Mentre a Roma continua l’anno giubilare 2025, diamo un’occhiata a come in passato, e soprattutto in epoca medievale, i pellegrini dovevano organizzarsi per raggiungere la Città Eterna.
Un tempo infatti era estremamente difficile anche spostarsi di pochi chilometri, e nel medioevo viaggiare significava affrontare qualcosa d’insidioso e incerto. Il viaggio spesso dipendeva molto dalle condizioni generali della strada, dal clima e dalle esigenze dei viaggiatori. A volte questi viaggi si trasformavano in veri e propri trasferimenti semi-temporanei di domicilio. Qualche tempo fa abbiamo pubblicato un articolo con le storie di esplorazioni e pellegrinaggi di Flavio e Francesco, due mercanti che abbiamo seguito nelle loro peripezie. Ma ci sono tante altre testimonianze di viaggi e pellegrinaggi nell’Europa medievale, e oggi ve ne racconteremo qualcuno.
Tra le varie testimonianze di viaggio abbiamo quella di Niccolò da Poggibonsi, il cui viaggio durò cinque anni, in buona parte passati al servizio di nobili e potenti famiglie incontrate lungo il percorso, per potersi pagare la tratta successiva. Spostarsi anche in tratte brevi, che normalmente avrebbero avuto una durata di pochi mesi, spesso diventavano viaggi lunghi anni anni per mancanza di soldi o avverse condizioni meteo, stradali, guerre ed epidemie.
In base ad alcuni di questi resoconti dettagliati è possibile conoscere anche i tempi di percorrenza di alcune tratte. Ad esempio Nice Boyer ha stimato una media generale, a cavallo, di 40 chilometri al giorno, con minima di 20 e massima di 50/55. Altri studiosi come Verlinden evidenziarono che i mercanti si spostavano abitualmente, su percorsi noti, fra la Francia e l’Italia del ‘300, riuscendo a mantenere una media di circa 30 km al giorno, che poteva scendere a 25 nell’attraversare le Alpi. Questi calcoli sono stati effettuati confrontando le date delle varie fiere e i documenti che attestano la presenza degli stessi gruppi di mercanti itineranti durante le date di apertura dei mercati.
Sempre Boyer ci riporta le statistiche di viaggio di un corriere reale di Navarra che percorse la strada fra Pamplona e Bordeaux (290 km circa) in sei giorni, macinando ben 53 chilometri il terzo giorno, cosa che ci fa presumere che abbia cambiato cavalcatura durante il percorso.
Un’altra testimonianza ci viene data da Bonaccorso Pitti, nel XIV secolo, che viaggiò a lungo e lasciò una testimonianza dettagliata della sua impresa personale: Parigi-Firenze in soli 18 giorni passando per l’Austria e non come avveniva di solito per la Francia del sud o la Svizzera. Nel suo resoconto si narra di frequenti cambi di cavalcature della sua vettura, cosa che ci porta a pensare che doveva esserci un vero e proprio commercio di cavalli da posta, con la possibilità di prenderne di freschi lasciando quelli con cui si era arrivati (cosa che già esisteva nel mondo antico come la famosa Mansio ad Vacanas sulla Cassia).
Lo stato e la sicurezza delle strade sicuramente facevano la differenza nell’organizzazione di un viaggio o pellegrinaggio medievale. Infatti, nel XII secolo, occorrevano quattro giorni per andare da Genova a Marsiglia, ma nel XIV secolo (200 anni dopo) ne bastava uno solo, il tutto non considerando imprevisti, come le condizioni mete, che potevano condizionare il viaggio.
Questo genere di viaggi venivano intrapresi non solo dai mercanti ma anche dai pellegrini che si spostavano nei vari luoghi di culto disseminati in tutta l’Europa. Una delle tappe più importanti era sicuramente Roma nel medioevo; migliaia di pellegrini giungevano nella città eterna ma non per fare i turisti, anche perché le antichità romane erano fatiscenti e lo splendore dei monumenti antichi, a seguito delle invasioni barbariche, si era degradato e molte bellezze artistiche venivano depredate e riutilizzate. Dell’antico mondo romano restavano le vestigia e su parecchie costruzioni era cresciuta l’erba e vi si annidavano animali randagi ed anche vagabondi per niente raccomandabili.
Lo scopo che muoveva tutti questi forestieri a Roma era sicuramente quello di adempiere ad un voto da essi fatto, l’espiazione dei peccati commessi, tramite la preghiera presso i luoghi santi e la visita delle chiese, nonché la venerazione delle reliquie dei santi martiri.
Attraverso questi pellegrinaggi si cercava di ottenere il perdono e l’indulgenza plenaria (più o meno quello che accade oggi con il Giubileo). I pellegrini dei paesi più lontani, soprattutto dal nord, erano facilmente riconoscibili, perché percorrevano la Via Francigena, chiamata così perché attraverso la Francia, provenivano da Canterbury, in Inghilterra, quindi valicavano le Alpi al passo del San Bernardo, per poi discendere su Roma scavalcando gli Appennini al Passo della Cisa.
Dopo questo lunghissimo tragitto i Romei, chiamati così perché pellegrini di Roma, giungevano in città attraverso la Porta Flaminia, chiamata così perché attraversata dalla Via Flaminia, oggi Porta del Popolo. Continuate a seguire il nostro blog, avremo altri articoli con aneddoti su pellegrinaggi da condividere.
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