Terzo e ultimo articolo dedicato alla produzione scultorea di Michelangelo Buonarroti a Roma, dopo i nostri precedenti articoli che hanno offerto un occhio di dettaglio, arricchito dai dovuti aneddoti di circostanza come da nostra abitudine, sulle più famose sculture di Michelangelo a Roma, la Pietà nella Basilica di San Pietro e il Mosè a San Pietro in Vincoli. E dopo aver condiviso con voi un articolo più onnicomprensivo dell’opera dell’artista fiorentino a Roma, dove vi abbiamo presentato le principali opere di pittura, affreschi, sculture e progetti di architettura monumentale realizzati da Michelangelo a Roma.
Con questo articolo entriamo invece nel dettaglio del terzo capolavoro scultoreo che abbiamo scelto, insieme alla Pietà e al Mosè, per celebrare il genio e la creatività di Michelangelo nella scultura, che era il mezzo di espressione artistica originario e preferito dall’artista fiorentino: il Cristo PortaCroce a Santa Maria Sopra Minerva.
Meno nota della Pietà di San Pietro e del Mosè di Michelangelo, il Cristo PortaCroce a Santa Maria Sopra Minerva è un’opera importante nella produzione scultorea di Michelangelo, e l’ennesimo capolavoro creato dal Buonarroti a Roma.
La statua del Cristo PortaCroce è in un certo senso collegata a quella del Mosè a San Pietro in Vincoli; pare infatti che nel 1514 Michelangelo fosse ancora vincolato da un contratto di esclusiva con gli eredi Della Rovere per lavorare alla Tomba di Giulio II, ma non per questo rifiutava remunerative commissioni private, per le quali però l’artista fiorentino doveva chiedere una dispensa papale. Tra le varie importanti commissioni che Michelangelo ricevette in questo periodo c’era anche quella di Bernando Cencio, Canonico di San Pietro in Vaticano, che chiese all’artista fiorentino la realizzazione di un Cristo risorto, da collocare per l’appunto nella Basilica di Santa Maria Sopra Minerva.
Michelangelo spesso lavorava da solo, in parte per ottimizzare i guadagni, ma anche perché con il suo caratteraccio non si fidava di nessuno. La produzione della statua del Cristo risorto per la Basilica di Santa Maria Sopra Minerva procedette in fretta, ma in fase di ultimazione apparve nel marmo una sgradevole venatura nera sul viso del Cristo, che deturpava e invalidava l’intera opera. Quindi Michelangelo prese un nuovo blocco di marmo, e decise di rifare la statua da capo.
La seconda versione dell’opera venne ultimata da Michelangelo alla fine dei quattro anni previsti dal contratto, ma all’artista non piacque il risultato finale. Questo perché, per la fretta del dover ricominciare da capo l’opera, per la seconda versione della statua si avvalse della collaborazione dell’allievo Pietro Urbano, che però lavorò in maniera maldestra fino ad essere “licenziato” e sostituito da un nuovo aiutante, Federico Frizzi.
Tutti questi cambi di assistenti non permisero a Michelangelo di raggiungere il grado di perfezione da lui cercato e lo lasciarono insoddisfatto, al punto da offrire la propria disponibilità per la realizzazione di una terza versione della statua. Il committente però non volle aspettare ulteriormente e si accontentò dell’opera finita, chiedendo però a Michelangelo, come compensazione per aver ricevuto un lavoro non svolto ad opera d’arte, anche la consegna della prima versione dell’opera, che oggi si trova a Bassano Romano. La prima versione della scultura fu abbandonata ancora incompleta da Michelangelo, ma fu completata nel XVII secolo probabilmente dal giovane Bernini, che aggiunse personali interpretazioni su alcuni dettagli della scultura.
Il Cristo PortaCroce di Michelangelo a Santa Maria Sopra Minerva è raffigurato in piedi, appoggiato ad una croce non di reali dimensioni rispetto a quella del suo martirio ma piuttosto simbolica, mentre con l’altra mano regge la canna e la spugna con cui gli venne portato l’aceto. Il corpo del Cristo PortaCroce nella scultura di Michelangelo è modellato perfettamente nella sua resa anatomica, e originariamente era completamente nudo, con una nudità intesa dall’artista al pari di quella di un eroe greco, simbolo di verità ma anche di perfezione divina, e quindi riflesso della bellezza spirituale. Solo successivamente, a seguito dei severi dettami del Concilio di Trento di Papa Paolo III e Papa Pio IV (1545-1563), il corpo del Cristo PortaCroce di Michelangelo venne coperto con un drappo bronzeo dorato.
Sempre a proposito di successive aggiunte alla statua del Cristo PortaCroce, è da segnalare il piattello aggiunto sul capo della statua a mo’ di aureola; un’aggiunta barocca successiva, così come i raggi dorati che ne incorniciano il capo, voluti per adeguare l’opera al gusto devozionale dell’epoca, ma che invece di omaggiare il Cristo lo rende in qualche modo un po’ goffo. E ancora la scarpetta di metallo, aggiunta per proteggere l’opera dalla devozione dei fedeli, che sfioravano continuamente il piede del Cristo per chiedere grazia, causando logoramento della scultura.
Come nota finale segnaliamo che il Cristo PortaCroce di Michelangelo volge lo sguardo dal lato opposto rispetto alla croce, creando una torsione complessa ma efficace, sempre nel quadro dello studio di Michelangelo di nuove soluzioni compositive nella scultura, con riferimenti riconducibili sia al mondo antico che ad epoche successive. Uno studio innovativo e radicale per l’epoca, di cui vi abbiamo parlato nel nostro ultimo articolo, dedicato al Mosè di Michelangelo a San Pietro in Vincoli.
La statua del Cristo PortaCroce di Michelangelo è visibile al pubblico presso la Basilica di Santa Maria Sopra Minerva, una delle tappe del nostro tour delle Chiese di Roma, e di altri nostri tour e visite guidate a Roma e dintorni, in particolare nel nostro tour su Roma medievale e rinascimentale. Contattateci per informazioni e prenotazioni tour, e seguite il nostro blog per altre storie su personaggi, luoghi e leggende che hanno fatto la storia della città eterna.







