivo “obscenus” (osceno) a “oscus”, la popolazione che ha dato i natali a questa rappresentazione comica.

Originariamente le fabulae erano legate al culto magico-propiziatorio, ma quando entrarono a far parte del mondo e del teatro romano persero gradatamente il loro contenuto originale, divenendo un vero e proprio genere letterario.

La diffusione della commedia stellana si svilupperà su tutto lo stivale anche grazie alle compagnie teatrali itineranti, che viaggiavano su carri che all’occorrenza diventavano il palco improvvisato su cui esibirsi – ricordiamoi che il primo teatro in muratura a Roma fu costruito solo nel 55 a.C. da Gneo Pompeo.

Tour e visite guidate Roma e provincia - Fabula Ateliana
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La fabula togata romana, in questo caso genere precedente lla fabul atellana, lascerà così gradualmente il posto a questo nuovo genere di commedia importata dalla Campania, le cui maschere e relativi personaggi erano noti al pubblico, che spesso erano inseriti in schemi e canovacci costanti, anche se lo spettacolo si affidava per lo più all’improvvisazione, molto apprezzata proprio come nella commedia dell’arte e le pulcinellate, o come i personaggi che ritroviamo nei film della commedia all’italiana moderna.

Fra i vari personaggi della fabula atellana, ve ne erano infatti quattro principali come il Buccus, l’uomo di bocca larga, ovvero un ciarliero cioè una persona che parla a vanvera; Pappus, un vecchio babbeo, avaro, libidinoso e rimbambito; Dossenus, un uomo gobbo furbo e saccente che si spaccia per sapiente e infine c’era il Maccus, lo sciocco e anche un ghiottone che viene costantemente preso in giro.

Quest’ultimo indossava un abito bianco di origine siriana, e tale abbigliamento può riportare alla memoria una grande maschera regionale della commedia dell’arte, Pulcinella. Questa maschera infatti è sopravvissuta nella tradizione comica della commedia, non solo napoletana fino alla rivoluzione goldoniana, ma anche grazie ad interpreti come i De Filippo o Scarpetta.

Non a caso Silvio Fiorillo, il commediografo inventore della celebre maschera, pare abbia trovato spunto proprio da Maccus, e secondo altri studiosi da Kikirrus, una maschera teriomorfa con l’aspetto di un animale, in questo caso un gallo, infatti il nome della maschera richiama il verso del gallo.

La fabula atellana, che ebbe un grande successo tanto da essere recitata anche da Plauto (secondo alcuni studiosi), decadde altrettanto rapidamente nel sec. II d.C., sostituita a sua volta da altri componimenti comici come il Mimo (come durante l’epoca di Cesare), che conosciamo ancora oggi, e altri componimenti comici in base al mutato gusto della società di ogni periodo storico fino ai nostri giorni.

Di questi componimenti non ci è pervenuto nessun testo intero, solo frammenti e poche notizie degli antichi. I frammenti sono di regola d’un verso o di due, e solo di un’atellana si possiedono dieci frammenti con quattordici versi. Sono state anche ritrovate alcune statuette raffiguranti i quattro personaggi e risalenti al V e IV sec a.C., durante gli scavi della seconda metà dell’800 nel territorio campano, e questo è servito a ricostruire la storia di questi componimenti comici e collegarli direttamente alla nostra storia e cultura comica.

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