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Storie di Roma

Il blog di Fabio Salemme su RomaGuideTour.it

I Forni dell’Antica Roma e il Molino Silvano ad Ostia Antica

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Oggi parleremo di uno dei tanti luoghi di commercio nell’antica Roma che non solo caratterizzava la vita sociale ma dove si poteva trovare un prodotto alla base dell’alimentazione, Pistrinum e molini, le botteghe dove si commerciava e produceva il pane.

I locali di una panetteria dell’Antica Roma erano in genere divisi in due stanze o reparti, come la maggior parte delle botteghe del tempo; una stanza dava sulla strada principale e vendeva al pubblico e l’altra era dedicata alla produzione del pane. La prima stanza, quella che dava sulla strada, era di solito munita di un ampia scaffalatura in legno colma di pane e focacce, così da attirare i passanti con il profumo e la varietà dei prodotti in vendita.

Vi era quindi un ampio bancone di legno usato dal panettiere per servire i clienti e per attirare l’attenzione di altri avventori sfruttando il profumo delle pagnotte appena sfornate che si espandeva per tutta la via. Il pane caldo veniva sfornato in continuazione utilizzando sempre farina macinata fresca, visto che i romani non la conservavano, convinti che si imputridisse.

Il bancone era in contatto diretto anche con la stanza dove si produceva il pane, che conteneva tutte le attrezzature per la produzione del pane, dalla macinatura, all’impasto fino alla cottura al forno.

All’esterno della bottega la panetteria presentava insegne o disegni in terracotta ben decorati e colorati per far colpo sui passanti, come nel caso del mattone del mulino collegato alla tomba di Ti. Claudius Euthycus, nella Necropoli di Porto all’Isola Sacra. Un mattone che racconta una storia, anzi un mestiere e che raffigura, con dovizia di particolari, l’attività di un mulino. L’insegna poteva essere anche un mattone decorato che restituiva con immediatezza una scena che avremmo potuto vedere in una città romana come Ostia, la cui area archeologica conserva il famoso Molino di Silvano.

Sull’insegna del Molino di Silvano si può facilmente riconoscere un’attività della vita quotidiana, ambientata in un mulino; l’artista rappresentava con cura nei dettagli una grande macina, utilizzata per ridurre i chicchi di grano in farina, e costituita da due elementi di pietra a incastro, con una base conica e un elemento superiore a forma di clessidra (il cd. “catillus”). Sulla sinistra è possibile riconoscere un mulo bendato e bardato pesantemente che spinge un grande palo ligneo, inserito all’interno della macina, per farla ruotare e macinare la farina necessaria alla produzione del pane e degli altri prodotti del panificio. Sulla destra della composizione una figura umana con il braccio destro sollevato e un oggetto in mano, forse un pungolo per sollecitare il movimento del mulo.

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Il Molino di Silvano si trova a Ostia Antica lungo via dei Molini, ed era uno dei più grandi e organizzati per tutte le fasi, dalla produzione alla vendita. Al Molino di Silvano avvenivano tutte le fasi della lavorazione del grano, dalla sua riduzione in farina all’impasto del pane, alla cottura in forno e infine alla vendita al dettaglio. Il mattone fu realizzato “in negativo” cioè scavando la superficie con un oggetto appuntito, in modo da far emergere le figure dallo sfondo; una tipologia di rilievo molto diffusa a Ostia, utilizzata per le insegne delle botteghe o per le decorazioni delle tombe del ceto medio ostiense, in particolare nei riquadri raffiguranti le professioni che i defunti avevano esercitato in vita.

Ritornando ai nostri Pistrinum, sappiamo che spesso i clienti potevano anche servirsi del bancone della bottega per consumare sul posto il pane, visto che molti di questi negozi erano anche muniti di sgabello o panche in legno. Il fornaio che vendeva pane e focaccia era chiamato pistor, e poteva essere un uomo di umili condizioni e anche un liberto, cioè uno schiavo che aveva guadagnato la sua libertà.

Sappiamo che inizialmente questi artigiani erano di modesta provenienza sociale, ma che successivamente i pistores ottennero privilegi e immunità dall’amministrazione statale, e persino contributi per avviare l’attività. I panettieri dell’Antica Roma raggiunsero una tale importanza tanto da creare una vera e propria corporazione, il Collegium Pistorum, riuscendo ad ottenere proficui contratti di forniture dallo Stato, per la distribuzione gratuita al popolo come avvenne per la “Lex Sempronia frumentaria” voluta da Caio Gracco nel 123 a.C., che garantiva la distribuzione di grano ai cittadini a prezzo calmierato e la successiva “Lex Clodia”, che stabilì le “frumentationes”, la distribuzione gratuita del grano al popolo.

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