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Storie di Roma

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Una visita alle Fosse Ardeatine per l’anniversario della Liberazione

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Oggi in occasione dell’anniversario della Liberazione un posto poco fuori Roma certamente da visitare sono le Fosse Ardeatine, luogo di uno dei massacri più efferati avvenuti durante la seconda guerra mondiale.

Subito dopo l’armistizio di l’armistizio di Cassibile e la fuga del Re Vittorio Emanuele III, Roma fu occupata dalle truppe tedesche nonostante fosse stata già dichiarata città aperta. L’occupazione portò nuovi eventi drammatici come la razzia del ghetto ebraico e della successiva deportazione di 1.023 ebrei romani verso i Campi di sterminio, il 16 ottobre 1943.

Col passare del tempo più l’occupazione tedesca veniva mal digerita dalla popolazione romana e dai gruppi partigiani e di azione patriottica, e per tale motivo il 23 marzo 1944 venne organizzato un attentato contro il battaglione del Polizeiregiment “Bozen”, che transitava quotidianamente lungo via Rasella.

Per l’attentato fu utilizzata una bomba rudimentale a miccia ma ad alto potenziale; collocata all’interno di un carrettino per la spazzatura urbana e confezionata con 18 kg di esplosivo misto e spezzoni di ferro. Al momento dell’esplosione furono lanciate dai tetti delle case che affacciavano su via Rasella alcune bombe a mano per ingannare il nemico dando I’impressione che le bombe esplose per I’attentato alla colonna fossero partite dall’alto dei palazzi. L’esplosione provocò la morte di 32 militari del Polizeiregiment Bozen (un altro soldato morì il giorno successivo e altri 9 nelle settimane successive), ma rimasero uccisi anche due civili italiani, Antonio Chiaretti, partigiano della formazione Bandiera Rossa, ed il tredicenne Piero Zuccheretti che giocava in quella zona durante l’esplosione.

Subito le esplosioni vennero eseguiti i primi 100 arresti di cittadini ignari che vivevano lungo quella strada, che ancora oggi porta i segni di quell’attentato sulle pareti dei palazzi, ma si cominciò subito a parlare di rappresaglia ipotizzando punizioni diverse e terribili come distruggere tutto il quartiere, eliminandone gli abitanti, oppure uccidere 100 uomini per ogni soldato tedesco ucciso. Si dice che Hitler stesso avesse disposto una rappresaglia immediata “che avrebbe fatto tremare il mondo”, ordinando di uccidere dai trenta ai cinquanta italiani per ogni soldato tedesco morto in via Rasella.

Non esistono documenti ne sappiamo se tale ordine diretto di Hitler sia mai stato dato, ma quello che si conosce è ciò che avvenne nelle ore successive: Herbert Kappler, comandante del ‘SD, della SiPo e della Gestapo a Roma, decise di fucilare dieci italiani per ogni tedesco morto in via Rasella, quindi 320 persone. Kappler stabilì che le persone da fucilare fossero prigionieri detenuti a Roma già condannati a morte, ma visto il numero limitato di condannati a morte (erano solo tre), si decise di passare anche a quelli condannati all’ergastolo, e successivamente anche quelli che avrebbero subito una condanna lunga per reati passibili di condanna a morte.

Nonostante tali modifiche, nelle prigioni di via Tasso e di Regina Coeli erano presenti circa 290 prigionieri tra uomini e donne (che vennero escluse dalla rappresaglia), e soltanto 16 prigionieri rientravano tra i già condannati a morte o i colpevoli di reati passibili di condanna a morte. A questo punto Kappler decise di inserire persone e prigionieri che erano molto distanti dai parametri iniziali, come i 57 ebrei imprigionati in attesa di essere deportati o i 37 militari italiani, tra cui 3 generali e 3 ufficiali dei carabinieri, e i 2 capitani che avevano arrestato il Duce il 25 luglio 1943. Per far tornare i conti (che poi non torneranno) alla fine vennero anche condotti a morte 10 detenuti estranei ed in procinto di essere rilasciati.

Si passò quindi da parametri molto stretti a parametri molto più ampi e fumosi, arrivando a inserire nella lista anche possibili sospettati, il tutto per eseguire con la massima rapidità la rappresaglia, che Kappler volle eseguita entro 24 ore dall’attentato al battaglione del Polizeiregiment.

Alla fine fu raggiunta la cifra stabilita dei 320 (poi sarà addirittura superata visto che alla fine i condannati saranno 335, 15 in più del previsto), ma bisognava eseguire la condanna calcolando che non si poteva impiegare più di 1 minuto per ogni uomo e considerando che kappler disponeva soltanto di 74 uomini per i plotoni di esecuzione, per cui decise di attuare un eccidio di massa nelle cave di pozzolana abbandonate su via Ardeatina, luogo facilmente occultabile chiudendo con esplosivi le entrate delle gallerie.

Le esecuzioni iniziarono alle 15:30 per 67 turni di esecuzioni; mentre le prime esecuzioni furono ordinate e precise, con il passare del tempo e l’accentuarsi della stanchezza divennero sempre più imprecise e caotiche. Mentre i carnefici eseguivano le condanne il capitano Priebke controllava accuratamente la lista ma alla fine si rese conto del sovrannumero e quindi dei 15 uomini in più rispetto al numero previsto di 320 fucilazioni, ma decise di procedere comunque all’eliminazione anche di questi ostaggi in più con la motivazione che oramai fosse inevitabile non ucciderli perché “avevano visto tutto”.

Purtroppo a guerra finita nessuno degli carnefici pagherà per le sue colpe; Herbert Kappler fu condannato all’ergastolo ma colpito da un tumore inguaribile, nel 1976, fu ricoverato nell’ospedale militare del Celio, dal quale, con l’aiuto della moglie, riuscì ad evadere il 15 agosto 1977; si rifugiò in Germania, dove morì nel 1978. L’ex-capitano delle SS Erich Priebke, dopo una lunga latitanza in Argentina, venne arrestato nel 1995 ed estradato in Italia, e condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine. Morì a Roma l’11 ottobre 2013. Albert Kesselring, un altro degli ufficiali coinvolti nel massacro delle Fosse Ardeatine, fu processato e condannato a morte, ma la sentenza fu poi commutata nel carcere a vita. Nel 1952 fu scarcerato per motivi di salute e fece ritorno in Germania. Morì nel 1960 per un attacco cardiaco.

Il Monumento in ricordo delle vittime di questo eccidio venne realizzato nel luogo stesso in cui avvenne l’eccidio. Per quanto sia un luogo di dolore, il monumento rappresenta il primo concordo d’architettura nell’Italia liberata, e fu inaugurato il 24 marzo del 1949.

Se siete interessati a visitare le Fosse Ardeatine contattatemi per una visita guidata, o date un’occhiata a tutte le altre mie proposte per tour e visite guidate a Roma e dintorni.

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