Nel nostro ultimo articolo vi abbiamo parlato dell’evoluzione della cucina dell’antica Roma dalle sue origini alla massima espansione dell’impero romano, smascherando alcune leggende metropolitane alimentate soprattutto dai grandi kolossal cinematografici americani per quanto riguarda i sontuosi banchetti con fiumi di pietanze. Abbiamo infatti scoperto nel nostro ultimo articolo che solo una piccolissima parte della popolazione dell’antica Roma, stimata tra 1 milione e 1 milione e mezzo di abitanti, potesse permettersi questi ricchi e sontuosi banchetti. I banchetti “hollywoodiani” potevano permetterseli, e in genere occasionalmente, meno dell’1% della popolazione dell’antica Roma – circa 2.000 persone su una popolazione di un milione di abitanti; praticamente il ceto dominante, l’aristocrazia e le ricche famiglie patrizie romane.
Immaginiamo di partecipare ad un banchetto offerto da un ricco dominus. L’ora di cena, per la maggioranza dei romani, seguiva l’uscita dalle terme e di solito terminava prima che fosse notte fonda, fatta eccezione per i grandi banchetti come quelli organizzati da imperatori; ad esempio, sappiamo che i banchetti offerti da Nerone si prolungavano da mezzogiorno sino a mezzanotte, o che le cene di Trimalcione, secondo fonti dell’epoca, non finivano mai prima dell’alba.
I banchetti patrizi dell’antica Roma non erano solo un occasione per mangiare insieme, ma soprattutto una forma di ostentazione della ricchezza delle classi più agiate, che tramite queste cene potevano amplificare la loro notorietà e il loro potere. I banchetti patrizi erano curati in ogni aspetto, anche con effetti scenografici come giochi d’acqua e musicali volti ad esaltare la magnificenza dei cibi offerti agli invitati, e potevano avere costi da capogiro nell’ordine del milione di sesterzi (circa 8-10 milioni di euro).
La sala adibita al banchetto era chiamata triclinium; di solito era lunga il doppio rispetto alla sua larghezza e prendeva il nome dai letti a tre posti (triclinia) dove si potevano far stendere i commensali durante la cena. Il triclinia non era solo un elemento d’arredamento e di comodità, ma piuttosto veniva considerato un segno di benessere e distinzione sociale.
L’assegnazione dei posti dei commensali ai banchetti patrizi dell’antica Roma non avveniva casualmente, ma era prevista una rigida etichetta; al personaggio più illustre sarebbe spettato il posto d’onore nel lectus medius, al posto consularis, il più importante, mentre l’invitato meno ragguardevole trovava posto nel lectus imus. Gli altri commensali erano disposti attorno a un tavolo quadrato o circolare, e sedevano di sghembo con il gomito sinistro appoggiato su cuscini e i piedi, lavati e scalzi, verso la parte più bassa del triclinium.
Il servitore capo dei banchetti patrizi (una sorta di maggiordomo) annunciava gli invitati e assegnava loro il posto stabilito. mentre gli altri servitori disponevano le varie portate sulla tavola, dove ogni ospite avrebbe trovato le “posate“: coltelli, diversi cucchiai e stuzzicadenti dal doppio uso, sia per i denti che per pulirsi le orecchie, ma niente forchette, perché si mangiava con le mani. Questo rendeva necessario lavarsele frequentemente durante il banchetto, con servi che tra una portata e l’altra lavavano le mani dei commensali con acqua profumata, e asciugavano le mani con morbidi tovaglioli che i commensali avrebbero potuto portare via alla fine della cena assieme agli avanzi di cibo.
Come abbiamo già accennato, nei banchetti patrizi dell’antica Roma che contava non era solo l’abbondanza delle portate, ma soprattutto la loro presentazione scenografica, mirata a stupire i commensali, a volte addirittura associando cibi spesso incompatibili tra loro, e perfino dannosi per la salute.
Durante i banchetti dell’antica Roma, in genere tra le varie portate, si poteva assistere a danze sinuose come quelle delle danzatrici di Cadice, che accompagnavano i loro movimenti con il suono delle nacchere, o mimi e comici che intrattenevano i commensali prima dell’arrivo della nuova portata. A volte l’intrattenimento si spingeva fino a inscenare combattimenti tra gladiatori, o sfoggiare animali esotici.
Sembrerà strano, ma così come la disposizione dei posti al banchetto identificava l’importanza dei commensali, non tutti i commensali ricevevano lo stesso cibo. Era infatti usanza comune che il padrone di casa offrisse cibi e vini di prima qualità solo agli ospiti più importanti, mentre gli altri commensali ricevevano cibi e vini di seconda qualità, a volte anche scarti di altri pasti, o cibi avariati o marci.
Ancora oggi, dopo centinaia di anni, possiamo conoscere le ricette dell’antica Roma soprattutto grazie ad un uomo chiamato Marco Gavio Apicio, menzionato addirittura da grandi pensatori del mondo antico come Seneca e Plinio, e che possiamo tranquillamente individuare quale uno i primi buongustai ed esperti “ufficiali” di cucina della storia.
Tra le ricette dell’antica Roma tramandate da Apicio è possibile trovare spesso cibi elaborati, come ad esempio la ricetta per il pappagallo arrosto, l’utero di scrofa ripieno, o ghiri farciti, inclusa l’invenzione di qualcosa di simile al moderno foie gras che Apicio otteneva ingozzando le oche di fichi, in modo da far loro ingrossare il fegato. Tutte queste ricette verranno poi raccolte da un cuoco di nome Celio in una raccolta di 10 libri, il De Re Coquinaria (L’Arte Culinaria), attribuendo tutte le ricette ad Apicio.
Una tecnica particolare nelle ricette di Apicio era quella di cuocere diverse volte i cibi: la carne aveva una prima cottura in acqua, poi nel latte, per passare poi nell’olio e finire la cottura in una salsa speziata. Questo processo di multipla cottura aveva il duplice scopo d’insaporire le vivande ma anche di stimolare l’appetito facendo risparmiare lavoro allo stomaco in fase di digestione, anche se oggi sappiamo che le cotture prolungate fanno perdere molti degli elementi nutritivi ai cibi.
Per concludere questo articolo avevamo pensato di presentarvi un menù fatto delle portate più particolari che avreste potuto trovare nei banchetti nell’antica Roma. Ma in realtà siamo andati un po’ lunghi con l’articolo, e c’è ancora tanta roba da condividere con le ricette e menù dei banchetti patrizi che volevamo pubblicare, ma che a questo punto pubblicheremo con il nostro prossimo articolo. Una ragione in più per continuare a seguira il nostro blog.
Nel frattempo, vi invitiamo a esplorare le nostre proposte di esperienze tipiche di arte, cibo e artigianato dei vari quartieri di Roma. Non aspettatevi sfarzosi banchetti patrizi della Roma imperiale, ma tradizione gastronomica e street food della Roma moderna non hanno nulla da invidiare alle abbuffate della Roma antica. E se dopo mangiato volete fare 4 passi per digerire, mentre ammirate la storia e la ricchezza di Roma, contate con i nostri tour e visite guidate a Roma e provincia. Contattateci pure per informazioni e prenotazioni tour.










