Nel nostro ultimo articolo abbiamo passato in rassegna tutto l’impegno creativo e artistico nonché la produzione di Michelangelo a Roma e, come annunciato, oggi iniziamo una serie di tre articoli dedicati alle tre più importanti opere scultoree di Michelangelo Buonarroti a Roma, tutte accessibili e visibili dal pubblico in tre chiese romane: la Pietà nella Basilica di San Pietro, il Mosè a San Pietro in Vincoli e il Cristo PortaCroce a Santa Maria sopra Minerva.
Il primo articolo della serie lo dedichiamo alla Pietà di Michelangelo a San Pietro, primo vero capolavoro dell’artista, che realizzò la scultura quando era poco più che ventenne. Grazie al successo di questa prima opera per il Vaticano gli si aprirono le porte della committenza papale, cosa che permise a Michelangelo di consolidare il suo status di stella del Rinascimento.
La Pietà di Michelangelo è anche l’unica opera di Michelangelo che riporta la firma dell’autore, leggibile sulla fascia a tracolla che regge il manto della Vergine. L’incisione recita: MICHAEL.A[N]GELVS BONAROTVS FLORENT[INVS] FACIEBAT, “Lo faceva il fiorentino Michelangelo Buonarroti“). La leggenda vuole che Michelangelo decise di riportare il suo nome sulla scultura solo in un secondo momento, dopo aver sentito due uomini lodare la statua, ma attribuirla allo scultore lombardo Cristoforo Solari.
L’opera scultorea realizzata da Michelangelo per la Basilica di San Pietro venne acquistata dal Vaticano ad una cifra all’epoca considerevole, soprattutto se si pensa che fu pagata ad un artista poco più che ventenne; circa 1.500 ducati, una cifra vicina ai 100.000 euro odierni, di cui 500 ducati solo come anticipo solo per l’acquisto dei marmi, che vennero selezionati personalmente dal Buonarroti nelle cave di Carrara.
La Pietà di Michelangelo risulta essere un’opera innovativa per diverse ragioni. innanzitutto, con quest’opera Michelangelo rompe con la tradizione scultorea che vedeva due figure rappresentate in posa rigida frontale, decidendo di lavorare su due piani diversi, in verticale e in orizzontale. Nella scultura il corpo di Cristo, la cui levigatura e morbidezza sono degni della statuaria in cera, è dolcemente adagiato sulle gambe della Vergine Maria con naturalezza. Le due figure sembrano fondersi in un momento di toccante intimità, dando origine a un’originale composizione piramidale. Il tutto completato da profondi effetti di chiaroscuro realizzati grazie alle pieghe del panneggio delle vesti della Vergine, che così emanano una forte carica espressiva, ancora più accentuata dal gesto della mano sinistra, che invita lo spettatore a meditare silenziosamente.
La statua della Pietà è famosa anche per un altro elemento che non passa inosservato: la Madonna appare molto più giovane del Cristo. Questo dettaglio suscitò diverse critiche, perché superava la tradizione medievale dove la Vergine Maria veniva rappresentata come sposa di Cristo, e quindi simbolo della Chiesa. La giovinezza della Madonna nella Pietà di Michelangelo è stata interpretata con diverse chiavi di lettura. La più popolare è quella del richiamo ad un passo di Dante Alighieri dalla Divina Commedia, dove il Sommo Poeta parla della Vergine definendola “figlia del suo stesso figlio“.
Altra chiave di lettura è data dal periodo storico in cui Michelangelo realizza la scultura, un periodo impregnato dalla cultura classica e tendente ad idealizzare le opere eliminando i difetti di coloro che ne venivano rappresentati. L’ultima chiave di lettura è forse quella collegata al dogma dell’Immacolata Concezione, che sarebbe stato istituito ufficialmente solo nel 1854 da Papa Pio IV, ma che Michelangelo anticipava di oltre 3 secoli; secondo questa chiave di lettura la Vergine Maria nasce pura, cioè non colpita dal peccato originale dei progenitori Adamo ed Eva, e quindi continua pura la sua esistenza, senza invecchiare neanche fisicamente. Decisamente dogmatica ma tutto sommato plausibile, come chiave di lettura.
Un’ultima curiosità a proposito della Pietà di Michelangelo, che purtroppo è impossibile da vedere se non da vicino, l’asimmetria dell’incisivo centrale del Cristo, che è stato definito il “dente del male“, o “dente del peccato“. L’asimmetria dell’incisivo centrale del Cristo può sembrare un errore dell’artista in fase di realizzazione dell’opera, mentre invece si tratta di una scelta voluta e consapevole di Michelangelo, tendente a evidenziare come il Cristo, sacrificandosi per l’umanità, addossi su di se tutti i peccati dell’umanità e quindi anche tutte le sue imperfezioni, che l’artista ha voluto simboleggiare in un dente centrale asimmetrico.
Altra curiosità relativa al “dente del peccato” è che Michelangelo ha riutilizzato la stessa metafora artistica anche in altre sue opere, dando al “dente del peccato” un significato differente a seconda del personaggio rappresentato nell’opera. Troviamo infatti di nuovo il dente del peccato in vari personaggi in affreschi, pitture e sculture del Buonarroti; se il dente del peccato lo troviamo in personaggi del Vecchio Testamento è, secondo l’artista, perché tali persone non hanno ancora conosciuto la parola di Cristo, e quindi sono imperfetti. Quando invece il dente del peccato è presente in figure che rappresentano i dannati, è perché questi sono condannati all’imperfezione per sempre.
La statua della Pietà di Michelangelo è accessibile alla Basilica di San Pietro in Vaticano, ed è parte integrante dei nostri classici tour e visite guidate in Vaticano che includono, oltre al tour della Basilica, anche la visita guidata ai Musei Vaticani. Contattateci per informazioni e prenotazioni di tour e visite guidate a Roma, e continuate a seguire il nostro blog e i nostri articoli sulle opere di Michelangelo a Roma.







